I sensi corporei non sono limitati alle prerogative dei cinque sensi che comunemente conosciamo. Visione, olfatto, tatto, gusto e udito rimangono "muti" protagonisti della percezione se l'anima inibisce le facoltà cerebrali dell'emisfero destro di sintetizzare le sensazioni fisiche e le intuizioni psichiche in senso cinestetico, senso di sè e amor di sè.
Prendersi cura del corpo, della mente e dello spirito, la "trinità maschile" che ci permette di interagire con la realtà con "consapevolezza, coscienza e conoscenza di noi stessi", considerata dagli alchimisti la "Trinità femminile" forgiata dalle tre Dee (Kali/Giunone), Lakshmi/Afrodite, Saraswati/Atena, significa espandere la potenza dell'anima di manifestarsi nei "Tre Mondi".
I segreti dell'Alchimia sono racchiusi nella dimensione sessuale, emotiva ed estetica dell'esperienza umana. Il sesso e l'eros (Kali), l'amore e la bellezza (Lakshmi), l'arte e la conoscenza (Saraswati) possono trasformare profondamente l' individuo (l'ego di San Giuseppe)) che rinuncia a identificarsi nel carattere sessuale, sociale, culturale e religioso in cui deve riconoscersi per necessità e destino. La trasformazione annunciata dall'Arte Alchemica (l'Arcangelo Gabriele) all'alchimista dei sensi (La Vergine) avviene in tre gradi:
1. Alchimia della percezione indotta dallo sviluppo del senso di sè spirituale (il Bambino di Betlemme) e dei sette sensi corporei (coordinazione muscolare, presenza psichica, attenzione mentale, concentrazione creativa, focalizzazione cognitiva , riflessione meditativa, contemplazione estetica) illuminati dalla stella a sette punte che conduce i Magi a portare i doni in grado di espandere i sensi corporei nei sensi mentali.
2. Alchimia dell'intuizione che emerge dalla manifestazione del senso di sè (Epifania) nella vita di relazione (il Bambino delle moltitudini). Anche in questo caso non sono sufficienti i cinque sensi della mente per poter dire di comprendere veramente la realtà in cui viviamo. I cinque sensi della mente (memoria, decodificazione visiva, intuizione logica, interpretazione soggettiva, comprensione razionale) rimangono "ciechi" protagonisti dell'intuizione se l'anima inibisce le facoltà dell'emisfero destro di sintetizzate le percezioni psichiche e le intuizioni sensoriali nel senso tragico, estetico e spirituale che contraddistinge la Coscienza Greca e Rinascimentale.
Manifestare le emozioni dell'anima psichica, i sentimenti della coscienza sensoriale e le percezioni dell'intelletto intuitivo , la "Trinità terrestre" che dischiude le porte alla trascendenza, significa imparare l'arte di guardare in faccia la realtà, di intuire le verità nascoste e di conoscere la Verità (aletheia) occultata dalle immagini e dalle parole proiettate dalla libido.
Coltivare il senso critico (Afrodite e Adone), tragico (Meleagro e Arianna) ed estetico (Ninfa Leda e Zeus) conduce a comprendere le dinamiche perverse e i giochi di soppraffazione messi in atto dagli uomini e dalle donne, e dalla società nel suo complesso. La conoscenza dei giochi di coscienza rappresentati nelle trame delle mitologia, dei romanzi e del cinema, ha l'effetto di espendere il "senso del tempo" per cui si inizia a preavvertire (Cassandra) l'irrompere della libido all'interno della coscienza che evolve dalla potenze dell'anima. (vedi il film "Otto donne e un mistero").
Il "senso del tempo" non di rado perfora la dimensione del tempo lineare, poichè l'anima vive perennemente nel tempo ciclico, percepito come foriero di tragedie, drammi e deja - vù che riportano la coscienza ad interrogarsi sul senso della "vera vita". E' all'interno di questa dimensione creativa dell'esistenza generata dall'Arte Alchemica di tradurre le immagini in significati e i significati in simboli, emblemi, metafore e allegorie, che la mente si appropria della capacità di utilizzare le facoltà creative e cognitive di entrambi gli emisferi cerebrali (Castore e Polluce) al fine di evolvere infine nel senso estetico (Elena di Troia) e nel senso morale-spirituale (Clitemnnestra) che caratterizzano le qualità superiori degli Eroi/Artisti.
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02
mar2009
arte alchemicaIl senso del mito e del "rapimento estetico"
scritto da Marta Breuning alle 12:07
[mod] [del]
Per Ortoli e Witkowski (la vasca di Archimede, 1998) "il senso del mito è di fungere da tramite tra la scienza e i comuni mortali (scienziati compresi), fra l'incomprensibile e il quotidiano, il magico e il normale." Come esempi riportano i piccoli miti della vasca di archimede. la mela di Newton, la formula del bemzene di Kekulè, ecc....
Il "ritorno alle origini", peculiare del pensiero mitico-religioso, si innesca per una inadeguatezza della conoscenza. All'origine del mito c'è, per l'uomo comune, il fatto di non riuscire a capire, di sentirsi escluso dal cammino delle idee, di non potere accedere alle grandi teorie scientifiche per mancanza di adeguata preparazione.
Chi conosce la realtà non ha bisogno di miti, ma per chi inibisce la percezione del sangue, dell'orrore, della morte, della sofferenza e non sviluppa il senso tragico della vita, il mito assolve il compito (come nella favola di Hans e Gretel) di disseminare i "semi"* che ci riconducono a casa, fino a che non siamo pronti, da soli (e con entrambi gli emisferi cerebrali), ad affrontare le insidie, i tranelli e le proposte "zuccherose" prodotte dalla falsa conoscenza del corpo, delle sue pulsioni inconscie e dei suoi poteri sovramentali (la strega del bosco)
Tuttavia non bisogna falcidiare il pensiero mitico che emerge dall'universo religioso, mistico e psicologico che pretende, a sua volta, di spiegare la realtà invisibile dei sentimenti, dei sogni e dell'arte attraverso "formule rituali, corrispondenze alchemiche e suggestioni mitiche-magiche" inverificabili e incongruenti.
Una ipotetica "scienza della percezione", rappresentata nella Mitologia dall'Aquila di Zeus, potrebbe spiegare ogni tipo di fenomeno visibile e invisibile, mentre è evidente che l'interpretazione erudita dei miti (antropologica, sociologica, psicologica, psicoanalitica, religiosa e teologica) lascia deboli tracce nel tempo.
Il mito elaborato dalla mente razionale dischiude le porte all'intuizione superiore in cui è ravvisabile il fondamento mistico delle scoperte e delle invenzioni. L'interpretazione mitica-magica della realtà permette invece di accedere a una dimensione morale, etica e spirituale altrimenti inacessibile alla ragione comune, razionalmente ancorata a ciò che è misurabile, concreto e verificabile con il metodo scientifico. Il senso del sacrificio e della rinuncia non avrebbe significato in una società in cui esistesse la certezza della conoscenza.
Il Mito è il trono di Zeus, il sovrano indiscusso dell'Olimpo. Con Zeus non c'è mai una certezza ferma e inossidabile nel tempo, poichè i modelli culturali e spirituali della società continuano a cambiare, evolvere e involvere, attraverso l' incessante ruota del ciclo di vita, morte e rinascita, di costruzione del futuro, distruzione del passato e rinnovamento dei simboli che devono rappresentare il millenario pulsare degli archetipi nella coscienza umana.
Zeus è il Signore della coscienza che emerge dalla psiche Femminile. In vesti di Aquila, la percezione cognitiva della realtà, Zeus aiuta Pische a riempire l'ampolla con le acque dello Stige, metafora di un primo livello di conoscenza del significato simbolico che accompagna ogni manifestazione psichica della mente subconscia, inconscia e iperconscia, e rapisce al cielo Ganinede, emblema del "senso del mito" che è all'origine del "pensiero che vede" .
"Il pensiero che vede" il fondamento "mistico" dell'intuizione scientifica e la disgregazione della "razionalizzazione" operata dall'intuizione mitica e religiosa, non si "delizia" più degli aspetti estetici, filosofici ed edonostici che la vita può riservare all'intelletto che "vaga" alla ricerca delle ragioni del vivere e del morire.
Magritte, pensiero che vede
"Non credo di essere un pittore nella piena accezione del termine. Se, quand'ero giovane, la pittura era un grande piacere, in certi momenti non ero insensibile a un sentimento spontaneo che mi sorprendeva, precisamente quello di esitere senza conoscere la ragione del vivere e del morire. E' questo sentimento che mi ha indotto a rompere con interessi d'ordine puramente estetico. Per esempio mi accadeva di smettere all'improvviso di dipingere per essere stupito di Essere (il mistero), di avere un modello vivente davanti a me (mito) e di sentire che vedere 'la vita' aveva una importanza ben maggiore che dedicarsi ai piaceri dell'arte d'avanguardia. Nel 1925, stanco di quei piaceri, ho pensato che poco importava trovare un nuovo modo di dipingere ma che per me si trattava piuttosto di ciò che bisognava dipingere, di sapere perché il mistero sia messo in questione".
Magritte.
etimologia della parola mito.
"Clemente Alessandrino riferisce che nel gergo jeratico-orfico Mitos significa "semenza" "seme"
sicché ogni mito racchiude il granello o seme di verità, che una volta deposto nel fondo del nostro intimo, farebbe germogliare la coscienza numinosa " (Giovanni Ranella). Questa definizione concorda con l'immagine dei semi disseminati da Hans e Gretel durante la prima fase di allontanamento (forzato) dalla casa dei genitori (la conoscenza e la morale di gruppo).
