scritto da Marta Breuning alle 07:59
[mod] [del]
L'Umanesimo Alchemico
Ci siamo fatti un'idea sbagliata del periodo rinascimentale. E' stato un immenso laboratorio virtuale di idee filosofiche e spirituali che venivano poi "riprodotte" e "ricodificate" in immagini.
Dante è stato un pioniere nel riscoprire i percorsi di trasformazione dell'anima in coscienza morale e intelletto spirituale (il nous aristotelico), già sperimentati dall'alchimia orientale.
Gli artisti che operarono a stretto contatto con la gnosi francescana, vera e propria alchimia religiosa dell'anima, impararono ben presto a rivalutare gli scritti degli abati cistercensi vissuti tra l'11° e il 12° secolo, eredi invece dell'alchimia araba.
Ne venne fuori un complesso e articolato schema di proiezione dei sentimenti mistici dell'anima nelle figure cardine di Maria, della Vergine e della Madonna, considerate simbolicamente i tre stadi di trasformazione della materia psichica di matrice femminile (Transitus Mariae è un testo arabo del VII secolo dopo Cristo).
E' comprensibile che oggi i nostri sensi siano incapaci di cogliere gli elementi di verità trasmessi dai nostri artisti più celebri. Secoli di repressione, censura e indottrinamento cattolico ci impediscono di percepire un diverso modo di intendere l'esperienza umana, esistenziale, religiosa e spirituale.
E' paradossale che nella cultura occidentale ci siano più esperti di filosofia orientale, tantrica, buddhista o zen, che esperti di filosofia cristiana, come se il cristianesimo non fosse stato, in primis, una vera e propria filosofia dell'incarnazione dell'intelletto alchemico (il Figlio) nel cervello (il Padre).
Siamo così succubi del dogmatismo intellettuale papalino che nessuno ha più azzardato a considerare il Vangelo un testo alchemico. Eppure Bosch, Leonardo, Caravaggio e Velazquez avevano fatto intendere che Cristo era morto sulla croce per risorgere a un diverso stato di consapevolezza, comprensione e coscienza di sé.
La favola del Cristo alchimista è stata ricacciata nel subconscio collettivo e solo ogni tanto, di solito ogni 110 anni, avviene un significativo fenomeno di riscoperta dell'autentica identità umana e spirituale che origina dall'alchimia dei sentimenti corporei
Al cospetto delle infinite ingiustizie che siamo costretti a subire per colpa di istituzioni prive di qualsiasi morale cristiana (Pilato), l'Anima Occidentale (Cristo) non può che farsi flagellare e infine crocifiggere dalla prepotenza e dall'arroganza dei più forti. Da duemila anni la teocrazia cattolica sostiene la Legge dei più furbi e scaltri (pubblicani), dei più dotti e informati (scribi) e dei più falsi e bugiardi nel dire una cosa e nel compierne di nascosto un'altra (i farisei).
Credo che anche Durer sia giunto ad elaborare un giudizo morale sui contemporanei non dissimile da chi osserva la Realtà della politica italiana di adesso. Intorno a Gesù dodicenne, intento a spiegare i cinque stadi di trasformazione della Materia nella comprensione di Cristo (la Quinta Materia), Durer dipinge le abberranti facce di coloro che dovrebberio ispirare la vita pubblica, culturale (religiosa) e politica. Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti.
Marco Travaglio invece usa una metafora insolita quando, riferendosi alla richiesta di immunità per le alte cariche, afferma che la situazione non è dissimile da quella descritta da Orwell nel libro "La fattoria degli animali". Tuttavia il senso della metafora orwelliana è molto più affine per analogia a quella utilizzata da Durer nel dipinto di Gesù dodicenne.
Nella "Fattoria degli Animali" ci sono gli animali della Prima Materia (i maiali) che sono più uguali degli altri. Tra di loro (gli uomini della prima materia) si somigliano sempre, anche se svolgono funzioni diverse. Quando diventano potenti e reggono le sorti di un paese (i Dottori), non sono diversi, per moralità, dai "magnaccia", dai ladri e dagli usurai.
voglioscendere.ilcannocchiale.it/
TAG attualità (2), durer (9), umanesimo (1)
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05
lug2008
arte alchemicaPerchè siamo infelici...
scritto da Marta Breuning alle 10:35
[mod] [del]
"La Conversione di San Paolo di Caravaggio è il punto di partenza di una vera rivoluzione: quella per cui il mondo è visto non dal punto di vista dell'uomo, ma dal punto di vista del cavallo da cui Saulo è caduto. Sono presenti nella scena un vecchio e un cavallo che grazie all'intervento divino alza lo zoccolo per non calpestare Saulo, che ha perso il controllo della situazione tra lo stordimento della caduta e la folgorazione della fede..." (Sgarbi Vittorio)
Il punto di vista del cavallo è diverso da quello dell'uomo "politico", e per politico si intende lo sguardo finalizzato al raggiungimento di scopi che richiedono il superamento di "ostacoli","prove" e "confronti".
Nella mentalità corrente è sempre più diffusa la convinzione che il successo si possa conquistare addestrando la mente (il cavallo) a focalizzare la concentrazione sugli obiettivi, seguendo un percorso definito da progetti di pianificazione delle risorse disponibili, programmi e piani di fattibilità (il cavaliere).
La mente in effetti obbedisce ai comandi dell'io razionalizzatore, ma fino a un certo punto. Generata dai sentimenti corporei provati dall'anima (Maria), la Mente (la Vergine Maria) non può andare oltre i propri limiti neurobiologici. Così come il cavallo si rifiuta di saltare l'ostacolo, obbedendo all'istinto di sopravvivenza che lo costringe a regolare l'azione in base alla capacità cardiaca di "reggere lo sforzo", così la mente dell'uomo non può ignorare la dimensione psichica, emotiva ed esistenziale dell'esperienza. Esiste una bella diffenza tra il pensiero critico generato dalla razionalizzazione analitica delle risorse e delle potenzialità espressive, e la razionalità istintiva del "cuore", per cui tutto ciò che viene compiuto obbedisce alle leggi naturali dell'organismo "individuale e collettivo".
Vivere in armonia con se stessi e il mondo richiede una scelta. Di solito si dice che è sufficente ascoltare se stessi, i bisogni del corpo, le emozioni dell'anima, la voce della coscienza....fino ad evolvere nella percezione del Se, di cui il cavallo è l'emblema. Il punto di vista del cavallo coincide infatti con la percezione naturale di coloro che adeguano la funzionalità automatica del cervello alle "vibrazioni" del cuore. Prerogativa degli atleti, degli attori e degli artisti, la percezione del Se diventa a tutti gli effetti la manifestazione tangibile della capacità naturale dell'istinto (atleti), della pulsione psichica (attori) e della creatività (artisti) di modellare, controllare e modificare l'attività cerebrale in conformità alle "informazioni" proveniente da tutto il "sistema sensoriale " costituito dalla pelle, dagli organi e dalle ghiandole connesse attraverso i "nervi" al plesso solare.
Quanto più il "sistema sensoriale" è 'permeato" di anima emotiva (Maria), coscienza razionale (la Vergine) e intelletto creativo (la Madonna) quanto più l'atleta, l'attore e l'artista sono in grado di tradurre l'intelligenza muscolare, comunicativa ed espressiva (Il Mercurio/Bambino Gesù) in consapevolezza motoria, psichica e percettiva (il Se testimone). Il punto di vista del cavallo è possibile nel momento in cui il "cuore" diventa il punto vitale della mente e il punto nevralgico dell'intelletto dell'anima.
Saulo, interprete della razionalità finalizzata al raggiungimento prefissati dall'ego, intravede sulla "Via di Damasco" (la Via dell'introversione) l'immagine della croce, simbolo della possibile trasformazione del metabolismo cerebrale dell'ego negli istinti, pulsioni e desideri del Se. Che cosa avviene di fatto? Saulo non è folgorato da una fede astratta, ma dal "punto di vista" della mente (il cavallo) che origina dal cuore, per cui cade disarcionato per effetto di una improvvisa rivelazione che gli fa avere l'esperienza di essere cieco e impotente in rapporto alla Realtà.
La "scienza alchemica" descrive il fenomeno come una improvvisa ripolarizzazione dei due poli magnetici. Il polo sud del cuore diventa il polo nord del cervello e viceversa.
La conversione di Saulo in San Paolo è di fatto una conversione dell'energia mentale in energia magnetica attuata attraverso l'inversione dei nodi magnetici. La razionalizzazione delle azioni, dei gesti e delle parole imposte dal Se ha un effetto dirompente nella vita dell'individuo, al punto che San Paolo concluderà la sua vicenda "artistica" affermando di essere diventato una cosa sola in Cristo, emblema del Se Supremo (transpersonale), ovvero dell'individuo che rinuncia al proprio punto di vista per abbracciare una "visione universale" dell'esperienza umana e spirituale.
TAG caravaggio (20), percezione (7)
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07
lug2008
arte alchemicaDel perchè non conosciamo la verità...
scritto da Marta Breuning alle 15:27
[mod] [del]
Caravaggio, Incredulità di San Tommaso, 1600
Il naso di San Tommaso e il suo indice infilato nella ferita di Cristo sono entrati nell'immaginario collettivo come simboli di curiosità critica, di indagine empirica e di analisi razionale delle evidenze. Caravaggio aggiunge alla composizione un elemento dinamico che fa riflettere sull'effettiva capacità dell'intelletto razionale di comprendere la verità spirituale.
La composizione è strutturata all'interno di una croce ortogonale e compresa fra due diagonali che "toccano" i punti salienti del discorso filosofico ideato dall'artista. I quattro personaggi sono dipinti seguendo uno schema geometrico caro agli alchimisti del tempo. La croce infatti delimita i quattro quadranti che individuano non solo i quatto temperamenti, ma uno specifico codice di evoluzione dell'energia psichica, mentale e spirituale all'interno del "cranio/cervello". Per l'alchimia rinascimentale le funzioni cerebrali sono tra loro collegate secondo uno schema geometrico che viene "illuminato" progressivamente man mano che l'individuo evolve in consapevolezza sensoriale ( Tommaso infila il dito), percezione critica (l'apostolo osserva con attenzione la ferita), conoscenza razionale (l'apostolo più anziano osserva da un punto di vista più elevato) e infine comprensione spirituale (il Cristo mostra la ferita e guida la mano di Tommaso all'interno della "veriità").
