giovedì 16 aprile 2009

fino al 18 settembre 2008

Il Battesimo alchemico è fondato sulla filosofia del riconoscimento. Saper riconoscere nelle parole dei saggi, nelle opere dei filosofi e nelle immagini degli artisti la "luce della coscienza", significa entrare di fatto in un nuovo mondo. Così come il Battesimo cattolico introduce l'anima all'interno della comunità religiosa, così il Battesimo alchemico introduce l'anima nel mondo della cultura e della spiritualità condivisa dagli alchimisti.

L'interpretazione cattolica del Battesimo definisce il sacramento come un atto in cui l'anima dell'iniziato (chiamato Jiva in oriente) si incarna nel corpo. Il fatto che venga praticato pochi mesi dopo la nascita significa che l'evento ha più un significato sociale e religioso che spirituale. Gli alchimisti cristiani del Rinascimento intuirono invece una complessità filosofica che li spinse a formulare una diversa concezione dello sviluppo dell'identità spirituale.

Per gli alchimisti l'io spirituale (io sono) si identifica con le qualità dell'azione (il corpo), della sensazione (l'anima), della percezione (la mente) e del pensiero autocosciente (l'intelletto). A queste quattro caratteristiche biopsicologiche, rappresentate simbolicamente dagli alchimisti attraverso i simboli della terra (materia corporea), dell'acqua (materia emotiva), dell'aria (materia sensibile) e del fuoco (materia sovrasensibile), dai quattro caratteri (personalità sociale, affettiva, relazionale e spirituale) e dai quattro temperamenti (identità evolutiva), l' Alchimia spirituale aggiunge un quinto elemento: l'etere.



L'etere è lo spazio cosmico, è la parte di luce (nitrogeno) contenuta nella molecola dell'aria (ossigeno), è il collante dell'universo, chiamato anche "colla d'aquila" nella terminologia esoterica. Dal punto di vista spirituale l'etere è la dimensione del Cristo, il Quinto elemento in grado di proiettare l'io che si identifica nella Materia dei 4 elementi in una nuova dimensione dell'essere che possiamo definire come Coscienza Universale. La spiritualità alchemica orientale definisce due aspetti dell'etere. Uno attivo, connesso all'emissione della luce e quindi costruttivo, chiamato prana, e uno passivo collegato all'assorbimento di luce, chiamato apana. Addirittura la fisiologia tantrica individua cinque soffi vitali all'interno del corpo dominati dall'apana, e cinque soffi vitali esterni al corpo che strutturano i sensi sovrasensibili della mente (memoria, percezione, intuizione, interpretazione, comprensione)

Nella dimensione della mente attiva, collocata dalla spiritualità cristiana nel centro del cuore, è possibile trasmettere la Luce dell'Anima (jivaatma), ovvero quelle informazioni sottilli che ci permettono di accedere a stadi sempre più evoluti della Materia, della Realtà e della Coscienza. Tale trasmissione non è verbale, ma avviene tra gli individuo in forme subconscie, inconscie e iperconscie. La Luce emessa dal cuore di un Maestro illuminato si espande per un raggio molto esteso e viene recepita, se inviata dalle trasmissioni satellitari, anche dalla parte opposta dell'emisfero terrestre (vedi www.siddhayoga.org). Allo stesso modo la luce di Cristo entra immediatamente nel corpo astrale di Giovanni Battista che diventa così "colui che annuncia l'avvento" di una nuova e più profonda coscienza, conoscenza e trascendenza dell'essere umano.

Nella mistica orientale il fenomeno della trasmisssione della Luce da Guru a discepolo è chiamato Shaktipat. Il Guru trasmette nel Battesimo alchemico una sintesi di tutte le esperienze che il discepolo deve affrontare per purificare l'apana, il soffio interiore in grado di recepire, assorbire e introiettare all'interno dellla mente tutte le informazioni trasmesse a livello eterico. Per gli Alchimisti questo stadio di purificazione dell'etere passivo corrsiponde a un "denudamento" dell'individuo dalle sovrastrutture create dall'ego, dal carattere, dall'identità sociale e dalla personalità che impediscono di fatto al corpo (il se fisico) di assorbire livelli di luce sempre più elevati. E' noto anche il fatto che alcuni stati di follia e molti fenomeni borderline sono determinati invece dall'assenza di tali "strutture protettive". L'etere è una radiazione cosmica di natura chimica, elettrica ed atomica che può alterare sensibilmente la mente di coloro che non hanno realizzato l'alchimia sessuale con l'anima , la coscienza e la natura spirituale della donna (la Vergine doma l'Unicorno e le donne dipinte da Egon Schiele)



Ecco allora che il Battesimo alchemico è di fatto la trasmissione di un programma di purificazione dalle sovrastruttore materiali, sociali e religiose (gli uomini dipinti sullo sfondo da Piero della Francesca) e di denudamento dalle abitudini e dal sistema di credenze che ci impediscono di vedere la Luce. Solo al termine di questi tre programmi di trasformazione alchemica (i tre angeli a sinistra del Cristo) del sostrato psichico, mentale e spirituale (i tre lavaggi che denudano il protagonista di Matrix) è possibile entrare nel mondo della "coscienza alchemica" (la navetta Nabuccodonosor) e iniziare il corso di addestramento accelerato (la spina entra nel cervelletto/subconscio) alla battaglia virtuale che la Coscienza dell'Eletto dovrà sostenere con i sistemi religiosi, economici e culturali che dominano la Realtà materiale e sociale.




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02
set2008
arte alchemicaL'unione di maschio (azione) e femmina (percezione)
scritto da Marta Breuning alle 18:55
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Una differenza sostanziale

I trattati pubblicati tra il 1550 e il 1770 permettono di chiarire la differenza sostanziale che esiste tra la pratica esoterica dell'Alchimia e l'attività creativa che caratterizza l'Arte Alchemica.
L'Alchimia è a tutti gli effetti una disciplina spirituale che mira alla modificazione dell'omeostasi dell'organismo fisico ed alterazione della sensibilità percettiva attraverso specifiche pratiche di digiuno, meditazione, eremitaggio, rinuncia ai piaceri carnali e materiali, contenimento e contemplazione. Nel Medioevo le pratiche quotidiane di purificazione venivano accompagnate, in determinati periodi dell'anno, agli esperimenti di "laboratorio" inerenti l'ingestione di particolari erbe intossicanti, l'assorbimento per via aerea dei vapori dei metalli come il piombo e il rame e l'utilizzo di sostanze allucinogene.

Questa metodologia di "modificazione" dell'equilibrio psicofisico, comune nel periodo medioevale sia in Oriente che in Occidente, si accompagna ad una particolare attività rituale che si traduce, durante l'ascesi mistica e religiosa, in stadi crescenti di assorbimento dell'energia vitale e spirituale chiamati "iniziazioni". In oriente l'energia vitale, o prana, viene assorbito compiendo gli esercizi posturali dello yoga, mentre in occidente la tecnica mira ad ottenere uno stato di ottenebramento psico e mentale e di "soffocamento" dell'energia vitale tramite l'inalazione dei vapori sulfurei provenienti dagli alambicchi.

La tecnica occidentale, di per sé rischiosa per la salute delle vie respiratorie, e per questo presto abbandonata nel XIV secolo, sortiva l'effetto di stimolare l'assorbimento dell'energia vitale, chiamato Elan (prana in oriente), attraverso i capillari degli occhi e le mucose della bocca. In entrambe le concezioni, l'alchimista ricercava un contatto fisico, diretto e senza mediazioni con la "luce di Dio" nella dimensione spirituale dell'Etere, il Quinto elemento della Materia.

La Percezione simbolica

Parallelamente a queste pratiche di alterazione forzata dell'energia psichica, si sviluppa un lavoro mentale e artistico che mira a ricostruire, attraverso la produzione di immagini e di simboli, l'intero processo di trasformazione dell'energia vitale all'interno dei Cinque forme di "Materia", chiamati "Corpi" nell'alchimia orientale.

La ricostruzione del lavoro alchemico di modificazione e sintesi dell'energia psichica in stadi più elevati di coscienza di sé, chiamato "solve e coagula", avviene per immagini, simboli e formule riportati in fogli di pergamena nel periodo medioevale, oppure realizzando pregevoli opere xilografiche nel periodo Rinascimentale.

Le fonti storiche di questa ricostruzione per immagini del lavoro alchemico sono le serie medioevali di tavole del "Rosarium philosophorum", poi ampiamente riprese nelle xilografie da artisti e filosofi dell'alchimia che li tradussero in corpose opere pensate a soddisfare la richiesta sempre più pressante di conoscenza spirituale.

Le tavole del Rosarium realizzate da vari autori, furono riprodotte più volte nel tempo e modificate fino alla sua variante con incisioni redatte nella Philosophia Reformata pubblicata Mylius nel 1622.
Seguirono altre opere di sole incisioni come lo Splendor Solis (1550), La Corona della Natura del Barchusen (ca 1560), il Pandora (1582), il Mutus liber (1677), le Dodici Chiavi di Basilio Valentino (1598) e altre opere più squisitamente didattiche e filosofiche come gli scritti ermetici del De Alchimia (1541), Ars Chemica (1566), Artis Auriferae (1572), Aureum vellus (1598), Teatrum Chemicum Britannicus (1652), Mueseaum Hermeticum (1678) e Biblioteca chemica curiosa (1702).