I semi del mito vengono poi inghiottiti dal sistema della percezione (nella favola vengono mangiati dagli uccelli) e quindi introiettati all'interno del sistema automatico della cognizione (il Se cognitivo). E' grazie al nutrimento del mito che può emergere spontaneamente il senso delal verità indispensabile per riconoscere i falsi profeti, guru e maestri generati dalla cattiva coscienza occidentale (la strega), abile nel manipolare le pulsioni inconscie individuali e collettive (il bosco) con tecniche di trasformazione di sé "edulcorate e volutamente soft", affinché possa esserci l'illusione della guarigione o del cambiamento.
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03
mar2009
arte alchemicaIl senso della verità e della fortuna
scritto da Marta Breuning alle 09:03
[mod] [del]
Bellezza e Verità sono due aspetti complementari. Chi realizza il senso del mito e si "immerge" nella conoscenza del significato simbolico delle vicende umane scopre, prima o poi, di possedere lo "scettro di Zeus", simbolo della felicità materiale e della conoscenza della Natura. Sotto l'egida di Zeus l' alchimista espande le facoltà della percezione cognitiva (l'Aquila) e la trasmuta, invertendo i poli magnetici nel cervello, nel "pensiero che vede" peculiare dell'emisfero sinistro degli artisti della "Prima Materia" (istinti, pulsioni e libido).
Il "pensiero che vede" non utilizza schemi preordinati dalla razionalizzazione delle risorse creative e nememno aderisce a qualche scuola di pensiero, ma vive nell'attesa ( e nella fondata speranza) del "pescatore" che getta quotidianamente l'amo nelle profondità sottomarine, regno assoluto dell'immaginazione creativa (gli animali mitologici) di Nettuno, alla ricerca dell' ispirazione artistica e cognitiva (intuizione iperconscia) o dell'ispirazione materiale e amorosa" (fortuna iperconscia, o channelling).
Nel Regno di Zues, rappresentato dall' alchimista del Seicento con tre cerchi concentrici, la mente ( la donna con il pavone) deve smettere di aggrapparsi al mondo esterno. Bellezza interiore (la donna con la lanterna) , Felicità materiale (il toro e la pecora) e Conoscenza simbolica (la donna con il vaso di fiori), il "mondo di mezzo" che Afrodite dona all'anima psichica (il mito della sirena che divenne regina), può essere conquistato attraverso lo sviluppo dei 10 sensi della percezione sottile (i dieci uccelli che volano verso il mondo acquatico) e , soprattutto, aggrappandosi al "filo" (l'amo della canna da pesca lanciato dalla donna che si trova al cospetto di Afrodite) di chi pratica l'alchimia della percezione, dell'intuizione e della conoscenza sensoriale.
Nel "Regno di Mezzo", nella Terra degli uomini celebrata dal "Signore degli anelli", Bellezza e Verità coincidono. Chi cerca la "Bellezza infinita" ( l'inno a Ganimede di W. Goethe) trova la Verità del Padre, ovvero l'unica Verità illuminata da Zeus nell'emisfero sinistro dei poeti, degli artisti, delle donne e dei saggi. Nel "Regno di Mezzo" , Bellezza e Verità diventano complementari a Fortuna e Felicità.
La conoscenza della Psiche (la lanterna di Afrodite) e la conoscenza dei sei fiori (i simboli della metamorfosi) rappresentano le due porte di accesso al "Regno di Nettuno", emblema dell'immaginazione creativa trainata dalla conoscenza degli archetipi e dell'energia iperconscia (il cavallo marino bicefalo).
Ma per entrare nel mondo dell'immaginazione creativa l'alchmista deve far fiorire i primi cinque sensi della coscienza (i cinque fiori) e portare con sè il "senso della verità" (la donna sulla barca). Il senso della verità (quinto senso) non può fare a meno del "senso della ragione" (il quarto senso rappresentato dalla testuggine, simbolo di memoria evolutiva e quindi di razionalità che emerge dall'esperienza).
L'alchimista che si lascia guidare dalla "memoria evolutiva" , sintesi di tutte le esperienze cognitive dirette (esperienze personali) e indirette (esperienze virtuali) filtrate dall'arte, dal cinema e condensate nella mitologia e nei proverbi popolari, riesce a collegarsi con la mano sinistra di Nettuno e sperimentare "l'intuizione iperconscia", rappresentate dal leone marino che emette dalla fronte due getti di acqua.
Nel mondo dell'immaginazione creativa suscitata dalla percezione iperconscia della realtà in tutti i suoi aspetti, per cui un sogno, un evento, una immagine e una sensazione (di natura psichica) sono collegate tra loro da una fitta rete di fili invisibili (la rete di Afrodite), avviene che "Intuizione e ispirazione" , i due getti d'acqua emessi dal leone mitologico", si trasformino nel "bianco latte" che esce dalle mammelle della mente Intuitiva, logica e trans-logica (la donna a cavallo del leone).
Il senso della verità che l' alchimista porta con sè nella "barca della vita" evolve infine nel "senso della fortuna" , la donna interiore (la mente alchemica) dalle cui mammelle (le meningi) zampilla il nettare, l'ambrosia, il soma, l'Elixir che dona amore, giovinezza eterna, salute e gioia del cuore.
Ganimede di W. Goethe
Nello splendore del mattino
come intorno a me tu ardi,
primavera, adorata!
Con mille estasi d'amore
preme sul mio cuore
il sentimento sacro
del tuo eterno calore,
bellezza infinita!
Potessi prenderti
Fra queste braccia!
Ah, sul tuo seno
indugio, delirante,
e i tuoi fiori, la tua erba
fanno tumulto nel mio cuore.
Tu calmi l'ardente
sete del mio petto,
leggiadro vento mattutino!
Mi porti il tenero richiamo
dell'usignolo dalla valle di nebbia.
Vengo, vengo!
Dove? Ah, dove?
In alto! In alto sono attratto.
Volgono in giù le nuvole,
inclinano le nuvole
verso l'amore struggente.
A me! A me!
Nel vostro grembo
lassù!
Abbracciando, abbracciare!
In alto sul tuo petto
colmo d'amore, Padre!
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04
mar2009
filosofia della conoscenzaIl senso mentale dell'Io
scritto da Marta Breuning alle 07:52
[mod] [del]
L'arte è una forma di pensiero visivo, crea bellezza, perfezione, ordine, rende visibili le cose invisibili o inaccessibili o del tutto fantastiche, dà espressione alla gioia o alla tristezza. E' una chiave di lettura della realtà, con la quale viene compiuta una trasfigurazione della realtà nella sua verità. L'opera d'arte è sempre incompiuta, così che solo la sua comprensione la porta a compimento; essa è storia di interpretazioni.
L'arte diventa una forma superiore di pensiero quando l'artista, attingendo ispirazione dalla dimensione subconscia (immagini), inconscia (sogni) e iperconscia (visioni), evolve sul piano del linguaggio simbolico (emblemi, metafore e allegorie). Gli artisti istintivi dipingono ciò che sentono, ispirati dalla bellezza delle modelle o dallo stato d'animo (melancolia creativa) in cui si trovano ad operare; non si preoccupano del "messaggio" implicito alla loro opera poichè il processo di interpretazione della realtà sociale/culturale e la sua "trasfigurazione" nella sua verità oggettiva avviene comunque durante la fase in cui "i due emisferi cerebrali" cercano l'armonia nascosta e la bellezza (non necessariamente estetica) della composizione.
Il senso estetico è principalmente senso di armonia, di equilibrio associato a una sensazione (definita sublime dai romantici) di appagamento dell'anima che rintraccia nella Bellezza percepita i semi della Verità spirituale. Bellezza percepita e percezione della Bellezza sono due cose diverse. La prima ha bisogno della presenza del senso dell'Io, mentre la secondo può avvenire passivamente, come pure manifestazione di un godimento sensoriale che coinvolge unicamente i sensi corporei.
La Bellezza percepita è un valore individuale e strettamente personale. Quanto più un individuo manifesta sentimenti inidividualizzati (amore, fiducia, comprensione, stima, ecc) e, e si libera dai sentimenti particolari (rabbia, ira, gelosia,..), tanto più diventa naturale disporre di una percezione personale della realtà e della verità.
Tale percezione, diversa da individuo a individuo, dipende dal Senso dell' Io. L'artista scopre le funzioni dell'io collegate alla dimensione mentale dell'esperienza (induzione, deduzione ed intuizione) ed evolve in forme sempre più astratte di rappresentazione del mondo dominato dalla sfera inconscia (pulsioni)
Il senso del rapimento estetico, raffigurato nella mitologia dal rapimento di Ganimede, evolve nel senso dell'Io quando l'individuo diventa autore di una forma di pensiero consapevole (induzione, deduzione e intuizione), libero da ogni forma di condizionamento. Ancora Ovidio ci descrive il passaggio fondamentale dei sensi mentali in consapevolezza di sè. Giove si innamora della ninfa Io, figlio dell'istinto di riflessione (il padre di Io è un fiume), peculiare dell'anima psichica (la ninfa) che è ansiosa di risolvere i problemi quotidiani, rappresentati metaforicamente dalle "nuvole" che passano davanti alla fronte. E così Giove, racconta Ovidio, per sedurre la ninfa si trasforma in "nuvola" e la abbraccia teneramente
"Se il Ganimede riguarda l'abbraccio del dio e del mortale mentre quest'ultimo è sollevato verso il cielo, Io ritrae invece un dio che scende sulla terra per sedurre una fanciulla. Come narra Ovidio, Giove, per nascondere il suo adulterio allo sguardo indiscreto di sua moglie Giunone, fece calare un velo di oscurità sull'incontro trasformandosi in nuvola.