Il dipinto affronta il tema della verità intesa come il risultato di una indagine razionale e oggettiva dei dati di fatto. La verifica empirica, diretta e personale delle informazioni, delle immagini e delle fonti scientifiche, storiche e culturali è il presupposto per contestualizzare ogni opera generata dalla mente umana. In particolare la verifica delle prove (la ferita) dichiara l'attendibilità delle parole di chi si propone come un "portatore di verità" . Per non farsi ingannare dai falsi profeti (o dalle opere propinate dalla new age) l'individuo deve evolvere la curiosità di Tommaso in percezione critica, riflessione razionale e infine nella comprensione intuitiva del Cristo, l'unica in grado di discriminare ciò che è vero, utile e proficuo per l'anima da ciò che è falso, dannoso e iniquo.
Questo processo di evoluzione delle facoltà critiche non è così facile come potrebbe sembrare. L'educazione scolastica non è sufficiente a sviluppare nell'individuo uno spirito critico poichè viene efatizzato l'analisi del testo rispetto allo studio delle immagini. Invece la realtà quotidiana è fatta di immagini che dobbiamo imparare a decodificare se non vogliamo commettere errori di valutazione e di giudizio e rischiare di cadere vittima della "percezione altrui".
Evolvere nella conoscenza dei simboli presenti nelle immagini riflesse dalla realtà, dai mezzi di comunicazione e di trasmissione del sapere significa comprendere la natura di "Matrix", ovvero il potere "occulto" della razionalità economica, politica e scientifica di mistificare la realtà, di proiettare sogni e bisogni, di suggestionare le masse e modellare la percezione collettiva attraverso simboli e modelli di successo.
TAG caravaggio (20)
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08
lug2008
arte alchemicaElogio dello psichismo femminile
scritto da Marta Breuning alle 20:42
[mod] [del]
CHAGALL, La sposa dai due volti, 1927
Dai tempi del Rinascimento l'immagine della donna descrive metaforicamente i processi di metafomorfosi della pulsione psichica, arteficie dell'irrazionalità dei comportamenti umani, nel "duplice volto" dell'anima in cui lo psichismo femminile si sposa con la creatività istintiva.
Le immagini degli animali descrivono invece stadi intermedi di trasformazione dell' energia psichica istintiva, gradualmente modellata dall'educazione, dalla riflessione, dall'autonalisi e soprattutto dai rapporti sociali e sentimentali.
Chagall dispone sulla scena i simboli della triplice trasformazione della consapevolezza sensoriale delle pulsioni (l'asina sulla sinistra) in consapevolezza critica dei comportamenti subconsci (la capra in piedi) e infine in consapevolezza razionale delle motivazioni che spingono gli individui ad essere folli e impulsivi (la donna con le mani sui fianchi posta sull'estremità destra del dipinto).
In forme non dissimili da quelle utilizzate dagli artisti del Rinascimento, Chagall utilizza le immagini simboliche per comporre una sua particolare "sinfonia musicale", metafora della capacità dell'anima creativa (la Sposa Bifronte) di esprimere i desideri del cuore (la parte sinistra del viso con il seno scoperto) e gli ideali morali, etici e spirituali assimilati dal sistema della cultura e della religione (la parte destra del viso coperto da un velo).
L'anima creativa emerge in ogni individuo che evolve nella consapevolezza di sè (la triplice metamorfosi dell'energia psichica istintiva) e nella conoscenza della "musica spirituale" composta dagli artisti, dai poeti e dai letterati (i tre musici) che ci hanno preceduto.
LA trasformazione naturale degli istinti si sviluppa all'interno di ogni essere che si predispone ad accogliere la bellezza dei sentimenti del cuore (il mazzo di fiori) e gli insegnamenti spirituali dei maestri, dei saggi e degli illuminati (Il ventaglio bianco descrive una raggiera con sette elementi, metafora delle sette virtù, dei sette sacramenti, dei sette chakra, dei sette stati di coscienza, ecc...).
Questo duplice orientamento, artistico e filosofico, ha il pregio di espandere la percezione della realtà e l'intuizione delle verità occultate sotto i veli, metafora delle illusioni, ma anche delle parole e delle immagini che mistificano la verità. Chagall dipinge, nascosta sotto una coltre di nuvole bianche, la falce crescente della luna al primo quarto, simbolo della prima dimensione creativa dell'esistenza sperimentata dall'artista che utilizza simultaneamente le facoltà creative e cognitive dei due emisferi cerebrali.
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09
lug2008
arte alchemicaSulla necessità della Dottrina....
scritto da Marta Breuning alle 15:30
[mod] [del]
Realtà (solfo), Verità (mercurio) e Bellezza (sale) sono considerati i tre elementi "chemici" necessari per realizzare l'Oro filosofale, punto di arrivo di una ricerca artistica e filosofica che ha origini antichissime.
L'Oro filosofale è la miniera creativa che l'artista scopre dentro di sé al termine di un triplice percorso di elaborazione della Pietra grezza (l'energia sessuale) in Elixir (desiderio di conoscenza) che si compie in tre Atti: purificazione/sublimazione (nigredo), trasmutazione/elaborazione creativa (rubedo), trasformazione/ esperienza cognitiva (albedo).
La Dottrina alchemica prescrive la Medicina (arsenico), la Cura (nitrato di ferro) e infine l 'Antidoto (l'antimonio) al fine di ridurre l'egemonia razionalizzatrice di Saturno e far prevalere la logica intuititiva di Hermes. Il tempo necessario per apprendere la Dottrina è chiamato Iosis (ingiallimento) della Materia cerebrale. Ciò significa che molti individui giungono ad esprimere la loro creatività naturale, ma pochi sono poi capaci di trasformare le loro opere in una autentica esperienza cognitiva. E' a questo punto che diventa necessaria la conoscenza dell'Arte (rinascimentale, moderna e contemporanea).
Di solito gli artisti del Rinascimento impiegavano nove anni per comprendere i segreti dell'arte. Il Maestro di bottega, dopo aver sottoposto l'allievo a prove di abilità tecnica e di resistenza mentale, iniziava a insegnare il significato simbolico di ogni immagine. Comprendere l'immagine elaborata dalla mente, propria o altrui, significa stimolare il "desiderio di conoscenza" (Ercole) ad andare oltre i limiti della ragione speculativa (le colonne d'Ercole)
Allo stesso modo la tecnica psicoanalitica contemporanea rielabora un percorso di conoscenza di sè già codificato dagli alchimisti che "ripescavano" dal subconscio o dall'inconscio onirico le immagini, i sogni e i simboli che "codificavano" i passaggi iniziatici della trasformazione della libido sessuale in "libido creativa" (Elixir rubeum) e "libido spirituale" di conoscere Dio (Elixir Album).
In un certo senso la "libido creativa" corrisponde alla capacità di Re Mida di trasmutare tutto ciò che tocca, pensa e immagina in Oro, sintesi di "Realtà, Verità e Bellezza".
La trasmutazione degli elementi concreti, materiali e mentali, in plusvalore è suscitato dal "desiderio di conoscere" la Materia psichica (la Pietra rossa) e la sua possibile trasformazione creativa in Materia mentale (la Pietra gialla) e spirituale (la Pietra filosofale)
Per l'Arte Alchemica orientale la trasmutazione dei fattori mentali inferiori (tamas/prigrizia, indolenza, apatia) in desiderio di conoscenza (rajas/attenzione, concentrazione, focalizzazione) e illuminazione della "Mente d'oro" (Sattva/intuizione, proiezione e immaginazione creativa) può avvenire compiendo un "percorso artistico" che non ha niente a che fare con le prescrizioni religiose della "rinuncia, dell'abbandono o della compassione" elaborate dall'Alchimia cattolica.
Il programma pedagogico dell'Arte Alchemica si sviluppa in tre fasi della durata di tre anni ciascuna:
1. Espansione delle qualità della percezione (Elixir Rubeum) fino alla definitiva "conversione" nello sguardo dell'Anima. Ciò avviene attraverso l'alchimia della percezione critica, sensoriale e razionale. Al termine di questa prima fase l'alchimista della II^ Materia percepisce una unica Realtà.
2. Evoluzione delle capacità di apprendimento attuata attraverso le modalità della percezione, della contemplazione e della meditazione. Il punto di arrivo è la comprensione delle verità nascoste, delle verità invisibili e infine delle verità spirituali che "emanano" ancora oggi dagli emblemi e dai giochi di coscienza messi in atto dalla libido creativa.
3. Trasformazione della coscienza ordinaria, influenzata dalla dualità insita nei meccanismi subconsci della percezione e della conoscenza, nella coscienza creativa di Re Mida e infine nella coscienza spirituale dell'Illuminato in grado di percepire e generare la Bellezza Universale (Venere in Taurus), simbolo di unificazione dei valori della bellezza e della ricchezza. della verità e della coscienza, della realtà materiale e di quella spirituale
"La Calunnia" dipinta da Botticelli traduce l'Atto dello Iosis in una unica rappresentazione allegorica. Re Mida deve affrontare i sette personaggi che gli sfilano davanti prima di giungere a trasformare "la calunnia", metafora dell' ignoranza partorita dalla libido materiale, nell'Oro della conoscenza alchemica.
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13
lug2008
arte alchemicaRaffaello: "Il sogno del cavaliere".
scritto da Marta Breuning alle 07:41
[mod] [del]
"Il sogno del cavaliere" è un dipinto realizzato da Raffaello (1504) in dimensioni minime (cm 17x17). Le opere di piccole dimensioni non erano fatte su commissione, ma rappresentavano per l'artista una tappa specifica lungo il percorso di esplorazione delle tre dimensioni di Matrix.