I trattati rappresentano un "corpus iconografico" in cui è racchiusa la testimonianza di un diverso modo di concepire l'Alchimia "spirituale", non più praticata attraverso l'azione posturale e la manipolazione di elementi chimici sul corpo fisico , ma tramite la modalità creativa della percezione simbolica (la Regina) in grado di espandere le facoltà creative e cognitive del cervello (il Re).


Nei Trattati realizzati dai "filosofi/artisti" per gli alchimisti della materia è quindi racchiuso il fondamento teorico dell'Arte Alchemica, considerata la via più lunga ma più sicura per la salute biopsicosomatica, per evolvere nella consapevolezza (nigredine), comprensione (rubedine) e conoscenza (albedine) della Materia, considerati i tre stadi di trasformazione (i tre fiori sostenuti dalle mani della Regina) della coscienza ordinaria (la pietra grezza lavorata da Vulcano) in "Coscienza di Sè" (elixir rubeum). La percezione simbolica è il punto di arrivo di un processo di elaborazione congiunta di immagini e contenuti di coscienza che permette di riconoscere la "libido" in tutte le sue molteplici forme (il lupo).

Anche Neo, il protagonista di Matrix, giunge a comprendere il meccanismo di generazione della libido che alimenta la sete di energia delle seppie". Non diversamente dai lupi che si cibano di carne e sangue, anche la natura umana si ciba dell'energia creativa altrui (il sangue vitale). Quando Neo comprende il meccanismo elettromagnetico che alimenta l'aggressività delle "seppie", si ferma e si gira verso di esse invertendo la polarità. Ma ovviamente ciò succede solo nelle trame dei film. Nella vita comune assistiamo inermi a processi di assorbimento dell'energia vitale che si trasferisce da un partner all'altro. E' un meccanismo naturale che porta con sè inevitabili forme di compensazione simbolica.


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03
set2008
filosofia della conoscenzaLa Bella Addormentata e la Bussola d'oro
scritto da Marta Breuning alle 08:31
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Oggi viviamo immersi in un mito assurdo che ci conduce inevitabilmente a fare i conti con le crisi e le malattie dell'anima. Ancora molti invidiano l'uomo- eroe che si è fatto da sé, che si è ritagliato il destino da solo con volontà incrollabile. A questo mito si è adeguata la psicologia accademica, scientista e teraupeutica che continua imperterrita a "spronare" l'individuo a cercare dentro di sé le redini per controllare il carro e dirigerlo verso il sole, incapace invece di delineare e far emergere il senso della vocazione, "quel mistero fondamentale che sta al centro di ogni vita umana.".

Il film "La bussola d'oro" ricostruisce un approccio alla Realtà che abbiamo completamente rimosso e gettato nei rovi intricati dell'inconscio collettivo dai tempi in cui Platone descrisse il mito di Er: "Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie una immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia è il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui il portatore del nostro destino." Nella "Bussola d'oro" il daimon è rappresentato da un animale, simbolo dello spirito vitale in grado di manifestare istintivamente le peculiarità spirituali dell'anima incarnata. Ciò significa che l'anima non ricorda il motivo per cui ha scelto determinati genitori, certe caratteristiche psicofisiche o le prove che dovrà affrontare, ma che esiste comunque uno spirito-guida capace di indirizzare istintivamente l'individuo a compiere determinate scelte invece di altre.

Il mito di Er ci invita a prestare maggiore attenzione all'infanzia per cogliere i primi segni del daimon all'opera, per afferrare le sue intenzioni e non bloccargli la strada. E' importante infatti assecondare la volontà del Daimon, simbolo dei bisogni, delle necessità e dei desideri che l'anima deve assolutamente soddisfare durante le fasi critiche dell'esistenza. Ciò significa che ogni essere ha una struttura psico-fisica , morfologica e fisiognomica, psicologica e psicoattitudinale, adatta a relizzare la vocazione dell'anima sulla terra e quindi il proprio specifico destino.

Come scrive James Hillmann, un famoso psicoanalista discepolo di Jung: "Le altre conseguenze pratiche vengono da sè: a) riconoscere la vocazione come un dato fondamentale dell'esistenza umana; b) allineare la nostra vita su di essa; c) trovare il buon senso che gli accidenti della vita, compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sè, fanno parte del disegno dell'immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo".

Una vocazione può essere rimandata, elusa, inascoltata, a tratti perduta di vista e "bistrattata", così come fa Nicole Kidman con il proprio daimon nel film. Oppure può possederci totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il Daimon non ci abbandona. Ci sono individui costretti ad agire senza motivo, a lottare all'infinito contro il mondo e contro se stessi, fino alla fine. Come gli "orsi" del film, certi individui sono apparentemente senza un Daimon, un proprio destino, perchè non lo sentono dentro di sè. In realtà il daimon è sempre presente. A volte rimane sopito, addormentato per anni e deve essere risvegliato dal letargo (degli orsi), come nella favola della Bella Addormentata.


La favola della "Bella Addormentata" descrive lo stato millenario di assopimento della coscienza individuale e collettiva rispetto alle verità annunciate dall'immagine di nascita. Una bellissima bambina nasce nella corte del Re e subito vengono convocate le fate madrine: Temperamento/Bellezza (il segno dell'ascendente di nascita), Vocazione/Ricchezza (il pianeta sull'ascendente di nascita) e Destino/Felicità (i nodi lunari). Purtroppo la terza madrina viene dimenticata e la maledizione cade sul futuro della Principessa. Punta da un fuso all'età di quindici anni (metafora di un lavoro autobiografico che improvvisamente si interrompe nella giovinezza) l'anima si addormenta per diciannove anni (il ciclo dei nodi lunari), il tempo necessario per conquistare la sicurezza materiale, ma non la felicità evocata dall'immagine frantumata nello specchio.

La crisi dell'anima è un sonno profondo che coinvolge tutti gli "agenti della consapevolezza" (gli abitanti del castello rappresentano le qualità dell'intelligenza, della sensibilità, della ragione, ecc). Trascorso questo periodo di letargo il Daimon, nelle vesti del principe azzurro, si riaffaccia alle porte della torre e bacia per tre volte la Bella Addormentata.

Il primo bacio risveglia l'anima alle qualità evolutive del temperamento spirituale (l'animus del Gatto degli stivali). Il secondo bacio rivela i segni della vocazione creativa (la creatività di Cenerentola), mentre il terzo, rimuovendo il velenoso "mito" fondato sull'eliminazione razionale di tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione della "Bellezza e della Ricchezza" (le matrigne cattive), trasforma i sette omuncoli (i sette nani), metafora dei semi di consapevolezza che l'anima incontra nelle opere generate dall'incoscio collettivo (il bosco), in una chiara comprensione del proprio destino (il matrimonio di Biancaneve/anima psichica con il Principe/Daimon).

Dalle favole si impara una tecnica che gli artisti del Rinascimento fecero propria: l'immaginazione creativa posta al servizio dell'anima ha il potere di risvegliare la coscienza dal sonno dell'omologazione. Spesso gli artisti realizzavano opere "autobiografiche" per mantenere il contatto con il Daimon interiore, scoprendo così di ricevere da esso amore, protezione e conoscenza. A questo divino potere creativo, dionisiaco e trascendente, diedero il nome in codice di "Provvidenza Divina" (azione provvidenziale) , "Tempesta" (vocazione creativa) e "Madre Misericordiosa "(destino spirituale).

immagine in alto:

Velazquez: "ritratto di un nano di corte."

Spesso i nani di corte svolgevano le funzioni sociali del "daimon". Nel ruolo di buffoni si permettevano di dire verità che nessuno aveva il coraggio di pronunciare, interpretando così la coscienza istintiva dell'anima che osserva i difetti dipinti nei volti o nascosti nei gesti più banali. Il daimon è sempre presente, al punto che comunica con noi anche attraverso le parole di persone sconosciute che incontriamo casualmente sulla nostra strada.






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04
set2008
filosofia della conoscenzaGiorgione: "La Tempesta"
scritto da Marta Breuning alle 08:08
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Giorgione. La tempesta, 1504.


Il mito di Er

Giorgione è stato l'artista che più d ogni altro ha indagato il significato del mito di Er. Per Platone l'anima che si incarna si sceglie i genitori e le condizioni storiche e spirituali in cui poter crescere ed evolvere. Proveniendo da vite precedenti e dovendo risolvere il debito contratto (il karma induista), l'anima sceglie un destino da compiere, si assegna una parte (chiamata moira), che corrisponde in certo senso al carattere (l'Ascendente di nascita). Per esempio, racconta il mito, l'anima di Aiace, il valoroso e irruento guerriero, scelse la vita di un leone, mentre la ninfa Atalanta, famosa per la sua velocità nella corsa, scelse la vita di un atleta. Dopo aver deciso il momento dell'incarnazione, l'anima si presente davanti a Lachesi (lachos, la "parte di fortuna" che si individua nell'oroscopo) incaricata ad affibiare ad essa un genio particolare (il daimon rappresentato in astrologia dal pianeta situato sull'ascendente), perchè le faccia da guardiano durante la vita e adempia al destino da lei scelto. Il daimon conduce poi l'anima da Cloto (Kloto, "filare, volgere il fuso") affichè, sotto la sua mano e il volgere del suo fuso (i due nodi lunari), il destino prescelto venga ratificato. Infine l'anima veniva condotta da Atropo (atropos, "che non si può volgere indietro") per rendere irreversibile la configurazione di nascita.