Correggio esclude ogni dettaglio estraneo e riempie lo spazio con la nuvola densa del dio dissimulato. Giove non è semplicemente nascosto nel vapore; sembrerebbe piuttosto, in una brillante ispirazione figurativa, essere fatto di esso. Incorporeo, egli sembra divenire essenza solo quando entra in contatto con la fanciulla e mentre la sua mano destra le scivola attorno alla vita con la sua protezione di nube, le sue labbra cercano e trovano quelle di lei.
Presto ella verrà avviluppata, ma per un momento possiamo godere della visione fugace della sua estasi. Correggio ne distorce il corpo non solo per creare una coscia smodatamente ampia - taglio a cui era affezionato - ma anche per mostrare la sua gamba destra slanciata in alto e un braccio che avviluppa mentre l'altro la bilancia. La sua mano destra gesticola espressivamente, ma ella necessita di quel sostegno mentre apre la bocca e rovescia il capo, dolcemente disordinato e in puro godimento. La Io di Ovidio fugge via verso i boschi per paura di Giove: qui, invece, prende piacere dalla sua evanescente presenza."
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05
mar2009
arte alchemicaGiunone e la Giovenca
scritto da Marta Breuning alle 07:38
[mod] [del]
Pieter Lastman, Giunone scopre Giove con Io, 1618
Il senso dell'io che scaturisce dal rapporto amoroso di Zeus con la ninfa Io è all'origine del pensiero filosofico che emerge dal dubbio e dalla percezione della dualità che ci impedisce di comprendere il significato della vita, il senso delle esperienze e il confine di demarcazione tra il bene e il male, la morale e l'interesse, la libido e l'amore.
Giove, simbolo della ragione discorsiva che prende le mosse dai bisogni, dalle paure e dalle ansie dell'anima psichica (la ninfa), offusca il cielo e insinua il dubbio nella percezione sensoriale, logica e intuitiva, situata nell'emisfero destro, regno incontrastato di Giunone, sua consorte nell'Olimpo degli Dei. Ovidio narra che Giunone, insospettita dalla presenza della nuvola che oscura la "vista" e ottenebra la percezione delle cose, decide di scendere sulla terra sul suo carro trainato dai pavoni.
Il marito si è invaghito della ninfa per cui la dea non è più in grado di percepire e pensare la realtà in forma astratta. L'emisfero destro, specializzato nel dispiegare i simboli come strumento di esonero dalla necessità di comprendere razionalmente la realtà, diventa inefficacie e perde il suo potere quando l'energia psichica (la ninfa) rimane concentrata a risolvere i problemi quotidiani della sopravvivenza.
il simbolo, inteso come forma sostitutiva di pensiero e strumento di anticipazione degli eventi, ci permette di contemplare dimensioni molto ampie di realtà, come la cultura, la politica, la religione e la spiritualità della società nel suo complesso. La vita quotidiana invece è costelllata di problemi, difficoltà e crisi da risolvere. L'anima psichica deve evolvere nel senso dell'io, e cioè nella consapevolezza di dover affrontare il confronto, la disputa,il conflitto e le noie (le nuvole che compaiono all'orizzonte) attraverso le facoltà mentali della riflessione indispensabile per risolvere dubbi, perplessità ed ansie.
"La riflessione può giudicare le cose del mondo, può tematizzarle, oggettivarle, solo perchè queste cose sono già esposte a un corpo che le sente, le vede, le tocca, perchè sono solidali con esso in quell'unità naturale e pre-logica che fa da sfondo a ogni costruzione logica. Il Mondo, infatti è "già là", offerto al nostro corpo prima di ogni giudizio e di ogni riflessione, così come il nostro corpo è già esposto al mondo, in quel contatto ingenuo (la ninfa) che antecede la prima e originaria rilfessione." (Galimberti, Psiche e Techne).
La ninfa Io viene abbracciata da Zeus ed è in grado di di intuire in forme pre-logiche la dinamica degli avvenimenti, ma non è ancora capace di assimilare i contenuti di verità. Giunone, emblema della riflessione logica e intuitiva, decide di indagare sull'origine del dubbio, e allora Giove, allarmato dalla sua proverbiale gelosia, si affretta a trasformare la ninfa in giovenca. Nel dipinto si vede Giove mentre tenta di nascondere la Giovenca alla percezione estetica di Giunone (i pavoni) aiutato da mercurio, ancora putto, e da un uomo in maschera (il senso tragico). La Giovenca è il simbolo della riflessione che scaturisce come latte dalle sue mammelle (le meningi).
"Riflettere è accogliere nel proprio sguardo quelle fugaci impressioni e quelle percezioni inavvertite con cui il mondo mi si offre e con cui mi offro al mondo nel momento in cui gliele restituisco, perchè non le confondo con le mie fantasie e con l'ordine dell'immaginario dove, invece, non rendo quello che sottraggo....ciò significa che le relazioni che il mio corpo aperto al mondo dispiega fanno del mio corpo l'origine di tutte le trascendenze, e da questa origine scaturisce quel sapere che antecede e condiziona tutti i rapporti logico-oggettivi che un cogito astratto può dispiegare" (Galimberti).
La ninfa costruisce attraverso la riflessione "corporea" il senso dell'Io da cui può avere origine il pensiero consapevole e la coscienza di relazione. Tuttavia il senso dell'io non può elaborare un pensiero astratto fino a che le "meningi" (le mammelle della giovenca) non sono capaci di generare sufficiente energia mentale (il latte) attraverso lo sforzo della concentrazione e della focalizzazione dell'energia psichica nel "terzo occhio" (l'occhio del pavone).
Giunone si accorge dei "limiti mentali" della ninfa e ottiene da Giove il permesso di affidarla ad Argo, il famoso guardiano dai cento occhi emblema dell'ego di coloro che credono solo a cio che la loro mente vede, sente e percepisce con i sensi. Per alcuni anni la Giovenca produce il latte della riflessione, fino a che , un bel giorno, Giove decide di liberarla dal controllo dell'ego che finalizza ogni riflessione alla soluzione dei problemi contingenti e "urgenti" a discapito dello sviluppo mentale (il senso dell'io) e spirituale (il senso di sè) dell'anima.
- continua-
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06
mar2009
arte alchemicaLa morte di Argo e il pungolo di Io
scritto da Marta Breuning alle 08:07
[mod] [del]
Il senso dell'io si forma in età adolescenziale, tempo in cui si diventa consapevoli di ciò che si pensa e soprattutto delle parole con cui esprimiamo sensazioni e paure, emozioni e bisogni, sentimenti e desideri. Lo sviluppo della riflessione ci porta a formulare con sempre maggiore chiarezza gli stati d'animo e soprattutto gli stati di coscienza che nascono dalla percezione dell'ingiustizia, dell'iniquità e del malessere indotto dai rapporti e dai legami personali, famigliari e lavorativi.
La capacità di riflettere diventa sempre più profonda, critica e intuitiva, quanto più la pulsione psichica che struttura il senso di identità (la ninfa Io) evolve in energia mentale (la giovenca e il suo latte). La pulsione a difendere il senso di identità (Argo, il custode dai cento occhi) in rapporto al mondo esterno, peculiare di chi vuole differenziarsi dalla massa o ribadire il proprio punto di vista, è un fattore inizialmente costruttivo della coscienza individuale, sociale e materiale, ma poi si trasforma in un fattore limitativo in quanto impedisce l'espansione della coscienza personale nella coscienza umana (Gesù) e spirituale (Cristo) che caratterizza la ricerca della verità.
La mitologia ci indica in forme metaforiche il processo di trasformazione della pulsione a difendere il nostro punto di vista (Argo ha cento occhi) che origina dall'uso delle meningi (le mammelle della giovenca) e cioà dalla capacità di articolare un pensiero conforme alle aspettative della società. La ninfa Io (il senso di identità) viene trasformata in giovenca (consapevolezza dell'io cogito, "penso dunque sono") e condannata da Giunone (lo spirito alchemico) ad essere custodita da Argo (pulsione a difendere il punto di visto che evolve dall'io cogito).
Passano gli anni e l'individuo matura la comprensione che i pensieri, anche quelli più intimi e personali, sono modellati dalla coscienza di gruppo, dal sistema delle credenze e delle abitudini che ci spingono ad elaborare un pensiero conforme agli scopi. Il pensiero economico, politico e filosofico non è mai un prodotto originale della coscienza individuale e la stessa coscienza è influenzata dai costumi morali e religiosi di riferimento. Siamo un prodotto della società e della cultura in cui sviluppiamo la nostra capacità di far funzionare autonomamemte le nostre meningi (per chi ci riesce).
"Giove impietosito dalla triste sorte di Io, prigioniera della pulsione di difendere la propria identità di pensiero, chiese a Mecurio di liberarla. Il messaggero degli Dei riuscì ad addormentare Argo al dolce suono della sua siringa (il flauto di Pan fatto con due canne) e poi lo uccise. Giunone, infuriata per la morte del suo custode, sfogò la sua rabbia sulla rivale cacciandole nel petto un invisibile pungolo. La ninfa, disperata, iniziò a fuggire per tutto il mondo. Solo in seguito alle preghiere di Giove, la dea placò la sua ira e >Io riprese le sue originarie fattezze. Nel frattempo Giunone , addolorata per la morte di Argo, si accinge a depositare i suoi cento occhi sulla coda del pavone: le offre aiuto Iride il cui attributo è l'arcobaleno, tramite divino tra il cielo e la terra."