Nella filosofia alchemica rinascimentale l'universo è composto da tre mondi visibili e da tre mondi invisibili tra loro contigui, intrecciati e comunicanti. Al mondo della materia corrisponde la dimensione subconscia delle azioni concrete (Il cavaliere) dominate dagli istinti, dalle pulsioni e dalla libido. Il mondo degli affetti si nutre della dimensione inconscia delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti che influiscono sull'azione creativa (l'artista), mentre il mondo spirituale comunica i principi dell'azione mentale (il filosofo) attraverso la dimensione iperconscia di chi apprende il significato dei simboli, degli emblemi e degli archetipi (i tarocchi), a loro volta strumenti di analisi della dimensione visibile e invisibile.
L'azione del cavaliere è sempre diretta alla realizzazione dell'equilibrio, della giustizia e della verità nel mondo materiale, ma non è influenzata dalle leggi, dai dogmi o dalla cultura del proprio tempo. La coscienza del cavaliere ascolta solamente la verità che perviene attraverso l'iperconscio spirituale (il Se trascendente) nella dimensione inconscia del sogno.
L'individuo che scende da cavallo (la dimensione degli istinti e delle pulsioni governate dalla libido) e si "addormenta" sulla propria sella (la coscienza di sé), entra in contatto con le dimensioni interiori e cioè con il subconscio (l'albero di ulivo), l'inconscio (l'alloro) e l'iperconscio (la palma). Ciò può avvenire in uno stato di "assenza dell'io" che avviene spontaneamente nello stato di sonno (i sogni), di meditazione (le visioni) o di contemplazione delle immagini sacre (i piani di coscienza).
Il cavaliere di Raffaello, libero dai bisogni carnali e psichici, si addormenta sotto un albero di alloro ed entra in uno stato in cui è consapevole di essere una entità diversa dal corpo, poiché, come in meditazione profonda, sente di essere vigile (la coscienza) all'interno di un involucro di materia organica.
In questo stato di "liberazione" dalla "pesantezza" dei bisogni, il cavaliere entra nella dimensione inconscia di Matrix in cui domina il Principio della Virtù (la donna di sinistra con il libro e lo scettro) e della Voluptate (la donna che porge i fiori bianchi).
Ciò significa che la trasformazione della libido sessuale in amore, creatività e conoscenza "libera" l'individuo dallo stato di infelicità che si riflette nell'inconscio (parole, gesti e opere), proiettandolo invece in una dimensione di consapevolezza in cui dominano le esperienze della Virtù (temperanza, prudenza, fortezza e giustizia) e della Voluttà, ovvero del "piacere profondo" di essere se stessi, oltre ogni bisogno di apparire "diversi" da quello che l'anima esprime in ogni preciso momento della vita.
Il film Matrix è intriso di filosofia alchemica. Il protagonista deve decidere di prendere la pillola rossa (la via dell'azione) e sottoporsi ai "tre lavaggi ignei" di purificazione delle pulsioni (paura, ansia, incertezza), di trasmutazione dei fattori mentali (tamas, rajas e sattva) e trasformazione della coscienza individuale nella coscienza transpersonale (la navetta Nabucodonosor) in cui è possile agire attraverso i pensieri, le idee creative e le parole spirituali (il filo del telefono che collega la dimensione iperconscia con il mondo reale)
Come accade al cavaliere di Raffaello, anche Neo deve evolvere nelle qualità delle Virtù fisiche, psichiche, mentali e spirituali prima di diventare l'Eletto, il Cristo della nuova Era.
Penetrando nella dimensione dell'etere (la quinta materia) Neo riesce ad affrontare e sconfiggere Mr Smith, l'alterego che sviluppa le sue stesse qualità nel mondo dominato dalla prima materia (libido di possesso, egocentrismo, successo economico). Lo scontro non è reale, ma avviene nella dimensione della coscienza, nel mondo dei libri, delle immagini, dei giornali, delle riviste, di internet, a significare che il mondo si rigenera e trasforma se stesso attraverso la millenaria rinascita di un nuovo Cristo.
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15
lug2008
arte alchemicaLeonardo: "Leda e il cigno"
scritto da Marta Breuning alle 12:36
[mod] [del]
La vicenda mitologica di Leda è interpretata da Leonardo a scopi pedagogici. L'intento è di insegnare il funzionamento neurocerebrale della percezione psichica (la ninfa) quando questa si accoppia con la conoscenza simbolica delle immagini (il cigno) associate alle sensazioni, alle emozioni e ai sentimenti (il cigno è il simbolo della metamorfosi della percezione in intuizione)
Le metamorfosi di Zeus/Nemèsi
La storia ha inizio quando Dea Nemèsi, la regina dell'oscurità subconscia e quindi dei sentimenti irrazionali, fugge alla corteggiamento amoroso di Zeus, interprete della conoscenza intuitiva della verità. Zeus è curioso ed eccitato dai gesti, dalle risposte e dall'abbigliamento estroso della donna che per sua natura fugge da ogni tentativo di conquista. Ma la sua fuga rivela un percorso obbligato. Prima Nemèsi si immerge nelle acque profonde, metafora delle emozioni inconscie, e qui viene raggiunta da Zeus che si trasforma in pesce. Poi cerca la fuga nell'aria trasformandosi in oca, ma Zeus non desiste dall'inseguimento e diventando un cigno riesce a sedurla e ad accoppiarsi con lei. Il percorso evolutivo tracciato dalla mitologia è lo stesso compiuto da ogni individuo che evolve nelle qualità femminili ed è in grado di trarre insegnamento dall'ascolto delle sensazioni corporee, dalle emozioni del cuore, fino a giungere a a nominare i sentimenti (l'oca nel cielo, simbolo di avvertimento psichico)
La vicenda di Leda
Dalla consapevolezza psichica dei sentimenti (l'oca) nascono due coppie di uova, simbolo della generazione di un nuovo "metabolismo" delle informazioni provenienti dal mondo psichico. I messaggi provenienti dai rapporti umani non rimangono inascoltati, ma vengono trasferiti ai due emisferi "inferiori" (Castore e Polluce) per essere filtrati e analizzati, e poi trasferiti alal corteccia superiore (Elena e Clitennestra). Solo in questo modo le informazioni sensoriali possono diventare fonte di conoscenza della Realtà (il segno dei Gemelli) e della Verità (il segno dei Pesci). Zeus non ha bisogno di andare all'Università per imparare a riconoscere i segni, i simboli e i gesti che comunicano i giochi dell'amore, del potere o le strategie di dominio messe in atto dai più furbi ed astuti (i gemelli) o dagli specialisti del settore (i pesci).
Zeus può rimanere un cigno e sviluppare la conoscenza intuitiva delle immagini, a patto che le uova siano deposte ai piedi di Leda, la bellissima ninfa emblema percezione psichica cognitiva". A differenza di Nemèsi , che ancora non è in grado di riconoscere la varietà infinuita delle parole con cui identificare le sensazioni, Leda ha la capacità di percepire la realtà e la verità al primo sguardo.
Leda e l'erotismo
Zeus abbraccia Leda con tenerezza. L'unione erotica di Percezione psichica (Leda) e Conoscenza simbolica (Zues) permette alle uova, simbolo di consapevolezza sensoriale, di dischiudersi e di far emergere Castore e Polluce, i due fratelli gemelli che rappresentano le funzioni cognitive dei due emisferi cerebrali collegati al sistema della percezione.
Castore è abile nella lotta e nei combattimenti fisici e quindi, per analogia, abile nel confronto dialettico, nell'opera di persuasione e di convincimento che si dispiega attraverso la scelta accurata delle parole e delle inflessioni della voce. Polluce invece è bravissimo nel domare i cavalli, simbolo per eccellenza dei processi cognitivi di elaborazione del sapere che evolvono dalla conoscenza tecnica e scientifica dei fenomeni.
Ma perchè Leda è rappresentata senza vesti? La percezione psichica della ninfa, quando si accoppia con Zeus, la conoscenza intuitiva delle immagini, è l'interprete di ogni storia, trama o racconto erotico. Chi è in grado di associare a ogni "simbolo" presenti nelle immagini (il collo, le labbra, la pelle...) un significato emozionale (gemelli) e cognitivo (i pesci) riesce ad andare oltre la dimensione corporea e psichica imposte dalle pulsioni istintive. Leda è amata da Zues perchè ha il talento di trasformare ogni "oggetto, vestito o trucco estetico" in bellezza, seduzione ed erotismo.
Leda madre di Elena e Clitennestra
La percezione psichica cognitiva di Leda ha il dono di generare la Bellezza di Elena, la donna in grado di far perdere la testa a tutti gli eroi della Tragedia greca. Leda è assimilabile alla capacità degli artisti e degli stilisti di moda di tradurre in bellezza ciò che lo sguardo avverte nell'aria, quaale bisogno di metamorfosi istintiva dell'anima femminile.
Quando invece la percezione di Leda si rivolge agli aspetti conflittuali presenti nella realtà, ecco allora che entra in funzione Clitennestra, simbolo della nascita dei sentimenti morali che scaturiscono dalle offese e dalle violenze subite. Moglie di Agamennone, Clitennestra si vendica del marito che sacrifica la figlia pur di sconfiggere i troiani, tagliandoli la gola.
Sintesi
Leda è l'emblema dell'anima psichica che, per quanto ingenua e disinformata, è in grado di svelare istintivamente la verità attraverso una delle funzioni primarie della percezione: l'autoavvertimento psichico cognitivo. L'autoavvertimento psichico "avverte" la presenza dell'inganno e della manipolazione (Castore e Polluce), della bellezza e dell'oltraggio morale (Elena e Clitenenstra).
Le sensazioni fisiche sono il segnale d'allarme che avvertono la presenza degli aspetti deteriori di Hermes, protagonista in tutte le forme di comunicazione sociale, politica, economica o individuale. Il dipinto ha una funzione chiaramente pedagogica. L'anima psichica può evolvere in conoscenza simbolica della realtà se impara ad ascoltare le proprie sensazioni corporee ed avvertire, in forme corenti con la realtà, la presenza occulta dei simboli, delle parole e delle immagini che hanno la funzione di "alterare" il senso critico, la percezione sensoriale e l'analisi razionale dei fatti.