"Da lì, senza voltarsi, l'anima passava ai piedi del trono di Necessità (ananke), o come traducono alcuni, come Giorgione, nel "grembo" di Necessità che raccoglie sulle spalle il "kleros" dell'anima e cioè la mantellina bianca, simbolo dell'eredità spirituale dell'anima di cui dover tener conto in ogni situazione della vita.



Nascere con il kleros sulle spalle di "madre Necessità", significa nascere con la "camicia", metafora di fortuna e buona sorte conquistata attraverso le azioni virtuose realizzate nelle vite precedenti. In astrologia il Kleros è la Parte di Fortuna che si calcola sottraendo alle caratteristiche della nuova personalità (il sole) le qualità del carattere (l'ascendente) sommate alle necessità spirituali dell'anima (la luna).

Se si analizza "La Tempesta" dipinta da Giorgione a partire da queste considerazioni di natura filosofica e astrologica, è possibile ricostruire il senso di una delle immagini più famose dell'Arte rinascimentale. Al momento della nascita si riceve un modello, l'immagine che rappresenta il compito dell'anima nell'attuale incarnazione. Si chiama paradeigma e rimane impresso nel cuore per tutta la vita, rappresentando così il posto dell'anima sulla terra e il suo programma spirituale . E' un modello scelto dalla mia anima o, per meglio dire, che viene sempre scelto, di continuo, dalla mia anima. La psicologia antica localizzava il modello nel centro del cuore e lo rappresentava nelle forme di un neonato allattato da madre Necessità, a significare che l'anima possiede una immagine del proprio destino che solo il tempo può rendere manifesta, poichè è presente solo come potenzialità da attuare, programma di crescita e speranza di sviluppo spirituale. Il bambino si chiama destino, ma anche "futuro", poichè nel modello di nascita (sole, ascendente, luna, parte di fortuna e nodi lunari) partorito dalla necessità spirituale di risolvere il Karma delle vite passate, è possibile contemplare il nostro possibile futuro.

Il destino è alimentato dal latte della madre che si chiama "Necessità spirituale". Tuttavia, se non sapremo riconoscere i segni paradigmatici delle nostre esperienze e trarre insegnamento dalle lezioni della vita, verremmo in seguito alimentati dal Caso, dal Caos e infine dal Karma non risolto, fino a giungere a una morte prematura. Il destino può essere benigno, oppure crudele, dipende da come il daimon (il demone di nascita) riuscirà ad evolvere l'ego (il sole) di nascita (individuale, famigliare e di razza) in carattere (Ascendente), sensibilità emotiva (fondo cielo), identità relazionale (discendente), personalità sociale (Medio Cielo) e Temperamento spirituale (un nuovo Ascendente collocato sul Punto di trasformazione alchemica delal materia (il punto opposto al Plutone di nascita).

Il dipinto in sintesi

Una donna nuda con il mantello bianco (il kleros), tipico delle "nutrici" e delle "madrine", allatta il bambino, simbolo della "rinascente" consapevolezza di sé indotta dalla Cultura greca (i ruderi). Un artista con un lungo bastone in mano, emblema della coscienza creativa che si autodetermina, osserva il "mito", lo scruta e lo assorbe, consapevole delle forze misteriose con cui la natura rivela il suo terribile potere sulla fragile vita umana (il fulmine di Zeus). Destino (bambino), Vocazione (artista) e Fortuna (Tempesta) sono le incognite di un gioco al quale non possiamo sottrarci e rappresentano lo stretto cammino (il ponte) che conduce l'uomo dall'irrazionalità dei gesti inconsci (i limiti del bosco) all'interno della coscienza razionale spirituale condivisa (la città degli alchimisti).






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06
set2008
filosofia della conoscenzaIl Sale della vita
scritto da Marta Breuning alle 19:45
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Botticelli, Re Mida

Per gli alchimisti la giusta azione (il dharma) è prodotta dalla combustione di desiderio (lo Solfo) con l'intelligenza di dare significato a tutto ciò che accade (il Mercurio). Per i filosofi greci la capacità di dare un significato alla vita (il Sale), anche nelle sue espressioni più banali, deriva dalla volontà di considerare ogni evento, fatto o accadimento, seppur casuale, dotato di uno scopo. Tale volontà sembrerebbe a prima vista irrazionale, ma non lo è, perchè anch'essa è dotata di uno scopo che non possiamo comprendere nell'immediato, ma solo dopo un certo numero di esperienze.

Mentre l'intelligenza si produce incessantemente nella ricerca dei significati più adeguati a ogni particolare accadimento, al punto da considerare ogni frammento di realtà dotato di un preciso valore in relazione al Tutto, avviene un progressivo fenomeno di trasmutazione della mente. Un pò alla volta, giorno dopo giorno, la mente diventa sempre più fluida e stabilisce relazioni sempre più originali e complesse tra ciò che accade, la vita dei sentimenti e il mondo degli affetti. Un pò alla volta si comprende che le cose avvengono per qualcosa. Hanno una intenzionalità che "dobbiamo" riuscire a decifrare e decodificare.

L'intero processo di decifrazione dei fenomeni e di decodificazione dei significati dà origine all'Arte Alchemica, e cioè alla capacità estetica della mente (Venere nuda) di nutrire di significati emotivi, affettivi, sentimentali (la Piccola Opera) e poi di significati esistenziali, evolutivi e spirituali (La Grande Opera) ogni tipo di relazione che instauriamo con il mondo esterno e con noi stessi. L'effetto della trasmutazione è che la mente logica (il mercurio dominato dal tamas) diventa sempre più luminoso (il rajas), fino a diventare come l'argentum vivum (il sattva). Giungendo allo stadio più fluido la mente logica acquista una nuova funzionalità collegata alle esperienze spirituali, e diventa translogica. E' dopo un intenso lavoro di ricerca dei significati che Mercurio mette le ali e trasmuta in Hermes, il messaggero degli Dei. Non importa se siamo riusciti a comprendere lo scopo profondo delle esperienze, il telos, il fine ultimo. Ciò che conta è che la mente è cambiata e che siamo capaci di produrre immagini e parole, simboli e metafore, emblemi e allegorie, per dare forma concreta alle intuizioni dell'anima.

Solo così la mente rimane al servizio dell'anima, ne rimane una fedele amica per tutta la vita.

Se invece sviluppiamo la mente e la trasformiamo in intelletto razionale finalizzato a realizzare gli scopi dell'ego, allora diventiamo vittime della mente, succubi di pensieri, ossessioni e strategie che ci distolgono dal senso autentico della vita, considerato il Sale dei filosofi.

Per l'Arte Alchemica orientale la trasmutazione dei fattori mentali inferiori (tamas/prigrizia, indolenza, apatia) in desiderio di conoscenza (rajas/attenzione, concentrazione, focalizzazione) e illuminazione della "Mente d'oro" (Sattva/intuizione, proiezione e immaginazione creativa) avviene compiendo un "percorso artistico" che non ha niente a che fare con le prescrizioni religiose della "rinuncia, dell'abbandono o della compassione" o con le regole della razionalità speculativa

Il programma pedagogico dell'Arte Alchemica definito da Sandro Botticelli nell'Allegoria di Re Mida, si sviluppa in tre fasi:


1. Espansione delle qualità della percezione (Elixir Rubeum) fino alla definitiva "conversione" nello sguardo dell'Anima. Ciò avviene attraverso l'alchimia della percezione critica, sensoriale e razionale. Al termine di questa prima fase l'alchimista percepisce che la realtà è costellata di significati da decifrare e di simboli da decodificare. La mente diventa fluida, luminosa, capace di discriminare tra Verità ( Venere) e Calunnia (la donna che trascina in giudizio un uomo nudo) e di capire le cause che accecano le facoltà di giudizio (Livore, l'uomo che punta due dita verso gli occhi di Re Mida).

2. Evoluzione delle capacità di apprendimento attuata attraverso le modalità della percezione, della contemplazione e della meditazione. Il punto di arrivo è la comprensione delle verità nascoste (Frode e Invidia ornano i capelli di Calunnia), delle verità visibili e invisibili (Ignoranza e Sospetto sussurrano cattivi consigli nelle oriecchie d'asino di Re Mida ancora ignorante) e infine delle verità spirituali (Penitenza vestita di nero) che rimangono occultate dietro l' imponente "architettura sociale" ( i tre archi dipinti da Botticelli conducono alla percezione dell'Unica Verità, la Venere nuda con l'indice puntato verso l'alto)

3.Trasformazione della coscienza ordinaria, influenzata dalla dualità insita nei meccanismi subconsci della percezione e della conoscenza, nella coscienza creativa di Re Mida, emblema dell'individuo capace di trasmutare la mente e comprendere il significato simbolico delle esperienze che costellano la Realtà quotidiana. Attraverso lo svuluppo dell'intuizione e della capacità di interpretare i fenomeni e gli accadimenti della vita, l'alchimista raggiunge stadi sempre più evoluti di comprensione e non di erudizione. La comprensione della vita rappresenta il potere di Re Mida di trasformare ogni esperienza apparentemente priva di significato (il piombo saturnino) in Oro, simbolo dell'intelletto omnicomprensivo (olistico) dell'anima.