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07
mar2009
filosofia della conoscenzaIl Flauto di Mercurio
scritto da Marta Breuning alle 08:11
[mod] [del]
Giove impietosito dalla triste sorte di Io, prigioniera della pulsione di difendere la propria identità di pensiero, chiese a Mercurio di liberarla. Il messaggero degli Dei riuscì ad addormentare Argo al dolce suono della sua siringa (il flauto di Pan fatto con due canne) e poi lo uccise. Giunone, infuriata per la morte del suo custode, sfogò la sua rabbia sulla rivale cacciandole nel petto un invisibile pungolo. La ninfa, disperata, iniziò a fuggire per tutto il mondo. Solo in seguito alle preghiere di Giove, la dea placò la sua ira e Io riprese le sue originarie fattezze. Nel frattempo Giunone , addolorata per la morte di Argo, si accinge a depositare i suoi cento occhi sulla coda del pavone: le offre aiuto Iride il cui attributo è l'arcobaleno, tramite divino tra il cielo e la terra.
La "morte" del punto di vista personale, la sua cancellazione, rappresenta una tappa importanta nello sviluppo della coscienza individuale e del senso di identità che ne deriva. La morte di Argo, custode delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti dell'anima psichica (la ninfa Io) elaborati in pensieri, analisi e intuizioni (il Mercurio), individua simbolicamente il passaggio a una nuova forma di esperienza della realtà.
La realtà non è mai quella che siamo in grado di descrivere utilizzando le parole più idonee per manifestare il nostro punto di vista personale. I giornalisti, soprattutto quelli schierati politicamente, danno prova quotidianamente dei diversi modi, sempre contrapposti, di analizzare e interpretare un fenomeno o un avvenimento. Per gli alchimisti la Realtà è una sola, mentre le verità possono essere molteplici.
Per la cultura occidentale modellata dalla scientismo cartesiano e dal fideismo cattolico, la Verità è una sola ed è quello "collaudata" dal dogmatismo razionale (l'Imperatore) e religioso (il Papa). Ancora oggi il papa invita gli scienziati a confrontarsi sul primato della Fede sui principi della Scienza ipotizzando una possibile conciliazione nel nome di Dio (Zeus), dimenticando che proprio il Figlio (il mercurio mandato da Zeus per uccidere Argo) è invece il protagonista assoluto (il capro espiatorio) dell'esperienza delle molteplici verità che dominano i pensieri degli uomini.
Mercurio/Gesù "soffia " su entrambe le canne del flauto di Pan per dimostrare attraverso le parabole, artificio ermetico in cui parola e immagine si coniugano per descrivere l' Unica Realtà, la dicotomia di analisi che esiste all'interno di tutti gli schemi di pensiero. Le condizioni sociali, economiche e culturali influenzano lo sviluppo del pensiero, per cui in ogni forma di riflessione (e le Leggi che ne conseguono) l'individuo sociale cerca di difendere il potere e lo status sociale ed economico in cui si identifica.
Con acume San Paolo afferma, in una delle sue lettere, che la "Legge" degli uomini si trasforma nel "pungiglione della morte", in quanto tende a disconoscere le ragioni altrui e a inibire lo sviluppo della coscienza (il pungolo che Giunone introduce nel petto della ninfa Io). Mercurio inizia a suonare il flauto (la siringa) e a spiegare ad Argo la dicotomia cerebrale che impedisce ai suoi cento occhi di cogliere l'Unica Realtà. La verità è soggettiva , mentre la Realtà è oggettiva. Alla vittoria dei potenti corrisponde la sconfitta dei deboli, alla ricchezza di pochi si contrappone la povertà della massa, mentre al tempio dei sapienti accorrono gli ignoranti e i bisognosi.
Anche il punto di vista personale, per quanto informato e al di sopra delle parti, è una interpretazione soggettiva della realtà. La Realtà può essere indagata nel momento in cui "Mercurio riesce ad addormentare Argo ed a ucciderlo nel sonno", e cioè a cancellare il sistema delle credenze e delle opinioni personali che inquinano, sporcano e deviano la visione della Realtà così come si presenta al primo sguardo.
Giunone comprende la lezione di Zeus e incolla i cento occhi di Argo nella coda del pavone, il suo simbolo regale, per ribadire la consapevolezza della vanità insita nel pensiero degli uomini. Ogni individuo difende sempre se stesso e la sua casta...è nell'ordine delle cose. La politica è sempre scontro tra interessi contrapposti, ma la vera democrazia è quella impartita da Zeus: la Realtà è tragica, nessuno si può salvare dalla crisi fomentata dalla Libido Universale (il Cinghiale di Meleagro).
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08
mar2009
filosofia della conoscenzaDanae: il senso mentale creativo
scritto da Marta Breuning alle 08:30
[mod] [del]
Danae
Il padre di Danae era Acrisio, re di Argo. Avvertito da un oracolo che un figlio di lei lo avrebbe ucciso, la imprigionò in una torre. Nel dipinto il Correggio riproduce scrupolosamente questa condizione, non solo mostrandola giacente su un letto a baldacchino splendidamente ampio, con la cortina indaco e oro e i montanti ornati di scudi classici, ma offrendo anche un punto di vista fuori dalla finestra su una splendida distesa di cielo azzurro, in cui le nuvole sono sfumate con accenni di verde turchese. La precauzione fu naturalmente resa inefficace dall'arrivo di Giove, che sedusse Danae tramutato in pioggia d'oro. Nella tela una nube sovraccarica si libra sopra il letto e una pioggia dorata comincia appena a staccarsi dalla sua massa. Tre gocce sono sospese nell'aria, altre già depositate sono visibili nei panneggi che in parte celano il corpo di Danae. In basso, Cupido, rappresentato come un ragazzo di una decina d'anni, siede familiarmente all'estremità del letto, con l'oro del baldacchino fra le cosce e la gamba arretrata che penzola al di là del bordo. Il ragazzo guarda in su verso la nube, e con la mano sinistra lentamente aiuta Danae a togliere il lenzuolo bianco che è la sua ultima copertura e attraverso il qual percepiamo le dita di lui e di lei. Con la mano destra egli indica esplicitamente, seppur superfluamente, al sesso di Danae, che è sul punto di apparire. In quanto a Danae stessa, sebbene afferri gli orli del lenzuolo, non sembra che lo stia trattenendo. Al contrario, le cosce sono aperte sotto la stoffa. Non si unisce a Cupido nel guardare verso il cielo, ma ella è una spettatrice eccitata che assiste al suo stesso svelamento. Sostenuta da cuscini soffici, sorride mentre guarda in giù oltre i piccoli seni alti, verso la lattea distesa del ventre.
Per gli alchimisti il senso creativo è una dote innata nell'anima. Le donne lo manifestano in forma psichica quando sono stimolate dell'eros, mentre, a un livello superiore (la torre, simbolo dell'elaborazione cerebrale degli stimoli) il senso creativo diventa una esperienza mentale quando è "fecondato" dalle parole, dalle immagini e dai contenuti trasmessi dalla conoscenza della natura umana (la pioggia dorata di Giove).
Il senso mentale creativo è eccitato da Cupido, che lentamente toglie il velo e lascia scoperto il sesso femminile, metafora della mente aperta alle suggestioni erotiche ed intellettuali suscitate dalle immagini dell'arte, dalle vicende mitologiche, dalle trame del cinema e dei romanzi.
La mente delle donne non ama l'elucubrazione intellettuale di filosofi e critici, ma si lascia "fecondare" dalla "pioggia" che proviene dalle menti creative che sanno unire intuito e ragione, percezione e conoscenza, amore e sensibilità estetica. Il senso mentale creativo diventa attivo sfogliando le riviste di moda e di arte, e stimola l'anima ad appropriarsi delle parole, delle immagini e dei contenuti di coscienza (le tre gocce) che più sono affini alla sensibilità dell'anima.
La vicenda di Danae assomiglia non poco all' idea che gli alchimisti rinascimentali si erano fatti dell'Immacolata Concezione di Maria. Infatti il senso mentale creativo non ha bisogno di entrare in contatto con il "corpo fisico" , ma assorbe i contenuti di coscienza (chiamato Lithos spermatikos) direttamente dalla "luce" riflessa dalle immagini (le ali multicolori di Gabriele) , oppure tramite l'ispirazione supercosciente (la colomba bianca veicola la pioggia d'oro di Zeus).
Danae e la Vergine Maria sono accumunate dal fatto di concepire "idee e sentimenti cognitivi" ( i due putti ai piedi di Danae affilano una freccia rossa e una freccia blu) in forme "immacolate" e cioè in assenza di maestri o di amanti. Il senso mentale creativo trae ispirazione direttamente dalla percezione della luce e non a caso Corrreggio dipinge un'ampia finestra dalla quale si ammira l'immensità del cielo.
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09
mar2009
arte alchemicaLeda: Il senso intuitivo delle cose
scritto da Marta Breuning alle 12:41
[mod] [del]
«Le cose non sono dunque davanti a noi come semplici oggetti neutri da contemplare; ogni cosa simbolizza per noi un determinato comportamento, ce lo ricorda, suscita in noi reazioni favorevoli e sfavorevoli, ed è per questo che i gusti di un uomo, il suo carattere, l’attitudine che ha assunto nei confronti del mondo e dell’essere si leggono negli oggetti di cui si circonda, nei colori che predilige, nei luoghi in cui sceglie di passeggiare. Claudel dice che i cinesi costruiscono giardini di pietre in cui tutto è rigorosamente secco e spoglio. In questa mineralizzazione dell’ambiente circostante, si deve leggere un rifiuto dell’umidità vitale, una preferenza per la morte.