Ecco allora che "Castore e Polluce" (i due emisferi cerebrali) possono divenire alleati della percezione, poichè incrociando l'analisi delle immagini con la conoscenza dei simboli, degli archetipi e delle tecniche di manipolazione, è possibile per tutti indagare le verità volutamente nascoste allo sguardo.
Lo stesso concetto viene ribadito da Collodi nella favola in cui il burattino di legno, metafora di uno stato incompiuto di coscienza critica, viene ingannato dall'abilità oratoria del gatto (Castore) e dall'immaginazione intuitiva della volpe (Polluce). Ma questa è un'altra storia... adatta per coloro che si illudono, come Pinocchio, che le "monete d'oro" crescano sotto l'albero dei desideri.
TAG leonardo (16)
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16
lug2008
arte alchemicaCaravaggio: l'opera al nero
scritto da Marta Breuning alle 13:21
[mod] [del]
L'Opera alchemica
L'opera alchemica è una operazione artistica. Non si compie all'interno di laboratori chimici e neppure studiando il mistero delle cattedrali o i segreti di trasmutazione del piombo in oro. L'obiettivo dell'arte alchemica è di sviluppare la capacità di vedere la realtà, di espandere la qualità dell'intuizione di svelare le verità nascoste e di esplorare la potenzialità creativa e cognitiva della contemplazione di assimilare e rigenerare la bellezza.
Ogni fase dell'opera corrisponde a una esperienza creativa ben definita. L'arte nigrescente, rubescente e albescente circoscrivono i tre passaggi decisivi per diventare un alchimista dell'Arte. Alcuni artisti compiono solo una di queste opere, altri invece le attraversano tutte, fino in fondo. Caravaggio, ad esempio, tra il 1592 e i 1601 compie un tragitto iperbolico, diventando in poco tempo una mente straordinariamente creativa, mentre Raffaello e Durer solcano rapidamente tutte e tre le forme artistiche, esplorando in sintesi il tema della metamorfosi della coscienza.
L'Opera al nero di Caravaggio
La sfida più grande che un artista alchemico deve affrontare è quella di rimanere se stesso e nello stesso tempo negare se stesso. Caravaggio compie i tre atti di evoluzione della percezione, dell'intuizione e della contemplazione rimanendo fedele al proprio istinto creativo, naturalmente proiettato a tradurre in immagini le esperienze personali filtrate dalla consapevolezza delle proprie emozioni. La devozione verso la propria arte corrisponde alla devozione che il mistico nutre per il proprio Sè, la Persona divina capace di "accendere la fiamma del cuore".
L'amore per l'arte è amore del Se. Per questo suo modo istintivo di esplorare i temi della realtà, della verità e della bellezza, Caravaggio è il modello dell'artista che più di ogni altro dissipa l'energia fisica, psichica, mentale e creativa fino al totale annullamento dell'ego nella percezione della luce. Portando a compimento l'arte nigrescente, Caravaggio completa la Piccola Opera ed entra nella Grande Opera di trasformazione della mente creativa in coscienza creativa.
Tra il 1601, anno in cui dipinge la Conversione di Saulo, e il 1610, anno della sua morte, l'artista elabora il percorso iniziatico (l'Opera al nero) che conduce alla dissoluzione dell'ego della mente attuata attraverso la cancellazione del punto di vista personale (Golia), la rinuncia al proprio sapere intellettuale (S. Francesco) e alla definitiva "morte" della libido spirituale (la decollazione di Giovanni Battista - particolare nell'immagine).
L'Arte alchemica è di fatto un sentiero spirituale di trasformazione dell'energia creativa in coscienza e conoscenza del "cuore". Non è possibile una mediazione intellettuale poiché l'artista opera attraverso il se istintuale (nigredine), il se psichico (rubedine) e il se intuitivo (albedine), prima di rivelare dentro di sé la stupefacente capacità del "cuore" (il Sè cognitivo) di creare realtà, verità e bellezza.
La fede nel Se
Al termine dell'Arte alchemica avviene una "Trasfigurazione", ovvero il passaggio a un diverso stato di coscienza in cui l'atto di creare immagini diventa contemporaneamente un atto di conoscenza dei contenuti simbolici che segnano ogni stadio di trasformazione. Nulla viene fatto a caso. Tutto avviene, come nei sogni, secondo una logica evolutiva che trascende la volontà individuale. Avere fede nel proprio Se significa in definitiva ascoltare la propria percezione (a conclusione dell'arte nigresecente), credere nelle propria intuizione (al termine dell'arte rubescente) e aspettare con fiducia trascendente che il se intuitivo (Hermes)) si colleghi con la "fonte dell'ispirazione" (le frequenze provenienti dalla costellazione di Minosse (il Toro), emesse dalla pulsar M22).
Ars Chemica: L'Opera al nero.
Caravaggio: Educazione spirituale di un artista
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17
lug2008
Fondamenti dell'identità spiritualeCaravaggio: "Morte della Vergine"
scritto da Marta Breuning alle 09:14
[mod] [del]
CARAVAGGIO, Morte della Vergine, 1604
La vicenda
Quando venne esposto la prima volta nella cappella privata di Learzio Cherubini all'interno della chiesa di Santa Maria delal Scala a Roma il dipinto fu subito tolto e rifiutato. Caravaggio aveva dipinto la Vergine come una donna comune, con le gambe scoperte, gonfie e tumefatte dalla necrosi, ma non si sa se questa fu la vera causa del rifiuto. Di certo sappiamo che il l'opera suscitò un tale interesse nell'ambiente degli intellettuali e degli alchimisti romani che furono fatte molte pressioni perchè fosse esposta al pubblico prima del suo trasferimento a Mantova, presso la corte dei Gonzaga.
I motivi di tale interesse non sono connessi unicamente alla qualità dell'opera e all'originalità dell'impianto compositivo. Caravaggio era ormai noto a tutti per il suo stile e l'uso del taglio di luce proiettato sulla scena ad illuminare particolari significativi ed eloquenti. La composizione occulta nei volti dei personaggi un breve trattato psicologico sulla "morte e trasformazione" dell'anima psichica.
Per i filosofi del Rinascimento l'anima non è un prodotto pre-confezionato da DIo che si incarna nel corpo al momento della nascita, ma è il frutto di un graduale processo di metamorfosi dell'energia femminile (la pulsione) all'interno della struttura psichica composta di ghiandole, nervi, fluidi e sangue. Questa forma di conoscenza è ereditata dall'alchimia araba che descrive compiutamente tutto il processo di evoluzione della "materia" all'interno del "Transitus Mariae" , un trattato che diventerà uno dei testi più importanti del misticismo di San Bernardo, il fondatore dei Cistercensi (XII secolo).
Caravaggio dispone sulla scena i protagonisti che testimoniano l'avvenuta "morte e trasformazione" dell'anima psichica "attaccata" tenacemente al mondo materiale (la Vergine), a una nuova condizione in cui sono prevalenti le funzioni della riflessione, della calma e della meditazione (la Madonna che ascende al cielo). In precedenza gli artisti avevano rappresentato l'evento in forme più didascaliche e più fedeli alla liturgia cattolica o ortodossa. I pittori veneti del 1300 descrivevano il passaggio come una "dormizione", cioè uno stato di trapasso da uno stato di incoscienza simile al sonno, a uno stadio di risveglio delle potenzialità dell'anima di evolvere in consapevolezza critica, sensoriale e razionale.
Interpretazione
Caravaggio interpreta l'avvenimento in modo drammatico, seguendo una "ratio discorsiva" che può essere decodificata da chiunque osservi con attenzione i particolari dei gesti e delle espressioni. Intorno al corpo della Vergine ci sono tre personaggi minori, tra cui la Maddalena piangente, e i tre Apostoli. I personaggi minori si confrontano con le emozioni suscitate dallo 'psichismo irrazionale', per cui vicino ai piedi della Vergine c'è un uomo che si rifiuta di guardare e si mette le mani sugli occhi e sul collo, quasi a trattenere a stento la commozione; a fianco della Vergine c'è Maddalena china sul proprio braccio in atteggiamento di chi controlla la pulsione attraverso l'introversione, mentre in piedi, con la mano appoggiata sul mento, Caravaggio dipinge un altro uomo che assiste inerme all'evento, perplesso e dubbioso.
I tre Apostoli rappresentano invece uno stadio superiore di consapevolezza dei processi di metamorfosi dell'anima che conducono (inevitabilmente) a concepire la salvezza terrena dell'anima con la "Salus" , la salute psicosomatica. Per gli alchimisti "Salvezza e Salute" coincidono. Non c'è salvezza senza salute e non può esserci redenzione (evoluzione spirituale) se l'anima psichica (la Vergine) non evolve in anima razionale (la Madonna) e anima creativa (la Madonna del Magnificat). Questi tre stadi di evoluzione sono "testimoniati" dagli Apostoli, per cui il primo piange per l'emozione e si "stropiccia gli occhi" quasi a ribadire di voler aprire gli occhi sulla realtà; il secondo invece apre la mano destra e mostra le quattro dita per "informare" che non può esserci vera trasformazione senza la pratica delle quattro virtù cardinali, mentre il terzo , con le braccia conserte, dichiara che la pratica della riflessione critica, del dubbio e della'analisi razionale delle evidenze è lo strumento per trasformare rapidamente la pulsione in consapevolezza di sè, conoscenza del mondo e coscienza creativa.
L'Opera al Rosso
A dominare la scena c'è una grande drappo, simbolo dell'Opera al rosso immaginata dagli alchimisti rinascimentali. Mentre l'Opera al nero descrive i processi di trasformazione dell'istinto, della pulsione e della libido in amore, consapevolezza e rispetto di sè, l'Opera al Rosso sintetizza il percorso di metamorfosi dell'anima lungo un "Ottuplice Sentiero" non dissimile da quello codificato dall'alchimia buddhista.