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08
set2008
psicologia della percezioneFilosofia della Bellezza - atto primo
scritto da Marta Breuning alle 22:42
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Sono quattro giorni che gironzolo per gli stands delle fiere delle pietre preziose, delle gemme, dell'oro e dell'argento. La bellezza femminile genera un mercato straordinario, persino incredibile da contabilizzare, per il numero delle aziende e degli operatori economici che vi sono coinvolti e i fatturati che vengono registrati annualmente in ogni parte del pianeta. E' un mondo effimero, volubile, che provoca persino ansia in chi, qualche giorno prima, ha invece litigato con il datore di lavoro perchè lo stipendio è insufficente ad arrivare a fine mese. Eppure Afrodite, la Dea della Bellezza, dell'Amore e della Perfezione, non abita nell'Olimpo per farsi mantenere da qualche Dio minore. Afrodite non è certo un archetipo di secondo piano, privo di una funzione esistenziale e spirituale.

Il Novecento è stato il secolo della decadenza e della rinascita della filosofia della Bellezza. Solo in questi anni di crisi possiamo comprendere il significato evolutivo connesso al metabolismo psichico femminile. Lo sguardo delle donne è rapito dalle cose belle e preziose, dagli abiti eleganti e da immagini sofisticate. Il desiderio femminile si sposta, ondeggia, ricerca, seleziona e premia i migliori, i più bravi, anche nel vendersi o nel gettare fumo negli occhi usando le stesse tecniche utilizzate dalle donne per apparire al meglio, anche se conoscono fin troppo bene i propri difetti. Solo le donne possono riconoscere le frequenze di luce che caratterizzano le novità o le soluzioni più originali e convincenti. Ma non si tratta solo di selezionare ciò che di bello ci si aspetta nella prossima stagione.

In quello medesimo sguardo è racchiuso il segreto di ciò che è possibile fare e di come trasformare l'impossibile in realtà. Nello sguardo di Afrodite, comune di tutte le donne, è nascosto un segreto "teologico" che potrebbe fare rabbrividire di paura qualsiasi papa e mettere in discussione il fondamento religioso e morale del nostro agire. La donna è per sua natura "immorale" rispetto ai costumi codificati, perchè l'anima che si incarna nel corpo attraverso i sentimenti dell'attrazione o del conflitto, desidera unicamente bellezza e felicità, amore e conoscenza, ricchezza e perfezione. Lo sguardo delle donne non solo ricerca i simboli che esprimono l'ordine materiale (bellezza, amore e ricchezza), ma è in grado di decifrare e decodificare gli elementi nascosti nel subconscio collettivo che portano con sè le promesse (spesso mantenute) di un ordine spirituale superiore (felicità, conoscenza e perfezione).



Ricercare la bellezza è un atto simbolico. Amare i vestiti, le scarpe e i gioielli è un rituale simbolico. Selezionare le cose che più ci fanno sentire bene con noi stesse, con il Se psichico che solo noi appartiene, è un atto artistico che dischiude gradualmente alla vita spirituale. Non è un azzardo. La frivolezza delle donne, vissuta consapevolmente come apertura illimitata al tempo presente, occulta in sè un mistero arcano, misterioso, antico quanto il mondo. Soddisfare i desideri delle donne significa infatti celebrare dentro se stessi, per trasposizione simbolica, il rito millenario della Fede. Non una fede religiosa, ma una fede che ci tocca da vicino, che ci libera davvero dall'ansia e dalla paura: la fede nel TEMPO FUTURO.

L'arte delle donne descrive il senso della filosofia dei bisogni da soddisfare:

"Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. "
Alda Merini


A questo dono di Afrodite di risvegliare le emozioni e di rimanere leggeri e frivoli, distaccati e disincantati, laici e pragmatici al cospetto del male, delle avversità, dei drammi, della penuria e delle crisi, i greci antichi dedicarono moltissimi templi, feste e luoghi di culto. In tempi più recenti la fede delle donne costrinse gli uomini ad innalzare innumerevoli Chiese, Basiliche e Santuari in onore della Vergine e della Madonna, simboli archetipici dell'anima sensoriale (la Vergine) e della coscienza razionale e intuitiva (la Madonna). Chi ama veramente nella donna la sua anima e la sua coscienza, pilastri inamovibili della sua bellezza interiore, scoprirà perchè la vita è sacra e degna di essere vissuta. Chi non lo farà sarà costretto a perire nella penuria e nella miseria, nella solitudine e nell'abbandono, nell'ignoranza e nell'imperfezione. Esistono secoli di esperienze che ci dimostrano quanto ciò sia, nella sua semplice constatazione, vero e ineluttabile. Non esiste un'altra possibilità di salvezza. Nessuno può dire di non essere stato salvato dall'amore delle donne (madri, mogli e amanti) e istruito dalla filosofia di Afrodite implicite nel loro metabolismo psichico e cerebrale.

Socrate per primo, nella cultura del perfetto vivere occidentale, dichiarò che la sua insegnante, la più vera e sincera, fu una donna esperta della vita di nome Diotima. Oggi, 8 Settembre, si celebra nella religione cattolica la nascita e l'incoronazione di Maria Vergine, ovvero l'inizio e la fine di un percorso di metamorfosi dell'anima che avviene in chi si accompagna a una donna, alla sua anima e alla sua coscienza. In assenza di un modello più evoluto delle veline, delle modelle, delle cantanti e delle femmine di successo che sculettano imperterrite sullo scenario del media e nei palcoscenici della vita, contemplo nelle immagini della Madonna il senso di una rinnovata fede nello sguardo (Venere) e nell'intelligenza (Mercurio) delle donne, le uniche in grado di decodificare e interpretare, con il proprio corpo, i segni del Tempo che verrà.




In alto: Immagine votiva della Madonna del Santuario di Monte Berico.

al centro: Madonna della Misericordia di Piero della Francesca.

in basso: Mercurio (intelligenza) accende il fuoco della conoscenza di Venere (filosofia della Bellezza), capace di purificare gli istinti (la mano sinistra verso il basso) e di sublimare le passioni nella creatività, coscienza e conoscenza dell'anima (la mano destra sollevata verso l'alto incrocia la fiamma di Hermes)


TAG piero della francesca (7)
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09
set2008
arte alchemicaFilosofia della Bellezza alchemica
scritto da Marta Breuning alle 21:43
[mod] [del]



Per il sociologo Edgar Morin la Bellezza propriamente umana è da ricercare all'interno del riconoscimento della diversità biologica, psichica e mentale che permette agli individui di relazionarsi tra loro e della profonda unità che si stabilisce tra due esseri uniti da sentimenti di amicizia, stima, passione e amore.

"Vi è una unità umana. Vi è una diversità umana. L'unità non è solo nei tratti biologici della specie homo sapiens. La diversità non è solo nei tratti psicologici, culturali, sociali dell'essere umano. Vi è anche una una diversità propriamente biologica in seno all'unità umana; vi è unità non solo cerebrale, ma anche mentale, psichica, affettiva, intellettuale; inoltre le culture e le società più diverse hanno principi generativi e organizzativi comuni. E' l'unità umana che porta con sé i principi delle sue molteplici diversità. Comprendere l'umano significa comprendere la sua unità nella diversità, la sua diversità nell'unità." (Edgar Morin).

I filosofi del Rinascimento definirono la diversità sessuale come l'elemento unificante in grado di congiungere l'aspetto mentale, psichico, affettivo e intellettuale (le quattro dita della mano sinistra) in una nuova identità spirituale: l'androgino.

L'androgino è l'espressione più elevata di una infinita sintesi che avviene tra le polarità maschili e femminili presenti, sin dalla nascita, all'interno dello stesso organismo.

Per chiarire l'importanza dell'alchimia sessuale i filosofi immaginarono l'androgino come un essere dotato di due teste e di entrambi gli organi sessuali, a significare che la differenza sessuale e cerebrale doveva rimanere inalterata a livello biologico, ma compresa, conosciuta e assimilata a livello mentale, psichico, intellettuale e infine spirituale.

Dalla diversità nasce la curiosità, il desiderio di conoscenza, l'attrazione e infine l'eros. E senza Eros non è possibile nessuna Bellezza. E' attraverso il rapporto erotico con l'anima e la coscienza sensoriale della donna (interiore) che scaturisce un naturale processo di trasformazione di elementi eterogeni e tra loro insignificanti in percezioni unitarie e bellezza di sintesi. Mentre la donna modifica la sensibilità e modella la percezione corporea, l'artista modella l'opera fino ad esserne completamente soddisfatto, così come lo scultore leviga la pietra fino ad ottenere l'appagamento dei sensi.

Allo stesso modo l'alchimista che lavora nell'Officina (la dimensione mentale) sintetizza le intuizioni generate dall'emisfero cerebrale femminile (destro) con la razionalità operativa, metodologica e scientifica, prodotta dall'emisfero cerebrale maschile (il sinistro).

Quando entrambi gli emisferi lavorano in sincrono l'alchimista produce il "soma", il nettare divino in grado di generare la Bellezza universale riconosciuta da tutti. La lettera Ypsilon individua il duplice collegamento tra i due emisferi e il condotto mistico che collega il centro della fronte con il centro del cuore, a significare che Eros e Bellezza, Amore e Conoscenza, hanno origine dalla sensibilità e dalla coscienza androgina.