Gli oggetti che vivono nei nostri sogni sono ugualmente significativi. Il nostro rapporto con le cose non è un rapporto a distanza. Ogni cosa parla al nostro corpo e alla nostra vita. Le cose sono rivestite di caratteri umani (docili, dolci, ostili, resistenti) e inversamente esse vivono in noi come altrettanti emblemi dei comportamenti che amiamo o detestiamo. L’uomo è investito nelle cose e le cose sono investite in lui. Per usare una terminologia psicoanalitica, le cose sono dei complessi. Che è poi quel che voleva dire Cézanne quando parlava di un certo “alone” delle cose che si tratterebbe di rendere con la pittura».
(Maurice Merleau-Ponty, Conversazioni [1948], trad. it. Milano 2002, pp. 36-37)
Avere gusto, carattere edonistico e attitudine estetica significa di fatto evolvere nel senso mentale intuitivo, ovvero nella capacità tipica delle donne, degli artisti e degli individui raffinati, ma non per questo dandy, di godere della bellezza, della perfezione e dell'atmosfera creata dalle cose, dalle immagini e dai "luoghi" che ci circondano.
Il gusto del lusso è un carattere mentale innato nell'uomo. Sensualità espressiva, morbidezza tattile, bellezza estetica, incisività erotica e vibrazione emotiva, peculiari delle immagini cariche di valori "epigenetici" disseminati dalla cultura del piacere incentrata sull'oro e sul corpo della donna, descrivono da millenni il carattere edonistico della natura umana. Tutti possono godere delle immagini, anche se non si dispone del denaro per possedere le cose, gli oggetti, i luoghi, e spesso le persone, che definiscono e contraddistinguono stati di pienezza e di gratificazione dell'anima.
Pompei, Ercolano e le residenza degli antichi romani trasmettono una sapienza di "costumi" inavvicinabile e tuttoggi incomprensibile a chi non evolve nel godimento dei sensi mentali. Tuttavia avere la fortuna di manifestare il carattere edonistico non significa possedere una attitudine estetica, gusto raffinato, amore ricambiato per la bellezza, e capacità di intuire il valore effettivo delle cose, delle immagini, dei luoghi e delle persone che desideriamo ardentemente "tenere" presso di noi.
L'Alchimia greca e poi rinascimentale descrive attraverso le vicende mitologiche il processo alchemico di trasmutazione dei sensi corporei in sensi mentali e infine spirituali. L'anima inizia a godersi la vita in tutti i suo aspetti sensoriali, e quindi del vino, del cibo, del sesso, dell'eros, dei giochi, dei rebus e dell'arte quando giunge ad affinare il senso intuitivo delle cose, che come afferma Merleau- Ponty, parlano al nostro corpo e alla nostra vita come emblemi di sogni, desideri o comportamenti che amiamo o detestiamo.
Il senso intuitivo delle cose è un dono quando si manifesta psichicamente attraverso il semplice movimento corporeo. Le "Sette Muse" sintetizzano il talento naturale degli individui che sono dotati di senso plastico, costruttivo, formale, sintetico, spaziale, musicale ed estetico, ma non spiegano come sia possibile giungere per chiunque tradurre il talento psichico in effettiva consapevolezza mentale di poter "godere delle cose" con tutti i sensi mentali.
La ninfa Leda è il modello scelto dagli alchimisti per tradurre la trasmutazione del talento psichico (la ninfa) nel senso mentale intuitivo in grado di avvertire la bellezza, l'eros e la verità in ogni manifestazione artistica di trasformazione della pulsione sessuale in creatività dell'anima (Zeus trasformato in cigno).
"A differenza delle altre mitologie degli Amori di Giove, Leda era un soggetto relativamente comune e con molti precedenti antichi. La trattazione di Correggio differisce dalle altre perché illustra Leda seduta frontalmente, con il cigno fra le cosce. Ella siede comodamente sull'argine, usando i vestiti abbandonati come telo, le dita del suo piede destro penzolano nell'acqua, mentre con una mano aiuta il cigno ad unirsi a lei, mantenendo l'equilibrio. La vellutata morbidezza del suo compagno contrasta in maniera indimenticabile con la calda vita della carne di lei, contrasto carezzevole e temperato da quell'abilità di sfumato in cui il Correggio eccelle. Se pure qualcuno avesse mai potuto descrivere questa scena in termini di stupro, nulla potrebbe essere più lontano dalla concezione del Correggio: la fanciulla si sta divertendo col cigno dalle dimensioni maneggevoli, ed il cigno con lei."
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10
mar2009
filosofia della conoscenzaNemèsi, la Regina della notte.
scritto da Marta Breuning alle 10:04
[mod] [del]
Il romanzo "Narciso e Boccadoro" di H. Hesse descrive in sostanza le due diverse "tecnologie del Se" che ci permettono di "uscire" dal mondo delle illusioni ed entrare nel mondo reale.
Narciso segue la via ascetica del sannyasin, del rinunciante,mentre Bocccadoro percorre la via dell'amore, dell'arte e dell'esperienza del mondo.
Entrambi raggiungono il "punto di illuminazione" del "Se" e realizzano un livello di comprensione della natura umana, della realtà e dell'anima che si "libera" dalla sofferenza, dalla recriminazione e dall'amarezza di non aver realizzato i sogni, le speranze e le aspirazioni dell' io incarnato (il sole di nascita).
Secondo Foucault, in base alla tradizione socratica-platonica, e successivamente cristiana, si è creata una tecnologia del Se che permette agli individui di eseguire, con i propri mezzi e con l'aiuto degli altri, un certo numero di operazioni sul proprio corpo e sulla propria anima -dai pensieri, al comportamento, al modo di essere, - e di realizzare in tal modo una trasformazione di se stessi allo scopo di raggiungere uno stato caratterizzato da felicità, purezza, saggezza, perfezione o immortalità.
Mentre la tradizione alchemica orientale elabora precise tecniche di "illuminazione" dell'energia Kundalini indirizzate al corpo (hatha Yoga), alla mente (tantra Yoga) e allo spirito (jnana yoga), in occidente la tradizione greca elabora la cultura dei giochi (corpo), dell'eros (mente) e dell'arte (spirito) quali strumenti di evoluzione dell'anima fisica (sarx), psichica (psichè) e mentale (pneuma) in consapevolezza (animus), comprensione (spiritus) e conoscenza (intellectus) dei processi di metamorfosi, trasmutazione e trasformazione dell' istinto in amore, della pulsione psichica in coscienza e della libido in conoscenza dell'alchimia spirituale.
La "tecnologia occidentale" si fonda sul ruolo del piacere, della curiosità e dell'interesse ludico nel veicolare la "prima materia" verso livelli evoluti di consapevolezza. E' da questi primi tre livelli di esperienza delle verità del corpo, della psiche e della mente, descritte nella mitologia dall' accoppiamento di Zeus con Nemesi, la Regina della notte, che emerge dal fondo buio e irrazionale la figura della Ninfa Leda, ritenuta dagli alchmisti rinascimentali il punto di svolta, l'anello "mancante" nei processi di evoluzione della materia psichica in materia mentale.
La mitologia individua in Zeus, emblema della ragione discorsiva che emerge dall'esperienza diretta dei sentimenti femminili, l'arteficie dei processi di metamorfosi dell'anima fisica, psichica e pneumatica (Nemesi) in senso psichcio intuitivo (la Ninfa Leda). Zeus è la manifestazione compiuta della tecnologia alchemica (Il padre Urano) nel corpo umano; in Zeus si compiono i riti e i giochi, le iniziazioni e i baccanali, l'arte e la cultura. Zeus è quindi il padre che feconda l'anima, la mente e lo spirito dell'alchimista generando in ogni uomo Eros e piacere, Amor e curiosità, Mercurio e conoscenza (i tre volti del Figlio).
Zeus insegue Nemesi, l'anima psichica sprofondata nel buio irrazionale in cui l'ha gettata Saturno dopo aver castrato il padre Urano, nei tre regni della materia. Nemesi, la regina della notte, fugge al corteggiamento di Zeus e si trasforma prima in pesce e poi in oca generando di volta in volta "l'acqua "dei sentimenti emotivi (pesce) e l'aria in cui vibrano le sensazioni di paura o le emozioni di gioia (l'oca). Toccando terra e diventando un cigno meraviglioso, simbolo della consapevolezza psichica dei sentimenti corporei, Nemèsi è finalmente in grado di accoppiarsi con Zeus trasformato in cigno.
Viene da pensare che la favola del "brutto anatroccolo" rappresenti una variante barocca della vicenda mitologica....
continua-
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11
mar2009
arte alchemicaLe quattro uova di Leda e Zeus
scritto da Marta Breuning alle 12:23
[mod] [del]
La ninfa Leda è un modello di illuminazione di una parte specifica del corpo fisico. Ogni vicenda mitologica descrive un particolare percorso dell'energia spirituale all'interno dei canali energetici "aperti" al transito del Mercurio, simbolo del collegamento tra specifiche arere del "corpo psichico" (Castore) così come del cervello (Polluce).