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18
lug2008
arte alchemicaIntroduzione a Caravaggio
scritto da Marta Breuning alle 13:48
[mod] [del]
venerdì 18 luglio 2008
Introduzione al libro: "Caravaggio: educazione spirituale di un artista"
L'opera di Caravaggio descrive nel suo complesso quel processo di trasformazione della percezione, dell'intuizione e della conoscenza che caratterizza l'opera alchemica di chi privilegia l'esperienza personale, diretta e spesso sofferta, rispetto a forme di elaborazione delle immagini, delle impressioni e delle informazioni mediate dall'intelletto razionalizzatore.
Attraverso la pratica artistica Caravaggio realizza il percorso della Gnosi, e cioè della verifica in prima persona, di ciò che è contenuto sotto forma di metafora, all'interno dei testi sacri della tradizione spirituale di riferimento. Il percorso della gnosi caravaggesca non si compie attraverso lo studio preliminare della Bibbia o del Vangelo, ma principia dall'osservazione delle dinamiche evolutive innescate dall'energia psichica (la bile nera), creativa (la bile rossa) e mentale (la bile gialla) all'interno del sistema sensoriale.
Il metodo di Caravaggio, se così possiamo definirlo, è lo stesso praticato da Freud, Jung, Reich, Lowen e in genere da tutti gli studiosi della psiche umana, anche se l'oggetto di indagine è invertito; gli psicoanalisti studiano la natura umana attraverso l'osservazione analitica dei contenuti subconsci e inconsci della psiche e i processi di trasformazione dell'energia psichica in espressione simbolica delle pulsioni rimosse o inibite, mentre l'osservazione artistica di Caravaggio origina dalla propria natura psichica, creativa e intuitiva (il Sè istintuale) per sperimentare l'autenticità delle proprie intuizioni, per cui ogni sua opera si configura come una sintesi autentica della propria personale conoscenza.
La Gnosi caravaggesca
L'aspetto straordinario della gnosi individuale è che assomiglia in tutto e per tutto a quella di altri ricercatori, indipendentemente dalla cultura, dal credo e dalla società in cui vivono. Ciò significa che il corpo umano è in grado di genereare un sapere "universale" condivisibile,uguale in ogni essere vivente, presente ovunque, in ogni parte della terra, anche se si manifesta, esprime e codifica con linguaggi, immagini e simboli diversi e differenziati.
Sia Freud che Caravaggio scrutano l'anima umana, ma mentre Freud analizza le dinamiche psichiche partendo da una esperienza mentale di ciò che osserva, Caravaggio, come tutti gli artisti rinascimentali, indaga le dinamiche evolutive della propria natura e lo fa mettendosi alla prova. sia sul piano fisico e dell'azione creativa che su quello artistico e della percezione creativa.
Il sapere del corpo diventa vero e concreto quando l'individuo inizia a contenere la pulsione ad agire e, attraverso le funzioni della percezione, dell'intuizione e della contemplazione induce un intervallo di tempo in cui colloca la dimensione artistica della vita. Dal contenimento della pulsione psichica a soddisfare i bisogni che hanno origine dalla 'spinta' sessuale, alla vita contemplativa in cui è possibile manifestare l'arte della trasformazione della materia, il passo è breve.
L'Alchimia è quindi una prassi che origina dal "distacco dai sensi" inteso come osservazione di sé, dalla contemplazione dei pensieri generati dall'azione e dalla meditazione dei contenuti simbolici presenti in ogni forma di percezione consapevole delle immagini conscie e subconscie, inconscie e iperconscie (probenienti da una coscienza esterna al corpo). In fondo la "coscienza osservante" di cui parlano le scritture ebraiche, mussulmane e cattoliche non è altro che l'anticamera dell'Arte Alchemica, intesa come potenzialità dell'anima di evolvere se stessa indipendentemente dalle prove della sofferenza psichica, del dolore fisico e dell'espiazione del senso di colpa. L'arte alchemica non richiede nessun sacrificio, né la pratica di alcuna disciplina, anche se il contenimento della pulsione psichica (il sangue/seme femminile) e sessuale (lo sperma/il seme maschile) richiede un minimo di autocoscienza e capacità di procastinazione nel tempo futuro la soddisfazione dei bisogni.
La filosofia di Caravaggio
Nella terminologia dell'alchimista che studia la materia umana a partire dall'esperienza diretta e dall'osservazione attenta e scrupolosa della vita interiore, il corpo è il "Sè fisico", unità organica in grado di contenere, organizzare e sintetizzare la manifestazione biologica e culturale (epigenetica) degli istinti (il se istintuale), delle pulsioni (il se psichico) e della libido (il se mentale materiale). Il corpo è una unità vivente che sperimenta la vita attraverso l'azione e si adatta ad essa sviluppando le qualità critiche, sensoriali e razionali della percezione.
L'essere vivente, non diversamente dall'animale, conosce la natura rispondendo con l'azione alle sollecitazione dei bisogni biologici indispensabili alla sopravvivenza, ma a differenza della perfezione biologica dell'animale, l'homo sapiens è dotato di un corredo biologico inadeguato per vivere nello stato di natura e attinge al sapere istintivo peculiare del corpo femminile, specializzato nella percezione e nel conseguente adattamento alle condizioni contingenti. Il mito della nascita di Eva, simbolo del corredo biologico femminile, è quindi riletta dalla Gnosi rinascimentale come origine di un processo di integrazione delle facoltà della percezione istintiva all'interno di un progetto filosofico e spirituale che individua "quattro stadi" di trasformazione dell'identità sessuale: l'ermafrodito, l'androgino, l'androgino rebis e il Rebis.
Non è possibile comprendere l'opera di Caravaggio se non si conoscono a fondo i principi filosofici che ispirano tutta la sua opera. Anche nella mitologia greca Azione (Marte) e Percezione (Venere), Azione estetica (Apollo) e percezione simbolica (Diana), strutturano una serie di archetipi universali in grado di dipanare la matassa subconscia (il filo di Arianna) generate dagli istinti, dalle pulsioni e dalla libido "irrazionale" (il Minotauro), e cioè priva delle "ragioni del corpo" che hanno fondamento nel corpo femminile.
Gli alchimisti del Seicento sintetizzarono la Gnosi in una breve frase: "Del Maschio e della Femmina, e avrai la Pietra dei Filosofi" e tracciarono sul muro di mattoni, metafora della costruzione della coscienza alchemica, un cerchio che racchiude il corpo nudo di Adamo (Il Sè fisico) ed Eva (il Sè psichico). L'Arte di Caravaggio esplora attraverso le potenzialità percettive del Sè psichico, chiamata la "Nostra Donna" dagli alchimisti, i tre campi d'indagine concessi al "filo del Se" che si congiunge mediante l'unione "alchemica" di Azione simbolica (il Re) e Contemplazione simbolica (la Regina).
Dopo aver meditato abbastanza su questa semplice e sintetica premessa l'artista può intuire il senso della Grande Opera realizzata da Caravaggio e affrontare con sufficiente cognizione di causa lo studio delle "Dodici Chiavi de la filosofia" sintetizzate da Frate Basilio Valentino verso la metà del Cinquecento.
Caravaggio è forse ispirato dagli scritti di Frate Basilio. Non si può averne una certezza assoluta e tuttavia non serve a nulla poterlo dimostrare. E' interessante tuttavia riscontrare che "Arte e Filosofia" sono sempre stati fonte di ispirazione una per l'altra. Infatti se consideriamo la Filosofia come una forma di azione simbolica (il Re) con cui la Coscienza opera nella Realtà, e l'arte come un esercizio specialistico realizzato dalla Percezione Simbolica (la Regina), è ragionevole ipotizzare che la "Prima Chiave" di Frate Basilio possa aprire a nuove e inaspettate suggestioni.
A questo punto non resta che porci la domanda su quale possa essere la Filosofia del XXI secolo in grado di ispirare una nuova corrente di artisti alchimici. La risposta è sempre la stessa da millenni. La "filosofia del Sè" è l'unica in grado di porre fine definitivamente alle illusioni suscitate dalla religione e dalla scienza. Non può esserci una fede nel Dio trascendente (il Se universale) se non si conquista una fede certa nelle funzioni liberatrici del Dio immanente (il Se individuale). Fino a che non avremo compreso il "ruolo salvifico" svolto dall'Arte, non potremmo concepire e sperimentare nessuna vera esperienza di trasformazione fisica, materiale, sociale e spirituale di noi stessi e della società in cui viviamo.
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20
lug2008
Fondamenti dell'identità spiritualeLa spiritualità di Caravaggio
scritto da Marta Breuning alle 09:27
[mod] [del]
Arte, Filosofia e DIscriminazione
Nel Rinascimento Arte e Filosofia rappresentano due modi diversi, opposti ma convergenti, di una medesima ricerca spirituale che si intreccia in particolare su tre temi: la consapevolezza di ciò che è Reale, la comprensione della Verità e l'esperienza della Bellezza quale strumento di salvezza dell'anima e di redenzione dell'io. Mentre l'artista è ispirato dalla bellezza delle parole dei filosofi greci, latini e contemporanei, il filosofo, procedendo per intuizione, percepisce nelle immagini dell'arte il riflesso di una verità trascendente che si trasmette attraverso il "lumen", unità di misura della vibrazione, dell'intensità e della brillantezza della luce. Artista e filosofo si trovano così a salire la stessa "ruota" da due parti opposte, ma convergenti verso la sommità in cui domina l'Angelo della Discriminazione (la XXII lama dei tarocchi)
Il cristianesimo pagano
Verso la metà del Quattrocento la riflessione filosofica e artistica si concentra in particolare sulle divergenze esistenti tra il Cristianesimo ortodosso e quello cattolico, tra il Cristianesimo delle origini e l'influsso spirituale proveniente dai testi alessandrini del I° secolo d. C. che sintetizza elementi spirituali di matrice egiziana, caldea e persiana. Marsilio Ficino opera una sintesi suggestiva di tutte le fonti letterarie provenienti da Costantinopoli che si rivela proficua per introdurre nella cultura antichiericale del suo tempo una concezione "pagana" del Cristianesimo, completamente in antitesi con il dogmatismo cattolico.