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10
set2008
psicologia della percezioneFilosofia dell'Eros alchemico
scritto da Marta Breuning alle 20:41
[mod] [del]



Leonardo, Leda e il cigno

Il canale centrale

La filosofia di Afrodite afferma che l'amore spirituale e l'amore per l'arte sono manifestazioni diversificate di una unica energia che sale dal cuore fisico fino a "illuminare" i due emisferi cerebrali attraverso un canale chiamato dai mistici "gedeon", o "fontana di luce". Questo canale ha origine dal cuore fisico e arriva nel centro della fronte (il bindu dei tantrici), fra le due sopracciglia. Da qui si biforca verso il lobo temporale sinistro e quello destro e converge sulla sommità della testa, nel punto in cui si forma alla nascita la fontanella che poi si richiude e si salda con la calotta cranica superiore.

L'amore del cuore, lo stesso provato per i sentimenti di amicizia e le passioni più brucianti, ha la qualità di non aver paura del tempo futuro. Chi ama con il cuore lo fa per sempre, anche se passano gli anni e l'amato vive lontano...Il mistero è lo stesso descritto nell'estasi provata da Santa Teresa, per cui l'amore per Cristo, il cuore di Cristo, dischiude a una inaspettata esperienza erotica. La filosofia greca ha sviscerato attraverso i miti gli effetti prodotti dal "canale centrale" illuminato dall'amore del cuore.

P

J. Bohme, 1682 Theosophische Wercke

I due cuori

Per i greci, come per altre culture antiche, il corpo umano ha due cuori: uno fisico e uno spirituale. Il cuore spirituale , non diversamente da quello fisico, ha due "arterie" che conducono l'amore "venoso" e quello "arterioso" verso la fontanella. Nella fontanella, come nelle valvole cardiache, avviene uno "scambio" con la luce/nitrogeno contenuta nell'Aura, o corpo sottile. Mentre Castore e Polluce, i due Dioscuri simbolo del segno dei Gemelli, regolano il flusso sanguigno e lo scambio che avviene tra l'ossigeno e il sangue venoso, esiste un' altra coppia mitica che descrive lo scambio che avviene sulla sommità della testa tra il sangue venoso e la luce. Elena e Clitennestra sono infatti figlie della stessa madre e simboleggiano la doppiezza del segno spirituale dei Pesci.

Per gli alchimisti del rinascimento occidentale il corpo umano cela l'insospettabile capacità di filtrare informazioni (i Gemelli) e conoscenza (i Pesci) sia dall'ossigeno combinato con le emozioni del cuore fisico (il prana), sia dal nitrogeno combinato con i sentimenti, le parole e i pensieri del cuore spirituale (l'apana). Il mito, come al solito, non descrive i fenomeni attraverso le parole, ma lascia all'intuito e all'immaginazione creativa, facoltà cognitive dei due emisferi cerebrali, il compito di decodificare il significato dei simboli presenti nelle immagini e nelle trame che strutturano le allegorie, le metafore, le favole e persino le storie del cinema contemporaneo.

La congiunzione cerebrale che avviene tra le qualità verbali (Castore) e le qualità interpretative (Polluce) genera infatti l'intelligenza percettiva dell'anima sensoriale (la ninfa Leda) che accende il cuore di curiosità, desiderio di conoscenza, eros e amore. L'amore del cuore, percepito nello scambio primario di Prana e Apana (il principio dualistico descritto dallo yoga), trasforma l'anima psichica (la ninfa) , anche la più ingenua e priva di cultura, nella sensibilità percettiva, erotica e cognitiva dell'anima sensoriale (Leda abbracciata da Zeus/cigno, simbolo della ragione intuitiva indotta dalla conoscenza corporea, istintiva ed emotiva.)

L'eros alchemico ha una qualità speciale, sperimentata dagli amanti negli stati di estasi. Si potrebbe chiamare telepatia sensoriale e descrive la stupefacente sensibilità del "cuore" di percepire le stesse sensazioni, emozioni e sentimenti dell'amato. continua.

Appendice.



"Tra le classiche definizioni filosofiche dell'essere umano - l'uomo è animale razionale, l'uomo è animale politico - ve n'è una, la quale, chissa perché viene di solito sottaciuta. Quella di animale erotico. Eppure è proprio essa che indica l'originaria condizione di possibilità dell'incontro, ossia di ciò a partire da cui può avere luogo ogni pratica e ogni forma di relazione umana, compresi l'esercizio del pensiero e la politica. L'uomo come mortale, infatti, nasce solo dopo che ha fatto irruzione nel mondo il demone di Eros. Prima, quando gli esseri erano immortali, Eros non esisteva affatto e del sesso non c'era alcun bisogno";.

Queste brevi righe di presentazione del libro di Romano Gasparotto ("Filosofia dell'Eros", 2007 editore Bollati Boringhieri, Euro 14,00), docente di Fenomenologia dell'immagine presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, sintetizzano uno dei pricipi di differenziazione tra la filosofia occidentale e quella orientale. La filosofia occidentale inaugurata dalal mitologia greca è essenzialmente una filosofia del divenire. L'uomo nasce perfetto, ma gradualmente si adombra, precipita come un demone e , riconquistata una condizione semidivina, ritenta di riprendere il cammino lungo il "firmamento celeste"; che lo potrà ricondurre a dimorare nell'Olimpo degli dei e splendere nel cielo come il dio Sole (Apollo).

In questo processo di rinascita a una condizione divina, l'uomo deve diventare consapevole della sua condizione androgina, poiché è "denudando" la propria natura femminile che gli sarà possibile riscoprire la perfezione dell'Homo Totus, come lo chiamavano gli alchimisti rinascimentali. L'Eros è lo strumento 'tecnico e alchemico' che Zeus invia sulla terra (la ninfa Leda) per aiutare l'uomo a a compiere il processo di redenzione degli aspetti deteriori della psiche, ovvero la pulsione psichica di Venere e la libido sessuale di Marte.



Tra parentesi

Sai invece quando ho veramente provato una stretta al cuore?
Quando hai descritto te stessa per eliminare qualsiasi dubbio e, chissà perché, ti sei riassunta in una sola frase, oltretutto tra parentesi.
Se è davvero così, se ti senti tra parentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori, che sia solo l'esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello




L'immagine è un'opera di Omar Galliani (1954)
Si intitola "Nuove anatomie", matita su tavola e pastello (2002).
nuove anatomie....uomini del futuro mutati dall'alimentazione, da innesti ingegneristici, dalla manipolazione genetica...anche questa è una manifestazione del Demone Eros, capace di trasformare l'estetica del corpo (Venere) con il bisturi (Marte)


TAG bohme (1), leonardo (16)
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12
set2008
filosofia della conoscenzaFilosofia della percezione
scritto da Marta Breuning alle 11:06
[mod] [del]

" La mente è secolare, con la sua esaltazione del sapere e della ragione, mentre il corpo è sacro. Per quante spiegazioni pensiamo di potere dare alle operazioni del corpo, la loro essenza profonda è il mistero dell'amore. Il cuore dell'uomo, sede dell'amore è anche il tempio in cui dimora Dio nell'essere umano.
Il fondamento di questa credenza risiede nella capacità di sentire la risonanza che esiste tra il pulsare del cuore e il pulsare dell'universo"
Alexander Lowen

Tutte le religioni mistiche ed esoteriche hanno sempre considerato l'amore l'elemento cardine della trasformazione spirituale. Anche la psicologia contemporanea pone l'accento sul ruolo decisivo dei sentimenti nel processo di integrazione dell'individuo egocentrico (la terra al centro dell'universo) in una dimensione allocentrica in cui è possibile condividere l'aspetto evolutivo dei rapporti (il sole al centro dell'universo).



Nel centro del cuore avviene il punto di scambio dinamico tra l'aria e il sangue. La mitologia greca ha saputo descrivere nel mito di Leda e della quattro uova deposte da Zeus ai suoi piedi, il fenomeno di rigenerazione della vita cellulare all'interno del corpo. Castore e Polluce rappresentano simbolicamente le due valvole che regolano lo scambio aria/sangue arterioso e venoso, mentre Elena e Clitennestra descrivono il processo di scambio tra l'adrenalina (sensibile alla luce) con gli organi vitali e le ghiandole. Le due coppie maschili (segno dei gemelli) e femminili (segno dei Pesci) sono artefici del rapporto di scambio energia/sensazioni (sangue) e emozioni/sentimenti (adrenalina) che è all'origine della coscienza umana.

"Sono vivo in quanto capace di provare sensazioni, di sperimentare emozioni e interagire con il mondo esterno attraverso i sentimenti". Per Humphrey (Una storia della mente, 1998) "essere coscienti significa essenzialmente provare sensazioni: avere rappresentazioni mentali, affettivamente cariche di cosa succede a me qui e ora". Le sensazioni del "cuore" preparano il soggetto ad agire; sono entità specifiche e in corso di svolgimento nel presente soggettivo; nascono dall'io esecutivo (il Sè psichico) - un agente
volontario con un preciso controllo sul proprio corpo.
Per l'alchimia esiste un punto di scambio ben preciso, descritto nel mito dall' araba fenice, emblema del processo di manifestazione delle sensazioni corporee e delle emozioni mentali (percezioni) che continuamente si rigenera nel corpo fisico e in quello sottile.
La sensazione è una rappresentazione autocentrica che fa riferimento alla cosa che mi succede, mentre la percezione è una rappresentazione allocentrica che fa riferimento alla cosa là fuori.Il punto dinamico in cui sensazione e percezione interagiscono per dare origine a un primo bit di coscienza è fisiologicamente circoscritto alla ghiandola del timo che si trova appena sopra il cuore.