Espandere l'intelligenza (Mercurio) significa aprire il corpo fisico, mentale e spirituale alle modificazioni chimiche, magnetiche ed elettriche indotte dagli istinti, dalle pulsioni e dalle libido. La riflessione operate dal senso dell'io sulla natura degli umori, degli stati d'animo e dei sentimenti hanno l'effetto di creare "quello" spazio (etere) in cui è possibile coltivare la consapevolezza sensoriale (Venere), discorsiva (Giove) e simbolica (Nettuno) delle esperienze vissute dall'anima attraverso il corpo.
L'alchimista non si identifica con l'io sperimentatore, autore autobiografico di molti diari e blog, ma con Quello (Tu sei Quello!), e cioè con lo spazio di consapevolezza (la sfera sormontata dalla croce) che l'anima crea all'interno dei tre mondi (Le due sfere laterali con al centro la stella a sette punte). Diventare Venere, Zeus e Nettuno significa alla fine diventare sensibili al magnetismo lunare che è all'origine di ogni trascendenza (la filosofia di Afrodite).
La sensibilità lunare peculiare delle donne, degli artisti e dei saggi diventa un fattore prima creativo e poi spirituale nel momento in cui la "consapevolezza dell'Anima" (la Luna congiunta al Sole) si riversa all'interno del "Calice" che alimenta Il "Mercurius", per cui i collegamenti neuronali tra le sinapsi iniziano ad avvenire autonomamente e a ramificarsi nel cervello, come le radici di un albero capovolto che dischiude la chioma verso il cuore.
Le vicende mitologiche traducono in parole e immagini i collegamenti sottili che avvengono all'interno delle mappe corporee, per cui le ghiandole endocrine (Venere) si collegano agli organi di azione (Marte), così come le ghiandole della testa si collegano a specifiche aree del cervello. La mitologia traccia le mappe della trascendenza e definisce in forme metaforiche, analogiche e anagogiche il percorso compiuto dalla consapevolezza lunare (Diana) per giungere fino al cervello, sede della comprensione solare (Apollo).
Alla fine del XV secolo la "ninfa Leda" si trova al centro di un enorme dibattito filosofico-spirituale. Mentre Venere Urania era già sorta dalle acque per annunciare al mondo la nascita dell'Arte alchemica intesa come tecnica di manipolazione consapevole del materiale psichico contenuto nel vaso di Pandora, (Botticelli, Nascita di Venere, 1484), Leda (la ghiandola del timo) descrive il passaggio dal senso psichico intuitivo, al senso psichico estetico (Elena, la ghiandola pineale) e poi etico (Clitennestra, le ghiandole paratiroidee).
Il senso psichico intuitivo è di fondamentale importanza perchè ci permette di differenziare le cose che ci emozionano, da quelle che ci disgustano, e quindi di scegliere istintivamente tra il bello e il brutto (per noi), tra ciò che sentiamo positivo e utile per il nostro benessere e sviluppo, da ciò che invece percepiamo come sbagliato e negativo La ghiandola del timo, ormai atrofizzata negli individui assuefatti a quasiasi stimolo emotivo, è il "pungolo" che Giunone infila nel torace della ninfa Io, ma è anche il "grillo parlante" che la fata Turchina cerca di affibiare a Pinocchio, il burattino di legno.
La ninfa Leda è all'origine della coscienza che non può fare a meno di esprimersi, di parlare e di comunicare l'emozione della gioia o l'emozione della ripulsa. La voce della coscienza è bidirezionale. Quando lo sguardo si rivolge all'interno (Polluce), il senso psichico intuitivo informato dalle sensazioni provenienti dal timo produce il dialogo interiore che annuncia spesso l'origine di un conflitto. Quando lo sguardo si rivolge all'esterno (Castore), allora Leda si collega alla lingua (Zeus trasformato in cigno) e la ninfa non può non esprimere il proprio punto di vista estetico (Elena) e morale (Clitennestra).
Zeus/Cigno (la lingua in quanto organo di azione) genera con Leda due coppie di uova. Dalla prima coppia nascono Castore e Polluce, i Dioscuri protagonisti assoluti di ogni conflitto mentale, abili nello sconfiggere le resistenze interiori (Polluce è abile nel pugilato) e nel superare qualsiasi ostacolo esterno con la dialettica (Castore, domatore di cavalli). Dalla seconda coppia nascono Elena (il senso psichico estetico) e Clitennestra (il senso psichico morale).
continua-
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12
mar2009
filosofia della conoscenzaL'amore del Padre (Zeus)
scritto da Marta Breuning alle 08:08
[mod] [del]
La filosofia occidentale insiste da sempre sulla necessità di espandere l'Homo interiore a discapito di quello esteriore, fondando la "cultura dell'anima" sulle opere di Sant'Agostino, il teorico della gnosi cristiana . "Più si studia Agostino e più si constata come egli dipenda da Plotino, tanto da rendere davvero pertinente la questione su dove termini il suo platonismo e dove cominci il suo cristianesimo. Partendo da Plotino, Agostino si convince che la via maestra della conoscenza spirituale di Dio è l'introversione, l'interiorizzazione, giacché da un lato l'Uno è dentro di noi e dall'altro, non è possibile alcuna vera conoscenza di se stessi, se non nell'essere, ovvero in Dio. (Marco Vannini, La morte dell'anima)
Ogni vera conoscenza di sé, dunque, di quel problema che è l'uomo e la sua natura disobbediente (il peccato originale), presuppone una discesa in quella che già i neoplatonici chiamavano "profondità dell'anima" che è, allo stesso tempo, la sua parte più elevata". Per salire in alto, verso il vertice della conoscenza di Dio, occorre scendere in profondità, per esplorare e rischiarare le parti "buie ed irrazionali" (l'Ombra) che incessantemente inducono a comportamenti peccaminosi.
Per l'alchimia cristiana più intransigente il processo di interiorizzazione deve avvenire sulla scia dell'amore, della devozione e della fede, qualità dell'anima razionale a cui si giunge attraverso la rinuncia delle passioni, il distacco da ogni forma di attaccamento e la fiducia assoluta nell'amore esclusivo di Dio per il suo figlio "errante" e "rinunciante " (il sannyasin orientale e il movimento spirituale di San Francesco d'Assisi)
Per il cattolico, pallida controfigura dell'alchmista cristiano, l'atto di scendere in meditazione attraverso la preghiera, la recitazione dei salmi e la contemplazione delle immagini sacre, significa sperimentare l'ambiguo rapporto con il suo creatore.
"A differenza delle grandi divinità cosmiche, naturalistiche o guerriere conosciute dall'antichità indo-europea, il dio cattolico si trasforma in un attore psicologico, in personaggio della vita interiore più profonda e personale. Egli abbandona, tenta, soccorre, si indigna, si offende, gioca d'astuzia, si irrita, mette alla prova, punisce, ecc..., ma prima di tutto ama il proprio "figlio" di un amore infinito". I suoi interventi, testimoniati nelle opere di Francesco di Sales. San Giovanni della Croce e molti altri, scandiscono la ricerca spirituale del credente che si confronta con le proprie debolezze e contraddizioni." (Daniel Dubuisson, la formazione dell'Io)
In questo complesso rapporto con il Padre, l'antropologia cattolica non è mai così lucida e vicina alla situazione esistenziale dell'individuo come quando lo incita a confrontarsi con il Male interiore e volgersi verso Dio. Se si studiano le opere di Sant'Agostino e di San Francesco di Sales come espressioni di una profonda conoscenza bio-psico-logica della natura umana, si può pensare che il Padre, al quale l'anima si rivolge per chiedere aiuto materiale, sostegno psicologico, rivelazione della verità e comprensione degli errori commessi, rappresenti metaforicamente un aspetto dell'Ego biologico (Super-Io), ovvero di quella struttura istintiva (Il Pleroma degli istinti) in grado di proteggere l'Io (il figlio) da processi di disintegrazione dell'identità individuale (il Se) o di inflazione della personalità istintuale (L'Es).
Se si analizza la parabola del "figliol prodigo" partendo da questi presupposti psicologici, ci si accorge che la storia ricalca "la discesa nelle profondità del cuore" compiuta dal mistico (Narciso) in chiave mondana (Boccadoro). Entrambi i protagonisti del romanzo di Herrmann Hesse raggiungono, per strade diverse, l'illuminazione della coscienza. Mentre Narciso si impegna nel raggiungere l'introversione assoluta dell'anima (istinto di morte) in cui avviene l'annullamento dell'egoicità (la libido materiale) intesa come pulsione a vivere e godersi la vita ad ogni costo, Boccadoro è invece l'arteficie della dispersione del "denaro interiore" (il desiderio psichico indotto dal seme) attraverso la soddisfazione di ogni forma di godimento, di pulsione e di gratificazione sensoriale (istinto di piacere)
Con le stesse intenzioni di Boccadoro, il "Figliol prodigo" riceve dal Padre (la razionalità materiale) la sua parte di eredità biologica e culturale (l'istinto di trascendenza dell'io) e abbandona ogni forma di sicurezza economica (il fratello ricco con il mantello rosso), di confort materiale e sensoriale (il secondo fratello seduto su una sedia) e al privilegio sociale indotto dall'istruzione e dalla protezione del gruppo culturale e religioso di appartenenza (il terzo fratello dipinto sullo sfondo).
Il dipinto di Rembrandt descrive quindi un preciso stadio di trasformazione dell'io che procede tramite le Iniziazioni alchemiche.