Il Cristianesimo pagano potrebbe essere oggi definito come radicale espressione laica, pragmatica e realista della volontà finalizzata al raggiungimento della felicità sulla terra. Il paganesimo di Ficino si configura come una forma evoluta di sincretismo che mira a una redenzione priva di fede, e cioè priva di un sistema teologico o un sostrato religioso di riferimento. Inteso come pura espressione dell'intelletto dell'anima libera da vincoli fideistici, da sensi di colpa o dal timore di subire punizioni ultraterrene, il cristianesimo pagano non ha bisogno di eleggere un papa, di fondare chiese o di formulare una dottrina universale.
Il cristianesimo gnostico
Tale convinzione si rafforza verso il 1330 quando l'esperienza di Francesco d'Assisi dimostra diffusamente la possibilità di rivivere l'esperienza corporea della croce, della morte mistica e della ressurrezione della carne finalmente libera dalla libido, dimostrando che la vicenda descritta dal Vangelo è solamente una tappa di transizione verso una più completa e realistica esperienza di pace e felicità sulla terra. E' nel contesto della visione personale di Dio, percepito in stati di profonda meditazione, contemplazione e assorbimento di sé nella pratica quotidiana, che si fa strada la convinzione che il Cristianesimo sia a tutti gli effetti la "realizzazione" del "divino interiore" attuata attraverso l'applicazione personale di un "metodo", ovvero del "cammino di salvezza".
Che poi il "methodos", già praticato in forma liturgica nel cristanesimo ortodosso, diventi "technè", è un pericolo a cui non sfugge nessuna religione. Anche il paganesino di ispirazione cristiana che si diffonde in tutta Europa attraverso i Catari, gli Albigiesi e molte altre sette poi 'sterminate" dallla Santa Inquisizione, non può non degenerare nel ritualismo magico e nella superstizione quando ricerca forme di realizzazione collettive e sociali, ma il vero Cristianesimo, quello della Gnosi individuale, così come la liturgia autentica, sono molto lontani da tali esagerazioni.
Il Cristianesimo gnostico propone infatti un'idea di salvezza diversa da ogni tipo di religione. La salvezza non è una astrazione, ma un atto molto reale, mediante il quale l'uomo raggiunge la sua pienezza, l'Assoluto. La salvezza richiede la realizzazione di una "Grande Opera" in cui non si vuole perdere nulla di ciò che è propriamente umano (istinto, desiderio, volontà), né lasciare nulla senza integrare (materia nello spirito e spirito nella materia). L'azione salvifica diventa "culto dell'azione" istintiva, psichica, mentale e creativa, per cui decidere di agire, o di non agire diventa un atto di integrazione di tutto il nostro essere per farlo giungere alla meta.
Il Cristianesimo gnostico si configura quindi come un processo di materializzazione (di incarnazione) della "psiche, mente, coscienza, intelletto" (il Figlio) all'interno del cervello (il Padre), inteso come sostrato biologico in cui tutto ciò può avvenire. Fino a qui nulla di strano, se si pensa agli sforzi con cui un individuo giunge a padroneggiare con i pensieri la propria coscienza e a disporre del proprio intelletto. Ma la grandezza del cristianesimo sta proprio nella rivelazione della presenza di un altro elemento che è l'origine e la fine della Trinità. Infatti non può esserci salvezza attraverso gli atti del semplice intelletto o della semplice volontà, perché non si tratta solo di salvare la volontà o l'intelletto, né tantomeno l'anima, bensì l'uomo intero e tutto il cosmo.
Ai tempi di Caravaggio circolava un detto: "Solo un Dio può adorare un Dio", a significare che il "Figlio" doveva diventare della stessa sostanza del "Padre" attraverso la trasfigurazione del corpo dell'adorante. L'atto di trasfigurazione del corpo rappresenta, in sintesi, il "cammino della salvezza" del cristianesimo gnostico, impossibile da realizzare con l'intelletto razionalizzatore, speculativo, erudito o per mezzo della volontà sostenuta dalla "libido" di evolvere nella coscienza spirituale. La trasfigurazione del corpo non è un progetto consapevole, ma diventa un processo "automatico e inarrestabile" nel momento in cui la "volontà dell'ego" cede il passo alla "volontà dell'anima" (la Vergine dell'Annunciazione) di essere fecondata dallo Spirito Santo, ovvero dalla "Luce" (il "lumen" di Leonardo) proiettata dalle parole, dalle immagini e dai gesti che contengo i "semi" della "Trinità terrestre" (Realtà, Verità e Bellezza), riflesso di una "Trinità celeste" presente all'interno della molecole d'aria (1/5 di ossigeno, 4/5 di nitrogeno e "collante")
La comprensione del "mistero della Trinità" sarebbe sufficiente a far vacillare qualsiasi dogma papalino, poiché la sua rivelazione metterebbe fine ai principi dell'interpretazione cattolica della figura di Cristo. Non può esserci infatti nessuna salvezza in nome di Cristo se l'individuo non realizza concretamente la "trasfigurazione" della Materia all'interno del corpo. E' a questo punto del "methodos" che è indispensabile comprendere il ruolo salvifico della Vergine, simbolo dell'energia mentale in grado di sostenere le azioni del figlio (l'Io) nella sua evoluzione attraverso la consapevolezza, comprensione e conoscenza di sé, fino alla sua irrinunciabile dissoluzione nelle tre croci del Calvario (la sommità del cervello). Non ci può essere evoluzione nel "culto dell'Azione" se l'energia ristagna nel fondo psichico subconscio, se si diletta nella ricerca dei piaceri sensoriali e se permane in uno stato embrionale, posizionata al di sotto dell'ombelico.
Praticato in questa diversa ottica, il cristianesimo smette di essere gnosi e diventa viva intuizione filosofica che il mondo, attraverso la mediazione di Maria, è già stato vinto. Il cristianesimo di Agostino, di Meister Eckhart e infine dei monaci cirstercensi, cultori dell'alchimia araba, intuisce che Maria Mediatrice, Regina di Salvezza, è il fulcro di ogni azione, poiché raprresenta la "Potenza" in grado sostenere la trasformazione interiore. La trasfigurazione della Prima Materia (istinti, pulsioni, libido e volontà egocentrica) nel "Corpo di Cristo" avviene in Quattro Atti opponendo, una dopo l'altra, le Potenze femminili ai consueti e prevedibili "rituali" celebrati dall'azione maschile.
La spiritualità caravaggesca
Al termine dei Quattro Atti di "culto", l'azione fisica cede il posto alla percezione, l'azione psichica alla riflessione, l'azione mentale alla contemplazione e l'azione creativa alla meditazione. Gli effetti di questa sostanziale trasfigurazione "somatica" nel "corpo di Cristo" (chiamato "soma" da San Paolo) si riflettono in una diversa considerazione delle finalità esistenziali. Il fine dell'uomo non sta nel futuro, ma nel presente ed è penetrando nel presente ("Maria" perfora i i nodi del cuore e li scioglie uno ad uno) che si raggiunge il nucleo sempiterno dell'essere umano (il cuore di Cristo). Non si giunge alla perfezione per accumulo, ma per semplificazione; la vera scienza (sapienza) non si conquista conoscendo molte cose ma dimenticandole; la felicità non riposa nel possesso ma nell'essere posseduto (dall'energia spirituale), non nell'amare ma nell'essere amato (da Dio, sintesi di corpo, cuore e cervello).
Il cristianesimo di Caravaggio non è concentrato tanto nell'inquietitudine del cuore o nella ricerca di Dio quanto nell'incontro con lui che avviene per mezzo di una azione di "culto" creativa: l'Arte. Non si tratta di giungere fino a lui, ma di scoprirlo dentro di sé. L'ultimo fondamento della sua gnosi consiste nel riposo pieno e totale nell'Essere (il Cristo di Emmaus), attribuendo un ruolo secondario al coacervo delle volizioni e dei pensieri. Rimanere assorbito nel proprio atto creativo per lungo tempo conduce Caravaggio a percepire le verità del Cristianesimo autentico, quello che guarda in faccia la Realtà, che indaga sulle verità occultate dal potere, che assimila e rigenera bellezza, giorno dopo giorno, come nel respiro.
In secondo luogo la redenzione caravaggesca non si ferma qui, va ben oltre: una volta abbandonatosi all'Essere, abbandona lo stesso Essere e rinuncia a lui (il Karma), perché altrimenti non sarebbe possibile realizzare l'unione assoluta con la "Trinità celeste", fonte di ispirazione creativa e garanzia di liberta. In questo ultimo atto di separazione dal proprio carattere, dall'identità del nome, dall'individualità dei sentimenti e dalla personalità sociale si compie il trapasso a una nuova vita. La coscienza individuale si allontana dal corpo ed "esplode" nell'etere in quanto testimonianza della realizzazione. Una stella si accende nel firmamento. Caravaggio
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21
lug2008
psicologia della percezioneL'Ermafrodito che è dentro di noi.
scritto da Marta Breuning alle 19:11
[mod] [del]
La conoscenza sensoriale
Conoscenza non è certo erudizione. La conoscenza "corporea" procede infatti dall'esperienza/azione, e dalla percezione/contemplazione. L'atto di conoscere è figlio (il frutto) primario dell'emozione della madre (il seno di Maria) e della razionalità logica del padre, che però deve asternersi da ogni forma di interferenza (Giuseppe, il padre putativo). Giuseppe si astiene dall'interferire poiché l'intuizione (il Bambino Gesù) si deve nutrire del latte della Vergine (il lac Virginis), metafora di un processo mentale di sintesi delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti percepiti dal corpo, per poter crescere e diventare Gesù, "figlio dell'uomo" (la conoscenza logica) e poi Cristo,"figlio di Dio" (la conoscenza simbolica).
Caravaggio giunge a questa sintesi nel 1595 realizzando la "Fuga in Egitto", a conclusione del primo Atto dell'Arte nigrescente (la nigredo della percezione critica) in cui si concentra a risolvere una delle operazioni alchemiche più difficili e cioè (1+2+3+4=10).