Leda è quindi l'anima psichica sensoriale consapevole delle "Informazioni sottili" provenienti dal timo. Per questa sua capacità di conservare il calore e di generare l'adrenalina necessaria per reagire agli stimoli, Zeus depone tra le gambe di Leda le quattro uova generate dalla Dea Nèmesi, simbolo dell'autovvertimento psichico istintivo che avviene nel punto di scambio tra sensazione e percezione. Per l'Alchimia rinascimentale esiste un collegamento di energia tra cuore e occhi, tra sensazione e percezione. Nel dipinto di Leonardo è possibile tracciare un filo di collegamento tra lo sguardo di Leda e il becco di un uccello (simbolo di percezione)in basso a sinistra.



Sembra che la differenza sostanziale tra gli umani e gli animali sia dovuto a questo collegamento invisibile che è all'origine della coscienza umana secondaria, quella riflessiva. Nel momento in cui osservo un oggetto che suscita in me delle sensazioni non connesse alla sfera biologica dei bisogni(cibo, sesso, ecc), avverto di essere consapevole del mondo esterno.



Leda è il simbolo dell'autoavvertimento psichico cognitivo che annuncia la "nascita" di ciò che i neuroscienziati contemporanei definiscono come "coscienza della coscienza". Nel rinascimento alchemico il concetto veniva descritto come "gestazione di un feto" all'interno del cuore. La coscienza riflessiva si riferisce non tanto alla consapevolezza dei propri vissuti correnti, quanto alla consapevolezza di avere delle sensazioni in corso, a proposito di una determinata cosa. Diventare consapevoli delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti qui e ora, è il vero punto di svolta spirituale per ogni essere.

Questo aspetto della coscienza (peculiare del metabolismo femminile) non si limita alla semplice percezione; richiede anche di poter pensare a quella percezione o il pensare mediante immagini percettive.

Leda è quindi in grado di pensare per immagini, qualità specifica della mente sincronica che emerge dal collegamento tra gli occhi e i due lobi prefrontali (Polluce ed Elena, figli immortali di Zeus e Leda). Chi pensa per immagini collega la ghiandola del timo con il bambino interiore. La ghiandola del timo è il punto di scambio tra sensazione e percezione , capace di vibrare e di farsi sentire ogni qualvolta il Sè psichico (il bambino interiore nel centro del cuore) avverte la presenza di una particolare vibrazione di luce nell'aria (!). Il Bambino interiore (il Sè psichico) viene nutrito dal cordone ombelicale che lo collega al timo fino al giorno della "nascita" del Bambino Gesù, simbolo del Sè creativo.

Ma perché Zeus abbraccia Leda?
"La capacità degli esseri umani di essere consapevoli della propria coscienza (Leda)
e, specialmente, di trasformare le percezioni concrete in concetti astratti è strettamente dipendente dalla nostra capacità di linguaggio (Zeus) Il linguaggio ci permette di attivare la traccia percettiva non solo di un oggetto particolare, ma di una intera classe di oggetti e ci consente di pensare coscientemnete alle relazioni tra le cose usando delle parole-funzioni (Zeus trasformato in cigno) e delle parole-astrazioni (Zeus seduto sull'Olimpo)."

(Solms e Turnbull, il cervello e il mondo interno, 2002)



TAG leonardo (16), mitologia (18), percezione (7)
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13
set2008
psicologia della percezionePsicologia (esoterica) della percezione alchemica
scritto da Marta Breuning alle 08:34
[mod] [del]

"Sono vivo in quanto capace di provare sensazioni, di sperimentare emozioni e interagire con il mondo esterno attraverso i sentimenti". Per Humphrey (Una storia della mente, 1998) "essere coscienti significa essenzialmente provare sensazioni: avere rappresentazioni mentali, affettivamente cariche di cosa succede a me qui e ora". Le sensazioni del "cuore fisico" preparano il soggetto ad agire; sono entità specifiche e in corso di svolgimento nel presente soggettivo; nascono dall'io esecutivo (il Se psichico), un agente volontario con un preciso controllo sul proprio corpo.

Tuttavia mi "sento vivo" in quanto capace di pensare, di immaginare, di visualizzare i desideri e di interagire con il mondo interno attraverso la fantasia, la razionalità, l'introspezione e la riflessione sul significato delle mie esperienze. Moravia ha sintetizzato il concetto con queste belle parole:

" Solo un essere umano è il particolare tipo di ente che ha la prerogativa di costruire quelle singolari, irripetibili figure che chiamiamo pensieri umani, secondo modalità pur esse singolari e irripetibili. Pratichiano il mentale quando ci mettiamo a sentire i sentimenti, a pensare i pensieri, a progettare i progetti, ad accorgerci che esistiamo. Lo pratichiamo quando imponiamo sensi e regole, quando valutiamo persone e situazioni, quando deliberiamo atti e stili di condotta. E' nel corso di tali pratiche che scopriamo di essere persone". (Moravia, L'enigma della mente, 1987)

I pensieri del "cuore spirituale" preparano il soggetto non ad agire, ma a percepire; sono entità specifiche e in corso di svolgimento nel presente soggettivo; nascono dall'io percettivo (il Se intuitivo) - un agente
volontario con un preciso controllo sulla propria mente.

Esistono quindi due gradi di percezione che hanno sede in due "posti" diversi.

1.Si percepisce con il "cuore fisico" i livelli di variazione delle frequenze che si trovano nello spettro degli infrarossi e che si riferiscono a stati fisici, psichici e mentali alterati dal calore, dalla malattia, dall'eros, dalla passione, oppure dall'ansia, dalla paura e dalle sensazioni di disagio. (vedi gli studi di Diego Frigoli, "Il corpo e l'anima")



2. Si percepisce con il "cuore spirituale" i livelli di variazione delle frequenze che si trovano nello spettro degli ultravioletti e che si riferiscono a stati mentali, emotivi e spirituali alterati dalla vibrazione della coscienza (la Fenice) presente in forma invisibile nelle parole, nelle immagini e nelle opere scaturite dalla trasformazione alchemica dell'energia sessuale in amore, coscienza, creatività e conoscenza (il fuoco sacro che divampa intorno al cuore). Al cospetto di un dipinto o di una statua si può anche svenire (la sindrome di Stendhal), così come è sufficiente la parola di un guru per cambiare la vita di una persona.

La teoria dei due cuori è il fondamento della psicologia della percezione. Si raggiunge l'illuminazione del "terzo occhio" (il sigillo di Horus) quando il Se psichico (cuore fisico) e il Se intuitivo (cuore spirituale) "funzionano" in sincronia. Gli antichi egizi rappresentarono il concetto con l'immagine di due Leoni contrapposti, a significare il carattere introspettivo collegato al Sè psichico e il carattere cognitivo connesso alle funzioni percettive del Se intuitivo.



Gli alchimisti del '600 aggiunsero qualcosa di più. Ai lati del cuore fisico si diramano due canali di energia che pernettono all'occhio di sviluppare il potere della comprensione (a sinistra) e della compassione (a destra). Dalla sommità dei due occhi giungono inoltre altri due canali sottili, a significare la necessità di collegare il sistema della percezione psichica delle immagini con il sistema della percezione intuitiva collegata ai due emisferi superiori. Attraverso questo complesso metabolismo delle frequenze infrarosse e ultraviolette è possibile giungere a cogliere i frutti della conoscenza sensoriale (l'uva), considerata dagli alchimisti L'Elixir di lunga vita.



TAG percezione (7)
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14
set2008
psicologia della percezioneAlchimia della percezione sensoriale
scritto da Marta Breuning alle 09:47
[mod] [del]


Rembrandt, Lezioni di anatomia del Dott.Tulp, 1632

Anche Rembrandt, pochi decenni dopo Caravaggio, elabora una straordinaria sintesi dei processi di evoluzione della percezione sensoriale attivati non più dall’Eros, ma dal desiderio di conoscere la verità. La condizione preliminare posta da Rembrandt è che l’alchimista abbia sufficiente energia mentale per modellare gradualmente la percezione sensoriale in un vero e proprio strumento di conoscenza.
“La lezione di anatomia del Dottor Tulp” è il banco di prova di ciò che l’allievo è stato in grado di “affinare mentalmente” durante la fase di introversione psichica della libido.
La neurofisiologia alchemica procede per schemi di sviluppo della coscienza che sono strettamente connessi alle modificazioni psichiche, per cui l’introversione di “Bacco” è propedeutica per generare una diversa circolazione degli imput sensoriali provocati dai “travasi di bile nera, rossa e gialla” nel sangue o dalla veicolazione del “flegma” (l’adrenalina prodotta dalle surrenali) nei vari canali di conduzione dell’informazione al cervello (il sangue, la linfa, il fluido cerebrospinale).
La trasformazione dell’anima psichica, vittima o arteficie dell’illusione sensoriale connessa alla ‘secrezione biliari’ (umore), in anima intellettiva dotata di autocontrollo (carattere), matura attraverso la consapevolezza cognitiva delle sensazioni che informano sulla natura e l’origine dei conflitti con l’ambiente esterno.
L’ambiente interno è preservato dall’istinto di conservazione peculiare del ‘pleroma femminile’ in grado di attivare processi di trasformazione chimica, magnetica e persino nucleare dell’energia psichica. Allo stesso modo lo sviluppo sociale della percezione sensoriale ha lo scopo di preservare la specie attraverso il sistema di avvertimento cognitivo e di difendere il territorio, la società e la cultura con l’utilizzo di sistemi sempre più sofisticati di osservazione della realtà (la percezione dei satelliti spaziali ad esempio).
Raccogliere informazioni in modo appropriato è quindi fondamentale per sopravvivere e realizzare gli strumenti, le tecniche e i mezzi adatti per riportare l’organismo individuale e sociale in equilibrio.