La decisione di rinunciare alle facili sicurezze dell'ego materiale, alla tentazione di farsi cullare dalla sensibilità dell'anima e il desiderio di essere libero dalla volontà paterna (la società) di istruire con dottrine conformi alle leggi, è la molla che spinge il "Figlio", generoso con se stesso e prodigo nello spendere il denaro del corpo (libido sessuale) e dell'anima (istinto di conoscenza), ad intraprendere il sentiero della trasformazione mondana dell'io.
La trasformazione dell'io attraverso le esperienze del mondo è ardua, difficile, densa di imprevisti e di tentazioni materialistiche. Forse è più difficile di quella mistica, (riservata agli ordini monastici), ma certamente è la via più naturale e conforme alla struttura psicologica dell'uomo comune occidentale, poco incline a rinunciare ai piaceri carnali, materiali e sensoriali.
La mitologia greca raramente afferma la necessità di rinunciare ai piaceri per conquistare la condizione di estasi riservata agli dei e semi-dei dell'Olimpo. Anzi. Il comportamento di Zeus, marito infedele di Giunone e incallito seduttore di ninfe, donne e Dee, lascia supporre che la via occidentale alla trascendenza possa essere praticata attraverso l'illuminazione dei sensi corporei, mentali e spirituali che avviene naturalmente nell'alchimia sessuale (erotica, amorosa e artistica).
Praticando l'amore per il corpo, la mente e lo spirito/coscienza delle donne, Boccadoro trasforma l'eredità paterna (il corpo dominato dagli istinti, dalle pulsioni e dalla libido) in amore, coscienza e conoscenza delle potenzialità trascendenti del Figlio, simbolo dell'intelligenza di relazione (Animus), della coscienza di relazione (Spiritus) e della conoscenza di relazione (Intellectus) che evolvono dall'alchimia sessuale.
La parabola del Figliol Prodigo illumina quindi la "la Via di Mezzo" occidentale. Non è necessario rinchiudersi nei conventi o praticare il digiuno, l'astinenza sessuale e la rinuncia ai beni materiali per conquistare il Regno dei Cieli. Il Figliol Prodigo dissipa il denaro (la libido) del Padre (la razionalità materiale della libido sociale) nei rapporti sociali, affettivi, famigliari, professionali, lavorativi....Incarnando il potere di Zeus di esplorare con la razionalità discorsiva le "Tragedie" della vita, l'alchimista illumina, uno dopo l'altra, le potenzialità trascendenti dell'anima (femminile) di evolvere in "Percezione, Conoscenza sensoriale e Intuizione supercosciente".
Esperto del mondo e della natura umana, compresa nei suoi vizi e nelle sue virtù, Il Figliol Prodigo non è più capace di nutrirsi di "ghiande" e di condividere la vita con i "maiali". La "consumazione" della libido (calcinazione, putrefazione, cancellazione, macerazione e decantazione sensoriale) lo riduce in "povertà" poichè impedisce qualsiasi attività speculativa tesa all'arricchimento personale.
L'assenza di ambizione, di avidità e di passioni egocentriche annuncia il suo "fallimento" sociale, materiale e sentimentale. In queste condizioni di assoluta perdita di identificazione con il nome, la professione, lo status sociale, ecc..., l'alchimista può tornare dal Padre (l'emisfero sinistro) e sedersi al suo fianco (come Gesù Cristo dopo la resurrezione e l'assunzione al cielo).
In suo onore il Padre, ebbro di gioia per il ritorno del figlio alchimista, sacrifica il vitello più grasso, simbolo della "ricchezza interiore" condivisa, non più soggetta alla libido altrui (l'agnello inteso come capro espiatorio). La parabola indica quindi una via diversa da quella ispirata dalla "crocifissione, morte e resurrezione di Cristo", metafora di una autentica opera di redenzione dell'Io dalla volontà di diventare come il Padre (la Legge che inibisce la manifestazione degli istinti, delle pulsioni e della libido).
Adamo fu fatto a immagine e somiglianza di Dio, ma, come insegna la Genesi, non dobbiamo diventare come il Padre, ma sperimentare le potenzialità trascendenti del figlio di evolvere dal grembo della Madre. Dissipare il "denaro interiore" significa esaudire i bisogni, i desideri e le passioni dell'anima che evolvere così in Animus, Spiritus e Intellectus, la triade di potenze che trasformano l'ego nell'identità dell'anima (il Sè).
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13
mar2009
filosofia della conoscenzaIl concepimento di Bacco
scritto da Marta Breuning alle 19:40
[mod] [del]
Zeus innamoratosi di Semele, figlia di Cadmo e Armonia, scatena per questo l'ira di Giunone. Egli, infatti, unendosi segretamente con la fanciulla, principessa di Tebe, concepisce con lei Bacco. Giunone venuta a sapere che Semele è incinta, diviene furiosa e decide di vendicarsi. Così, scesa dall'Olimpo nella reggia di Cadmo, assume le sembianze di Beroe, nutrice della fanciulla, e riesce ad introdursi nella sua stanza.
Decisa a vendicarsi, fingendo di metterla in guardia, insinua in Semele il dubbio che il suo amante non sia realmente il sovrano degli dei e che per esserne certa avrebbe dovuto chiedergliene una dimostrazione. La fanciulla, persuasa dalla finta nutrice, si convince a chiedere al sua amante, come prova della sua identità, di mostrarsi a lei nello stesso aspetto in cui si mostra alla sua consorte divina. Tale visione non le avrebbe lasciato scampo poiché un mortale non può sopportare la visione divina senza rimanerne ucciso. Certa di essere prossima alla vittoria, Giunone, torna all'Olimpo mentre Giove, ignaro, raggiunge Semele.
La finta nutrice si era raccomandata di far prima promettere il dio e di sottoporgli solo in seguito la richiesta che la giovane ignora essere una richiesta di morte. Non appena il suo amante le è di fronte, Semele fa in modo che egli giuri di accontentare qualsiasi sua richiesta e così il sovrano degli dei, annebbiato dall'amore, le concede il giuramento sacro sullo Stige, giuramento che per una divinità è irreversibile. Non appena la giovane comincia a formulare la sua richiesta, Giove cerca di fermarla, di chiuderle la bocca, ma senza riuscirci.
Così, vincolato dal giuramento, sale all'Olimpo per prendere i lampi, le nubi e i tuoni che gli serviranno per mostrarsi a Semele nello stesso aspetto in cui si mostra ad Era. Commosso, sceglie un fulmine più piccolo per provocarle meno dolore e tornato nella stanza la conflagrazione è tale che Semele resta immediatamente incenerita. Un attimo prima della morte però, Giove estrae Bacco dal ventre di Semele e se lo cuce nella coscia per finirne la gestazione.
Una volta nato, Giove affiderà il piccolo Bacco alla sorella di Semele, Ino, che per questo sarà anch'essa vittima.dell'ira di Giunone. Tra le altre tradizioni della vicenda, tra cui quella orfica, Semele sarebbe stata tirata fuori dall'Ade dal figlio e dunque resa immortale. A seguito di questo passaggio da mortale a immortale, la principessa tebana avrebbe preso il nome di Thyone.
Bacco è l'emblema della coscienza sensoriale che evolve dalla "putrefazione" dei sensi corporei (la frutta quasi marcia), dalla "distillazione" dei sensi mentali (il calice di vino) e dalla "decantazione" delle impressioni suscitate dagli aromi, dai colori, dalle forme che sono all'origine di ogni emozione, tentazione e piacere (il contenitore di liquidi).
Per generare Bacco dentro se stessi è necessario congiungere la cultura dell'anima propria di Zeus con il senso del gusto, rappresentato dalla bellissima Semele. Zeus si congiunge con Semele per espandere la capacità della mente umana di tradurre l'ebbrezza dei sensi in una raffinita consapevolezza di poter godere del cibo, del vino, del sesso e dei piaceri del palato fino all'estasi.
Il peccato di Semele (le ghiandole salivari) è di essersi sostituita a Giunone (la ghiandola pituitaria) nel trasmettere direttamente le informazioni del piacere sensoriale all'emisfero destro (il trono di Giunone), provocando così l'ira della Dea che non può essere detronizzata dal suo ruolo di "coordinatrice" di tutte le ghiandole della testa (le Dee dell'Olimpo) che a loro volta stimolano le ghiandole endocrine del corpo (le donne e le ninfe protagoniste di ogni tragedia).
Non sono ancora stati scritti i romanzi erotici in cui si rivelano i segreti delle donne. I greci li conoscevano. Godere fino allo spasimo di tutte le "cose" ingurgitate dalla gola (9 settimane e mezzo) è una facoltà sensoriale che evolve nelle donne che trasferiscono le informazioni dai sensi corporei ai sensi mentali, e infine ai sensi "spirituali", per cui anche un "dito" infilato tra le labbra diventa un simbolo di collegamento (Sim- ballein= collegare) in grado di eccitare l'immaginazione erotica, la fantasia sessuale e l'attività ghiandolare (l'emisfero destro collegato alla ghiandola del comando, la pituitaria di Giunone).
L'emisfero destro femminile,sede dell'immaginazione, dell'intuizione e della sensibilità divina, è il luogo sacro (il tempio) in cui si celebrano tutti i riti di iniziazione a nuove esperienze. L'iniziazione segna il passaggio tra diversi livelli di consapevolezza. La consapevolezza corporea dei sentimenti (Eva) evolve in consapevolezza sensoriale delle immagini e dei simboli dell'anima (Venere) e infine in consapevolezza mentale delle parole e delle immagini connesse ai sentimenti morali, etici e spirituali (la Vergine Maria).