Il senso dell'operazione è da rintracciare all'interno della psicologia alchemica che afferma un principio rimasto sepolto sotto la cenere per molti secoli:
"A un mutamento delle modalità della percezione (1) corrisponde un mutamento della qualità dell'intuizione (2) che influisce sulle proprietà della conoscenza (3) che a sua volta determina un mutamento della coscienza di sé (4) a cui corrisponde infine un mutamento del senso di identità (5x2=10).
La prima scoperta di Caravaggio è che lo sviluppo delle facoltà cognitive perseguite attraverso la propriocezione emotiva dei sentimenti corporei (la Via Umida) conduce a uno sdoppiamento del senso di sé in due identità (5x2) capaci di interpretare la Realtà secondo due modalità tra loro complementari. Da una parte c'è il soggetto impegnato nell'azione di vedere (maschile), e quindi di separare chi conosce (il conoscitore) da tutto il resto (il conosciuto). Dall'altra evolve invece l'intuizione di chi si identifica con il vissuto e le proprie emozioni (il femminile) e realizza di essere "uno" con tutto ciò che vede, sente e conosce attraverso i sensi, così che la sua identità passa dall'isolamento all'integrazione per cui, alla fine, conoscere la Realtà significa scoprirsi identici ad essa.
L'ermafrodito
Nel 1593 Caravaggio giunge a risolvere l'operazione algebrica (suggerita da un frate francescano calabrese discepolo di Gioacchino da Fiore) e dipinge il "Fanciullo con canestro di frutta". Il fanciullo è l'emblema di una nuova identità che è maschile quando esercita l'attività di vedere, ma femminile quando esibisce senza pudore le sensazioni (le foglie),le emozioni (l'uva) e i sentimenti del cuore (le mele, le pesche, le susine, il melagrano). Il fanciullo rappresenta quindi un primo livello di integrazione delle facoltà della percezione "femminile" all'interno del metabolismo cognitivo "maschile" che si concretizza nell'identità dell'Ermafrodito, emblema spirituale di chi realizza la fusione delle qualità percettive di entrambi i sessi.
L'Ermafrodito individua uno stadio superiore di consapevolezza delle parole e delle immagini che strutturano la Realtà visibile ( i fatti) e invisibile (i sentimenti umani). Ma la Realtà non è una immagine, non è una mappa, è il "Territorio", è il campo d'indagine in cui si proietta il desiderio dell'anima di costruire un mondo dominato da significati sensibili al corpo.
In un dipinto è possibile inserire la Mappa di un territorio, ma non la Realtà, e a Caravaggio non rimane che collocare l'Ermafrodito all'interno di una struttura triangolare, a rimarcare con chiarezza di aver messo un "segno" forte nella Mappa, per comunicare il suo passaggio all'interno del Terristorio spirituale (la Realtà alchemica) che sia riconoscibile da tutti (i veri alchimisti).
La Realtà non può essere comunicata verbalmente. A tale proposito i taoisti ripetono: "Coloro che sanno non parlano; coloro che parlano non sanno". La Realtà è un Territorio costellato di simboli che possono essere colti durante il mutamento dell'identità ermafrodita e androgina. L'esperienza artistica (ermafrodita) e l'alchimia dell'arte (androgina) si colloca all'interno di questo orizzonte. A tutti gli altri esseri che si identificano nel proprio sesso, la strada è preclusa
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22
lug2008
psicologia della percezioneL''Androgino prossimo venturo
scritto da Marta Breuning alle 20:49
[mod] [del]
La tecnica alchemica
L'evoluzione spirituale di un individuo è un concreto processo di "trasfigurazione" della materia biologica (istinti), psichica (pulsioni) e mentale (libido) che si compie generalmente attraverso una azione "rituale", prima "manuale", poi "artistica" e infine cognitiva. Agendo prima con le "mani" (mudra), poi con il "cuore" (yantra) e infine tramite la "lingua" (mantra), l'alchimista provoca il risveglio dello "Spirito Santo" , metafora di un concreto collegamento funzionale tra i due emisferi cerebrali quando l'attenzione (la mente silente) rimane "sospesa" sui movimenti della mano intenta a lavorare su un oggetto (ad esempio la modellazione di un vaso).
In questo caso il collegamento mano/occhio produce una connessione significativa tra i due emisferi cerebrali che elaborano sinesteticamente i valori della forma e dell'armonia, i valori funzionali e quelli estetici, ecc...
La connessione neurologica stimolata dalla mano/percezione (marte/venere) e indotta dall'attenzione (mercurio) attira lo Spirito Santo (l'ispirazione creativa) trasmesso da una realtà psichica (la mente di Zeus) in grado di comunicare in forme subconscie, inconscie e iperconscie con il mondo degli Dei (gli archetipi).
Il metodo e la prassi
Lo scopo dell'artista è di attirare, attivare e generare lo Spirito Santo utilizzando i talenti corporei (la manualità e la percezione), le abilità mentali (la parola e l'immagine) e le qualità sensoriali (creatività dell'anima e conoscenza sensoriale). Questo triplice processo di compenetrazione delle funzioni cerebrali è definito nel linguaggio alchemico dall'unione di "Marte e Venere" (l'ermafrodito), di "Mercurio e Venere" (l'androgino) e di "Venere con Vulcano" (il Rebis). L'unione è veramente possibile quando l'artigiano, l'artista e il ricercatore si "autosospendono" dal carattere personale, dall'individualità e dall'identità sociale e culturale e sviluppano le doti peculiari del "Livello mentale" (attenzione, concentrazione e focalizzazione) dove possono accadere i fenomeni dell'immaginazione creativa (l'arcangelo Gabriele), dell'ispirazione creativa e cognitiva (la colomba bianca) e dell'intuizione cognitiva e spirituale (le fiammelle della Pentecoste).
Il livello mentale
Come dice Lama Govinda, "il livello mentale non può essere raggiunto attraverso la creazione di convinzioni, ideali o scopi basati sul ragionamento, ma solo attraverso la penetrazione consapevole di quegli strati della nostra mente che non possono essere influenzati dall'argomentazione logica (i tuoni di Zeus) e dal pensiero discorsivo (i fulmini di Zeus). Tale penetrazione e trasformazione è possibile solo grazie alla forza irresistibile della visione profonda, le cui immagini primordiali o "archetipi" sono i principi formativi della nostra mente: come semi tali immagini affondano nel terreno del nostro subconscio, per far germogliare, crescere e sviluppare le loro potenzialità." (Fondamenti del misticismo tibetano)
Di simili immagini primordiali Jung dice:
"Esistono tanti archetipi quante sono le tipiche situazioni della vita. L'infinita ripetizione ha scolpito tali esperienze nella nostra struttura psichica, non come immagini riempite di contenuto, ma, inizialmente, solo come forme prive di contenuto, le quali rappresentano semplicemente delle possibilità di percezione e di azione. Quando si verifica una situazione che corrisponde ad un dato archetipo, quell'archetipo viene attivato...."(Jung, La struttura della psiche).
L'aurea Apprehensio (o corpo mentale)
Le vicende umane e creative degli artisti rinascimentali si intrecciano senza sosta
perché era sufficiente l'incontro con un maestro, un cardinale, un frate, un mistico o la semplice contemplazione dell'opera di un contemporaneo ad innescare (per sincronicità) l'attivazione di un archetipo "dormiente" negli strati profondi della psiche.
Il fenomeno era ben conosciuto e dibattuto in ambito mistico, poiché si discorreva tra gli eruditi delle congregazioni ecclesiastiche quale fosse il temperamento spirituale più adatto a ricevere l'impronta di Cristo.
Il suonatore di liuto
Caravaggio porta il ragionamento sul piano dell'esplorazione artistica dell'archetipo. Nel 1596 , due anni dopo aver realizzato il fanciullo/ermafrodito, l'artista dipinge il suonatore di liuto/androgino, emblema di uno stadio evoluto di sintesi creativa tra "parola e musica", "poesia e immagine", "filosofia e concerto di significati". La fonte di ispirazione sono sempre le emozioni del cuore (il vaso di fiori), ma anche la consapevolezza di essere finalmente in grado di evolvere negli strati profondi della mente in forme sempre più sottili, logiche e translogiche (le due pere in primo piano illuminate dalla luce).
L'androgino segna la seconda tappa evolutiva dell'identità alchemica, emblema della congiunzione cerebrale degli opposti, del maschio (emisfero sinistro) e della femmina (emisfero destro). In uno stato di completa concentrazione l'artista/musico inizia a interpretare lo "spartito del Sè", metafora di una disposizione creativa di simboli, metafore e allegorie che descrivono l'eterno gioco della coscienza universale (l'inconscio collettivo).
L'energia evolutiva dello Spirito Santo
Alla luce delle scoperte di Jung è possibile comprendere una delle verità del tantrismo: "Nel cervello umano non solo gli istinti primari (la parte anteriore del corpo)
sono preformati, così come le immagini primordiali che da sempre sono alla base del pensiero umano (Jung), ma esiste un Istinto evolutivo (l'energia kundalini attiva nella parte posteriore del corpo) preformata al concepimento in grado non solo di portare a compimento il programma biologico definito dalla struttura genetica del DNA, ma anche di illuminare il cervello (Spirito Santo/Kundalini Shakti) ogni qualvolta la libido dell'ego (la parte anteriore) cede il posto alla libido dell'anima (la parte posteriore) di conoscere la verità attraverso i talenti corporei, le abilità mentali e le qualità creative e cognitive dell'anima.
Ecco allora che la congiunzione alchemica dei due emisferi cortocircuita l'egoicità e innesca il fenomeno dell'immaginazione, dell'ispirazione e dell'intuizione creativa e cognitiva in grado di tradurre la disposizione ordinata degli archetipi in emblemi in grado di descrivere il processo di trasformazione della materia.
Un artista (anche un blogger) diventa androgino quando è in grado di comunicare il proprio percorso artistico/spirituale secondo regole che vengono recepite dall'osservatore e dal critico in forma subconscia, segno che l'opera (o il blog) "parla " all'anima e soddisfa (almeno parzialmente) il suo inesauribile desiderio di amore, verità e bellezza.