Rembrandt codifica nei volti degli allievi tutte le potenzialità della “propria arte” di “comprendere la realtà’ attraverso l’evoluzione dell’energia psichica in attenzione, concentrazione, focalizzazione e contemplazione.

La disattenzione, la distrazione e l'incapacità di focalizzare la situazione in tutti i suoi aspetti, sono gli aspetti deteriori della percezione sensoriale descritti da Rembrandt nei volti dei primi tre studenti che si trovano a sinistra del dipinto. Al centro, vicino al Dottor Tulp, emerge lo studente che ascolta con attenzione le parole anche senza guardare le immagini, mentre gli altri tre esprimono una qualità della percezione superiore alla media.
Concentrazione mentale, focalizzzazione cognitiva sui testi e lo sviluppo della percezione sensoriale translogica in grado di procedere per astrazioni simboliche, schemi sintetici, visioni schematiche, sintesi creative e simboli sostitutivi delle parole, rappresentano i tre stadi di sviluppo della percezione sensoriale in strumento di indagine e conoscenza

TAG rembrandt (3)
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15
set2008
psicologia della percezioneLa vita dell'amore (le nove Muse)
scritto da Marta Breuning alle 11:24
[mod] [del]




"

"Ma le gambe delle donne hanno molti occhi che l'uomo non vede e molte labbra di cui non si accorge
Le gambe nella donna sono il perfezionamento della sua volonta'.
La gamba erotica abbandonata mollemente sul letto e' un adescamento naturale del non riposo.


Appena l'uomo tocchera' quell'arto inerte diventera' un abile corridore,

si fara' in quattro per procurare sangue e tranquillita' a quelle forme insostituibili, perfette sia per l'ozio che per la procreazione.
Ma le gambe delle donne hanno molti occhi che l'uomo non vede e molte labbra di cui non si accorge. Sono occhi e labbra che cercano l'amore si', ma soprattutto la vita dell'amore.
Alda Merini

La vita dell'amore richiede una fede nel tempo futuro che la mente maschile non ha; troppo presa a trovare soluzioni, risposte, strategie e filosofie in grado di placare l'ansia del domani, ridurre il senso di paura nei confronti dell'ignoto, celare il senso di precarietà e razionalizzare la paura della morte.




Per gli alchimisti rinascimentali la natura femminile cela dentro di sé il segreto della felicità. Venere Luciferina, stella del mattino, e Venere Proserpina, stella della sera, occultano da sempre il segreto millenario della ricchezza e della bellezza. Le ghiandole endocrine generano un flusso di informazioni segrete, spesso nemmeno decodificate dal cervello. E' per questo che bisogna ascoltare le sensazioni, le emozioni e i sentimenti femminili (la vita delle Muse). Nascondono messaggi che sono utili a chiunque; agli artisti, agli imprenditori , agli stilisti....Le Nove Muse non sono una codificazione astratta di un mondo spirituale ormai tramontato, ma si riferiscono a un preciso rapporto che il corpo astrale femminile stabilisce con la luce del tempo presente (il sole/Apollo)



L'integrazione della "filosofia di Afrodite" nella coscienza occidentale equivale ricondurre "i molti occhi e le molte labbra" delle gambe delle donne (metafora della percezione istintiva), all'interno di un considerazione globale e unitaria delle problematiche individuali e collettive.

La vita dell'amore sta nella continuità temporale dell'amore sessuale e nella sua trasformazione evolutiva. A livello artistico la "vita della bellezza" sta nella continuità delle esperienze creative e spirituali rintracciabili nelle opere del passato.
Camminando per i musei, le gallerie, le librerie e i luoghi della cultura e dell'arte le donne non dimenticano mai l'arte (subconscia) di selezionare ciò che è veramente buono, utile e favolevole allo sviluppo della coscienza collettiva. Anche quando girano per i negozi e spendono per se stesse o per i figli, compiono un rituale simbolico millenario che possiamo definire "fede nel futuro", nonostanze l'incertezza e la precarietà che è cattiva compagna della felicità terrena. In fondo le Muse individuano un percorso evolutivo: stadi progressivi di fiducia in se stessi che sono veri e propri Atti di Fede. L'alchimia spirituale ha il pregio di congiungere il sacro con il profano, le gambe erotiche delle donne con i simboli dell'astrologia. Non c'è discontinuità tra la vita comune e la vita spirituale. Non esiste una cultura "alta" migliore della cultura popolare, così come non c'è differenza tra chi legge le riviste di moda e chi recita a memoria Dante, tra chi viaggia per il mondo e chi sa tutto della filosofia kantiana. Non si misura l'uomo per quanto possiede o per quanto conosce, ma per la sua sensibilità alle Leggi universali "trascritte" nel frequenze "musicali" trasmesse delle Nove Muse. L'alchimista che giunge nel decimo cielo inizia a danzare lungo il filo del tempo insieme alle tre Grazie. Nel "decimo cielo" tutto avviene secondo la Legge dell'Equilibrio, nulla avviene per caso; tutto avviene per il meglio, in armonia con la Musica delle sfere celesti




TAG tantra (4)
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16
set2008
arte alchemicaAmore e Psiche
scritto da Marta Breuning alle 07:42
[mod] [del]



Ai tempi di Guffurio (1430 circa), famoso per un suo Trattato sull'armonia musicale assimilata alla Musica delle sfere celesti, non esistevano le numerose correnti di psicologia che sono sorte nel XX secolo. L'essere umano era percepito come totalità formata dal corpo fisico e dal corpo sottile, considerato una realtà impalpabile ma concreta. Facevano parte del corpo sottile cinque "guaine" vivificate al suo interno dalla sostanza mercuriale che aveva la proprietà di diventare sempre più luminosa e rapida nel selezionare le "informazioni" provenienti dall'interno del corpo fisico (enterocezione) e dal mondo esterno (esterocezione). La moderna psicologia definisce genericamente il corpo sottile con il concetto di Psiche, contemplando così al suo interno tutti i fenomeni invisibili che sostanziano concetti diversi come quelli di anima, subconscio, inconscio, superconscio, Es e Se.

Nel rinascimento la trasformazione del Mercurio all'interno delle "guaine" psichiche veniva definita " Amor sui", amor di sè, termine coniato da sant'Agostino nei primi secoli dopo Cristo per chiarire il rapporto che l'io ( Amor) intrecciava con il corpo sottile (Psiche). La mitologia greca influenzava notevolmente lo sviluppo dei concetti psicologici, con effetti così sorprendenti sullo studio della natura umana ancora oggi incompresi e spesso vituperati. Il corpo era infatti considerato il Tempio di DIo, ovvero il luogo sacro in cui il senso di sè (fisico, psichico, mentale, spirituale, creativo e cognitivo) poteva crescere ed evolvere nella coscienza morale (Gesù) e spirituale (Cristo) che caratterizza il Figlio di DIo.

Quando il corpo è pervaso dal demone dell'Eros, Psiche si accoppia generando il mondo delle sensazioni (le ninfe), delle emozioni (le donne) e dei sentimenti (le Dee) che strutturano il mondo dell'Anima. Quando invece subentra il desiderio di conoscere l'eros,di guardare il suo vero volto, allora emerge l'amor di sè in grado di esplorare i territori della mente subconscia (istinti), inconscia (pulsioni) e iperconscia (libido) che conducono l'anima negli Inferi, nel regno dell'Ombra..

La favola di Apuleio - tratto da Wikipedia

Il percorso evolutivo di Psiche viene descritto allegoricamente da Apuleio nella sua famosa favola:


Psiche è una bellissima principessa, così bella da causare l'invidia di Venere. La dea invia suo figlio Eros perché la faccia innamorare dell'uomo più brutto e avaro della terra, perché Psiche sia coperta dalla vergogna di questa relazione. Ma il dio, Eros, si innamora della mortale, e con l'aiuto di Zefiro, la trasporta al suo palazzo, dove, imponendo che gli incontri avvengano al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fa sua. Ogni notte Eros va alla ricerca di Psiche, ogni notte i due bruciano la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto. Psiche è dunque prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolge i sensi. Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, decide di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all'uomo più orripilante, pur di conoscerlo. È questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cade dalla lampada e ustiona il suo amante; il dio vola via e Venere scaglia la sua punizione.

Venere sottopone Psiche a diverse prove: nella prima, per esempio deve suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali; disperata, non prova nemmeno ad assolvere il compito che le é stato assegnato, ma riceve un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche, che intendevano ingraziarsi il suo innamorato. (metafora della percezione categoriale delle sensazioni)

L'ultima e più difficile prova consiste nel discendere negli inferi (l'ombra) e chiedere alla dea Proserpina un po' della sua bellezza/conoscenza. Psiche medita addirittura il suicidio arrivando molto vicino a gettarsi dalla cima di una torre (archetipo del subconscio). Improvvisamente, però, la torre si anima e le indica come assolvere la sua missione. Durante il ritorno, mossa dalla curiosità a lei tanto cara, aprirà l'ampolla (data da Venere) contenente il dono di Proserpina, che in realtà contiene il sonno più profondo (l'inconscio onirico).