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23
lug2008
psicologia della percezioneDavide e Golia, Atto Primo
scritto da Marta Breuning alle 21:02
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Golia, l'archetipo dell'intelletto egopatico
Jung riteneva che l'attivazione di un archetipo producesse risultati patologici solo se l'individuo si rifiutava di cooperare con esso, elaborandolo ed amplificandolo, cioè se si rifiutava di stabilire una relazione consapevole con le immagini e i miti che esso evocava, cercando un significato valido per sé. Se invece egli collaborava con l'elaborazione dell'archetipo, questo poteva fornire una guida efficacie, benefica e significativa per la sua vita.
Jung considerava gli archetipi come una specie di "istinto mentale primitivo", il quale come tutti gli altri istinti o bisogni, se seguito può dare soddisfazione, se negato può generare nevrosi. La dimensione archetipale generalmente rimane contenuta nella sfera onirica. E' sempre presente latente in tutti i sogni, anche i più strani, ma diventa espressiva se amplificata da stati di tensione e di introversione psichica.
Nell'alchimia orientale lo stato di introversione dell'energia fisica, psichica e mentale stimolato dall'immobilità corporea assunta nelle posizioni dello yoga, provoca l'annullamento del dualismo ego/anima e il risveglio dell'istinto mentale primordiale, il serpente kundalini che giace "addormentato" alla base della colonna vertebrale. Mentre le pratiche dello yoga (alchimia dell'anima) possono stimolare la sàkti, l'energia luminosa della Kundalini risvegliata (Ermete), la pratica del Tantra (Arte Alchemica o Alchimia della coscienza), quotidianamente praticata dall'artista durante le fasi di introversione creativa dell'energia sessuale, si traduce in un effettivo "viaggio di conoscenza" della verità umana attraverso gli archetipi.
L'Odissea di Omero rappresenta il modello classico dell'Arte di evolvere in coscienza amplificando la comprensione degli archetipi per mezzo di immagini oniriche, mitologiche o visioni iperconscie. Odisseo è Nessuno, metafora di una precisa volontà di annullare l'azione per privilegiare la percezione, di zittire il pensiero in favore dell'intuizione e di azzerare ogni forma di speculazione verbale al fine di seguire il filo della contemplazione (Penelope) intesa come arte di "elaborazione consapevole degli archetipi".
Caravaggio segue istintivamente il "filo della conoscenza" attraverso un istintivo dispiegamento di archetipi che, come per per magia e inspiegabile sincronicità, si impongono alla sua attenzione, spesso suggeriti dai committenti stessi o trasmessi sottilmente dai "mistici" con i quali viene in contatto. L'artista non li cerca. Come avviene per i sogni, le immagini si impongono alla coscienza attraverso le dinamiche del Sè istintuale. Diversamente da Leonardo, che utilizza una tecnica razionale di visualizzazione, elaborazione e creazione delle immagini mitologiche, Caravaggio non fa che raccogliere lungo il cammino i segni della sua trasformazione interiore.
Osserva le proprie opere, le confronta con quelle degli altri artisti, contempla di essere cambiato negli anni, di aver raggiunto una diversa maturazione della percezione simbolica (l'ermafrodito), dell'intuizione translogica (l'androgino) e della conoscenza di sé (Davide) e della natura umana dominata dal 'potere territoriale' generato dalla "libido mentale" (Golia). Nel 1598 realizza una prima versione di Davide e Golia.
Davide, l'archetipo dell'intelletto dell'anima
Davide colpisce Golia nel centro della fronte e poi lo soffoca con un laccio, metafora di una precisa tecnica di annullamento dell'ego intellettuale. Le parole di Jung interpretano il gesto caravaggesco in chiave moderna : "Comprendiamo veramente ciò che pensiamo? In realtà, siamo capaci di comprendere solamente il pensiero riducibile a una equazione, da cui non esce altro che quello che ci abbiamo messo dentro. Così funziona l'intelletto." Caravaggio dipinge i simboli della morte dell'intelletto compreso tra due parentesi tonde, quadre o graffe che siano. La mano di Golia mostra il sigillo (mudra) dell'annichilimento della razionalità attuato attraverso l'introversione della pulsione psichica creativa (l'indice ritorto vero il pollice) e segna sul fondo del dipinto la cifra III e il numero 8, a indicare che l'istinto mentale primordiale (III) ha generato una forza tale da influenzare il senso essenziale dell'esistenza.
L'archetipo produce energia e la sua contemplazione risveglia l'istinto di pensare prima con la "nuca" e poi con i due emisferi superiori. Solo così l'artista può dare inizio all'Opera al Nero, a un processo consapevole di liberazione dall'ego e dalla libido mentale che lo sostiene. Jung prosegue:
"Ma al di là di questo, esiste un modo di pensare per immagini primordiali (la nuca, il cervelletto, sede dei samskara primordiali), per simboli che sono più antichi dell'uomo storico; che dai tempi più remoti sono stati radicati in lui, che vivendo in eterno, al di là delle generazioni, costituiscono le fondamenta della psiche umana. E' possibile vivere una vita piena solamente essendo in armonia con questi simboli; saggezza significa tornare ad essi. Non si tratta né di credere , né di conoscere, m a di fare in modo che il nostro pensiero sia in accordo con le immagini primordiali dell'inconscio." (L'uomo moderno alla ricerca dell'anima, 1936).
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24
lug2008
psicologia della percezioneLa Libido e la Passione
scritto da Marta Breuning alle 11:04
[mod] [del]
La libido
L'umano è un essere al contempo pienamente biologico e pienamente culturale, che porta con sé questa unidualità originaria. E' un super- e un ipervivente: ha sviluppato in modo inaudito le potenzialità della vita. Esprime in modo ipertrofico le qualità egocentriche e altruistiche dell'individuo, giunge a parossismi di vita nell'estasi e nell'ebbrezza, ribolle di ardori orgiastici e orgasmici, ed è in questa ipervitalità che l'homo sapiens è anche homo demens. L'uomo è dunque un essere pienamente biologico (Marte) ma, se non disponesse pienamente della cultura (che lo spoglia del suo armamento biologico: istinti, pulsioni e libido), sarebbe un primate del rango più basso. La cultura accumula in sé ciò che è conservato, trasmesso, appreso, e comporta norme e principi di acquisizione."
Le parole del sociologo Morin esprimono un punto di vista che tutti condividiamo. Già San Paolo, Sant'Agostino e Meister Eckhart avevano messo il dito nella natura biologica fatta di carne (sarx), anima (psichè) e mente (pneuma), così come Caravaggio aveva esasperato nel dito di San Tommaso la percezione critica degli effetti atroci prodotti dalla libido nel "corpo" sociale (Gesù) e spirituale (Cristo) della società.
Velazquez dipinge l'emblema di Marte con lo stesso intento pedagogico di Morin, nel tentativo "utopistico" di "liberare" l'uomo del suo tempo dalla cultura dell'aggressività, dell'egocentrismo, del maschilismo e del protagonismo a tutti i costi. Contestualizzata all'interno di una società in cui la donna è relegata a ruoli di 'fattrice' e i bambini sfruttati come forza lavoro, l'opera di Velazquez assume un rilievo pedagogico quanto mai attuale e significativo.
"Marte desnudo" non si spoglia solo dell'armamentario "biologico" costituito dalle armi, dall'armatura e dallo scudo, ma anche dei vestiti che la cultura gli cuce addosso. Seduto mollemente sopra un rosso lenzuolo (la rubedo) l'homo sapiens ricopre di coscienza (il perizoma azzurro copre il bacino) il nucleo di energia sessuale, vitalistica e creativa in grado di "liberarlo" dai modelli sociali e dalla "cultura di massa". Il messaggio è chiaro, esplicito, semplice da decodificare. La trasformazione della libido sessuale in amore, creatività e coscienza è l'unica via per far di nuovo risplendere la bellezza all'interno della cultura contemporanea (i baffi di marte).
La Passione
La libido sessuale è l'energia fondamentale necessaria per attivare l'alchimia interiore. Non deve essere inibita, frustrata e repressa altrimenti si corre il rischio di "ridurla in cenere" e di renderla inutilizzabile per la trasformazione. Il Tantra (l'alchimia della coscienza) che il contenimento dell'energia sessuale innesca il desiderio di amare il corpo, l'anima e la mente del partner. Quando ciò avviene le donne descrivono l'amore come passione fisica, follia e attrazione fatale, a rimarcare il grado di coinvolgimento della propria libido sessuale e la sua inevitabile evoluzione in "amor di sè".
Ma l'amor di sè, lo stesso che genera l'orgoglio ferito, la sensazione di essere usati, o di non essere stati compresi, è la soglia per entrare nel mondo della coscienza alchemica.
Dante vi giunge attraverso una consapevole frustrazione del desiderio sessuale, una infinita procrastrinazione della soddisfazione carnale e infine elevando Beatrice a Musa ispiratrice. L'amor di sè è la logica manifestazione dell'introversione della passione amorosa che, pur rappresentando una sensibile evoluzione della coscienza individuale, diventa comunque espressione di un sentimento egocentrico e autoreferente.
Per procedere sul cammino della salvezza , intesa come salus, salute psicosomatica, l'anima deve giungere a "pentirsi" come Maria Maddalena. Il pentimento interpretato da Caravaggio non è religioso, ma è indotto da un secondo livello di introversione. Maddalena sta seduta, immobile, a capo chino, in uno stato di profonda meditazione. Ai suoi piedi sono disseminati i simboli della rinuncia alla passione carnale e materiale (i gioielli) a significare che l'introversione della passione e la rinuncia all'ore egocentrico di sè, suscita il "desiderio alchemico": conoscere e amare se stessi.
Questo secondo stadio di trasformazione dell'anima è chiamato "rubedo delle passioni" (la gonna rossa di Maddalena). Caravaggio dipingerà tre volte Maddalena per rendere esplificito, fino in fondo, le fasi di trasformazione della libido sessuale (il seme maschile) e della passione ( il sangue femminile) in amore, coscienza e conoscenza di sè (le tre dita aperte da Maddalena) che conduicono sulla soglia dell'iniziazione all'alchimia della coscienza (La presentazione al tempio della Vergine).
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giovedì 16 aprile 2009
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