Ancora una volta verrà in suo aiuto Amore, che la risveglierà dopo aver rimesso a posto la nuvola soporifera (uscita dalla ampolla). Solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente, Psiche riceve l'aiuto di Giove (la conoscenza discorsiva della verità). Mosso da compassione il padre degli dei fa in modo che gli amanti si riuniscano: Psiche diviene una dea e sposa Amore. Il racconto termina con un grande banchetto al quale partecipano tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali: per esempio, Bacco (la coscienza sensoriale) fa da coppiere, le tre Grazie (facoltà evolutive) suonano e il dio Vulcano (la trasmutazione metallica del Mercurio) si occupa di cucinare il ricco pranzo.
Al termine del banchetto i due giovani godettero dei piaceri amorosi e da questa unione nacque un figlio, Piacere, identificato dai latini con Voluptas.


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17
set2008
filosofia della conoscenzaVenere: Percezione in azione
scritto da Marta Breuning alle 08:29
[mod] [del]

"La realtà non è leggibile in modo certo. Le parole, le idee e le teorie non riflettono, bensì traducono la realtà in modo insufficiente ed erroneo. La nostra realtà non è altro che la nostra idea della realtà." (E. Morin)

Per gli alchimisti c'è solo un modo di "leggere" la Realtà in modo certo: la Percezione. Ma per esercitare le facoltà della percezione, chiamata in gergo alchemico "la nostra Arte", è indispensabile compiere due atti rivoluzionari per la mentalità occidentale: astenersi dall'azione e rinunciare alla pretesa di interpretare e quindi fissare la realtà con leggi, teorie, dogmi, teoremi scientifici, economici , sociologici e matematici.



Il primo atto è stato descritto da Botticelli nel dipinto "Venere e Marte". Venere è completamente vestita, segno che non deve espletare nessuna funzione corporea sollecitata dall'eros, dall'amore o dalla passione dei sensi. Marte invece è nudo e addormentato, a dichiarare che la pulsione sessuale, il desiderio creativo e la libido di agire sono in uno stato di immobilità, come quello che si realizza durante le fasi di riflessione o di meditazione. Venere inoltre si trova a sinistra, dove per convenzione sorge il sole, ad indicare che le facoltà dei sensi sono concentrate nell'atto di percepire e non di agire. Venere vestita è l'emblema della percezione in azione, considerata dagli alchimista il principio di ogni conoscenza, di ogni indagine e scoperta di ciò che è vero, eterno e immutabile. La percezione di Venere è la stessa percezione delle "donne alchimiste", per loro natura attente a selezionare gli elementi ( i tre satiri) che disturbano, ostacolano e distorcono la visione della realtà. I tre satiri impugnano infatti una lancia con l'intento di accecare Marte al fine di sostituire la visione di ciò che è reale, con una sua improbabile interpretazione. Parole, idee e teorie, come afferma il sociologo Edagar Morin, traducono la realtà in modo insufficente ed erroneo e producono un'idea distorta e spesso capovoltà di ciò che è vero, giusto e buono per l'individuo e la società (il quarto satiro sorregge il gomito di Marte e infila uno strumento di misurazione capovolto tra il dito medio di Marte e il terreno/realtà). Tuttavia evolvere nella percezione richiede alcuni passaggi iniziatici che nemmeno le donne sono in grado di affrontare senza la giusta dose di "ragionevole follia".



Bosch è il maggior interprete delle iniziazioni alla percezione alchemica. I soggetti a sfondo religioso hanno il preciso scopo di indirizzare l'interpretazione delle immagini su un piano spirituale elevato, dove convivono i "nobili" sentimenti della rinuncia, del sacrificio, dell'abbandono, del perdono e della compassione e della dissoluzione dell'ego.

E' in quest'ottica che si deve interpretare la serie di opere in cui raffigura "Cristo portacroce" dipinto da Bosch in mezzo ad una accozzaglia di gente che parla senza pensare, che bestemmia parole senza senso, che discute unicamente per convincere, suggestionare o manipolare la psiche altrui. Anche chi tace, come la donna che mostra l'icona di Cristo dipinta su una tela,interpreta la realtà mistificando la verità attraverso la proiezione di immagini conformi agli scopi che la "libido spirituale" indotta dalla religione si prefigge.

Cristo portacroce è l'emblema della consapevolezza di vivere in un mondo farneticante, meschino, volgare e ignorante. Le parole, le idee, le opinioni, le teorie, le filosofie, i principi e i dogmi rappresentano il tentativo di inchiodare la realtà a una Verità Assoluta (Dio), mentre per Bosch (e gli alchimisti orientali) la Verità è sempre relativa a un periodo storico, a una cultura o una condizione economica-lessicale. A volte la Verità è abbastanza forte e incisiva nel convincere l'anima degli uomini, altre volte è debole e frammentata,inadeguata e incapace a descrivere la Realtà assoluta testimoniata da Cristo.
Il Cristo dipinto da Bosch sale sul Calvario portando la croce della rinuncia dell'intelletto razionalizzatore a interpretare la Realtà secondo schemi predefiniti, poichè in ogni situazione critica, anche la più banale, deve essere comunque fatta la volontà del "Padre mio", metafora di una precisa volontà di perseguire le Leggi evolutive (la Verità alchemica) suggerite dalla "percezione di Venere", in grado di vedere amore, bellezza e perfezione aldi là delle parole, delle critiche e delle regole conformi al gusto della massa.

Verità e Realtà sono i due assi della croce che il filosofo alchimista di Bosch aiuta a 'sollevare', affinché la consapevolezza degli errori compiuti dall'intelletto egopatico, egocentrico e finalizzati agli scopi (il fine giustifica i mezzi) conduca alla Ragione, quella alchemica.



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1 COMMENTO
18
set2008
Fondamenti dell'identità spiritualeLa fede secondo Bosch
scritto da Marta Breuning alle 15:34
[mod] [del]

L' amore e' un atto di fede.
Nessuno e' obbligato a comprendere un altro essere, per amarlo.
L' amore e' un atto di fede.
Può' durare una vita o un attimo.

David Lynch



J. Bosch, Martire crocifissa, Sant'Antonio, soldato condotto da un monaco , trittico, Palazzo Ducale, Venezia.


Avere fede nell'amore e nel tempo futuro è il miglior antidoto della depressione. Tuttavia questa forma di "irragionevole certezza", o di "ragionevole follia", richiede un particolare "training" mentale e spirituale, lo stesso descritto allegoricamente da Bosch.

Un soldato, emblema dell'individuo che deve affrontare in battaglia le insidie della morte, la paura e il senso di angoscia indotto dalla precarietà e dell'incertezza della sorte, è accompagnato da un monaco ad osservare con attenzione la crocifissione di una martire, simbolo della fede irrazionale che nessuno vorrebbe "indossare". La fede dell'alchimista è una fede "somatica". Non proviene da un convincimento filosofico, morale, religioso o spirituale, ma da un atto di "crocifissione" (morte simbolica) del desiderio psichico (la Martire) di nutrire fede in qualcuno al di fuori di se stessi.


Il modello da seguire è quello di Sant'Antonio, protagonista di una fede razionale nelle potenzialità dell'anima androgina (corpo e psiche) di superare le crisi con la forza dell'amore per l'altro (il cuore fisico) e dell'amore per Dio, inteso come l'essere interiore in grado di raccogliere e sostenere la speranza nel futuro (il cuore spirituale)


Sant'Antonio protegge gli innamorati e le unioni di coloro che giungono a far morire la pulsioni della gelosia, dell'invidia e della paura di essere traditi o trascurati. L'atto dell'amore richiede una perdita di ego, di rinuncia all'io e sacrificio di sé.




Bosch, La nave dei folli

L'atto della speranza richiede allo stesso modo la fine delle illusioni legate alla materialità e la rinuncia alla "follia degli uomini" di continuare a vivere credendo di essere immuni dalla morte imprevista, improvvisa, spesso assurda e incomprensibile, come quella che accade in seguito ad un incidente o una malattia grave. La "nave dei folli" è la condizione di coloro che continuano a gozzovigliare e ricercare piaceri e non si accorgono che la vita, come una nave lasciata a se stessa, va alla deriva, senza nessuna guida se non la pulsione a godere di tutto e di più, anche a scapito degli altri.

La venerazione della croce si configura quindi come un processo di trasformazione spirituale che inizia con una semplice costatazione: la stessa provata dal soldato accompagnato dal monaco a riflettere sul significato della sua vita. E' leggittimo sperare in un cambiamento futuro?

Per gli alchimisti il "filo del tempo" si illumina quando l'amore del cuore fisico si collega con la coscienza del cuore spirituale. Quando ciò avviene l'individuo supera la paura della morte e vive nel tempo presente come fosse l'ultimo giorno. Affrontare l'incertezza dei rapporti e del tempo futuro richiede una costante opera di rinuncia a difendere a tutti i costi lo status quo, il tenore di vita, la bellezza del corpo che invecchia e la conservazione egocentrica del proprio benessere psicofisico.

Bosch sintetizza in un trittico la saggezza millenaria dei veggenti, dei profeti e dei santi che hanno affrontato le avversità del mondo senza armi e senza scudi.





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