Fare l'amore con il corpo di Eva e delle ninfe, con la mente di Venere e delle donne, o con lo spirito immacolato delle Dee o della Vergine, significa avere tre esperienze diverse, tre gradi di iniziazione all'amore e tre forme di consapevolezza sensoriale. Solo alla fine di questo trittico di esperienze l'alchimista (uomo e donna) può uscire dal corpo di Semele (la bocca) e tradurre i "gemiti di piacere" in parole capaci di stimolare immagini a loro volta cariche dei simboli dell'eros, della passione e della conoscenza di come godere del corpo, della mente e dello spirito delle donne.
Bacco viene legato da Zeus alla sua coscia, metafora di un periodo di gestazione delle emozioni indispensabile per trasformare la conoscenza razionale - intuitiva (i tuoni e i fulmini di Zeus) in autentica coscienza, comprensione e conoscenza di relazione (il Bacco di Caravaggio).
1 COMMENTO
14
mar2009
arte alchemicaL'emisfero destro vi collega con il presente e l'intuizione femminile
scritto da Marta Breuning alle 12:40
[mod] [del]
La Scienziata e Ricercatrice di Neuroanatomia Jill Taylor Spiega COME il nostro cervello destro è naturalmente programmato per vivere nel momento presente e nell’illuminazione!
La visione di questo video è superconsigliata (se non capisci l’inglese, puoi aiutarti con la traduzione parziale sotto) - ti occorrono 18 minuti di tempo per ascoltare questa incredibile esperienza di premorte. Tra l’altro scoprirai come la scienza confermi il messaggio di Eckhart Tolle: -
Jill spiega:“Le parti del nostro cervello destro sono sempre collegate con il momento presente. Tutto ciò che avviene, avviene ORA. Sono un essere di energia e sono collegata con tutta l’energia intorno a me attraverso la consapevolezza dell’emisfero destro. Tutti siamo essere di energia e siamo collegati fra di noi attraverso l’emisfero destro come una singola famiglia umana. Qui e adesso, siamo tutti fratelli e sorelle su questo pianeta; siamo qui perchè desideriamo creare un mondo migliore. In questo momento siamo perfetti. Siamo completi. E siamo stupendi.” “Il mio emisfero sinistro è completamente diverso. Il nostro emisfero sinistro è collegato col passato e con il futuro. Ma forse ciò che conta maggiormente, è che abbiamo una vocina, che ci dice “Io sono, Io sono.” E quando l’emisfero sinistro mi dice “Io sono”, io mi separo. Mi separo come individuo dal flusso di energia intorno a me e mi separo da te.”
- Mentre Jill vive l’esperienza dell’ictus nella parte sinistra del cervello, dice:
“…all’inizio ero scioccata per il totale silenzio e per l’assenza del pensiero. ma subito dopo fluttuavo nella meravigliosa energia intorno a me. E visto che non riuscivo più ad identificarmi con i limiti del corpo, mi sentivo immensa e illimitata. Mi sentivo una cosa sola con l’energia ed era fantastico.”
- Poi, al risveglio in ospedale, Jill realizza che,
“…se ho raggiunto il nirvana e sono ancora viva, significa che chiunque può ottenere il nirvana…. Vedo l’immagine di un mondo pieno di persone belle, pacifiche e di cuore, che sanno come entrare in questa dimensione a piacimento. E possono liberamente scegliere di identificarsi con l’emisfero destro e vivere nella pace. E poi mi sono resa conto della grandezza di questo dono, di come potrebbe questa importante introiezione influire sul modo in cui viviamo. Questo mi ha motivato a guarire.” “Quindi chi siamo? Siamo una forza del cosmo con una mobilità limitata e con due pensieri cognitivi. E abbiamo il potere della scelta, momento dopo momento, su chi siamo e su che ruolo abbiamo sulla terra. Qui e ora, posso entrare nella consapevolezza dell’emisfero destro, dove tutti siamo “Io sono”, cioè la forza vitale del cosmo, la forza vitale di 50 trilioni di meravigliose molecole geniali, che creano la mia forma. Sono uno con tutto ciò che è. Oppure decido di entrare nell’emisfero sinistro, dove divento un individuo, solido, separato da te. Io sono la dott.ssa Jill Taylor, intellettuale, ricercatrice di neuroanatomia. Questo sono tutti i “noi” dentro di me. “Quale sceglieresti tu? Quale scegli? E quando? Sono convinta che più tempo scegliamo di coltivare il profondo flusso interno di pace dei nostri emisferi destri, maggiore sarà la pace che potremo emanare nel mondo e maggiore sarà la pace sulla terra. Ho pensato che questa idea meritava di essere condivisa con tutti.”
Gli americani sono maestri nel tradurre qualsiasi esperienza in business.
Il problema di fondo è che dobbiamo vivere sulle terra con entrambi gli emisferi. Non è possibile obliterare l'emisfero sinistro, ma , attraverso l'esperienza e lo sviluppo del sistema sensoriale fisico, mentale e spirituale (emisfero destro) è possibile smettere di identificarci con l'identità, le forme e le funzioni cognitive razionalizzatrici strutturate dall'educazione, dall'istruzione e dal sistema di credenze durante i processi di formazione dell'io (emisfero sinistro).
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15
mar2009
filosofia della conoscenzaZeus rapisce Europa
scritto da Marta Breuning alle 12:36
[mod] [del]
Tiziano, Ratto d'Europa
sec. II d. C.
Luciano, Dialoghi Marini, XV
ZEFIRO E NOTO
Zef. Da quando esisto e soffio non ho mai veduto un corteo più grandioso sul mare.Tu non l'hai veduto, o Noto?
Not. Di quale corteo parli, o Zefiro? E chi erano i partecipanti?
Zef. Ti sei perduto uno spettacolo piacevolissimo: non so se potrai assistere ad un altro simile.
Not. Io lavoro sull'oceano Indiano, soffiando anche su tutta la parte dell'India che s'affaccia sul mare. Non so nulla di quanto dici.
Zef. Conosci almeno Agenore di Sidone?
Not. Si, il padre di Europa. Ebbene?
Zef. Ti racconterò proprio di lei.
Not. Non che Zeus ne è innamorato da lungo tempo! Questo lo sapevo da un pezzo.
Zef. E allora se sai dell'amore, ascolta quello che viene dopo. Europa era andata sulla spiaggia a divertirsi con le sue coetanee e Zeus, presa la forma di un toro, giocava con loro e aveva un bellissimo aspetto: era di un bianco candido, elegante nella curvatura delle corna, mansueto nello sguardo.Saltava anche lui sulla spiaggia e muggiva con tanta dolcezza che Europa prese coraggio e gli salì in groppa. Non appena questo avvenne, Zeus diede un balzo portandosela verso il mare e vi si gettò cominciando a nuotare, lei spaventatissima si teneva ad un corno con la sinistra, mentre con la destra teneva fermo il pelpo gonfiato dal vento.
Not. Un delizioso spettacolo d'amore o Zefiro, vedere Zeus nuotare portando su di sè l'amata!
Zef. Eppure il seguito è assai più delizioso, o Noto. Il mare si fece subito calmo e stirandosi con la bonaccia diventò una tavola; noi tutti venivamo dietro tranquilli nient'altro che spettatori di quanto accadeva e gli Amorini, che volavano a fianco poco fuori del mare - così da sfiorare talvolta l'acqua con le punte dei piedi -, portavano le fiaccole accese e cantavano l'imeneo, mentre le Nereidi, emerse, cavalcavano accanto sui delfini applaudendo, seminude quasi tutte. La stirpe dei Tritoni e quanti degli abitatori del mare non sono paurosi a vedersi danzavano intorno alla fanciulla: Poseidone precedeva sul suo carro con Anfitrite seduta a fianco e lieto faceva strada al fratello che procedeva a nuoto. E infine due Tritoni portavano Afrodite che, adagiata su una conchiglia, spargeva fiori di ogni genere sulla sposa. Tutto questo dalla Fenicia a Creta. Ma quando toccò l'isola, il toro non si vide più e Zeus, presala per mano, condusse Europa nell'antro Ditteo: ella arrossiva e teneva gli occhi bassi, perchè sapeva già a quale scopo la conduceva. E noi partimmo veloci agitando chi questa chi quella parte del mare.
Not. Beato te, o Zefiro, per quello che hai visto! Io invece vedevo grifi, elefanti e uomini neri. "
Creta è a culla della civiltà e della coscienza greca. Per "l'analogia chemica" Creta è quella piccolissima parte di cervello che si trova in mezzo al mare di neuroni in cui la neuroscienza colloca la sede della coscienza. Sono poche migliaia di cellule, eppure rappresentano il punto "nevralgico" di ogni essere.
Gli studi sul cervello confermano che all'interno del sistema limbico avviene un intenso scambio di informazioni tra la ghiandola dell'amigdala sensibile all'energia psichica (il toro), l'ipotalamo sensibile alle stimolazioni mentali (il tragitto marino che conduce a Cipro) e il talamo, il "letto" nuziale (la grotta di Cipro, l'antro Ditteo) in cui Zeus si accoppia con la bellissima figlia di Agenore, Re fenicio di Tiro.
La figlia di Agenore (la consapevolezza coroporea) va quotidianamente alla spiaggia di Tiro per giocare con le compagne (le sensazioni, le emozioni e i sentimenti). In riva al mare (in prossimità dei neurotrasmettitori che veicolano l'informazione psichica all'amigdala) accade che, prima o poi, la consapevolezza corporea di Europa incontri Zeus, ovvero chi è in grado di tradurre i giochi e le emozioni del cuore in sentimenti cognitivi individualizzati ( i sentimenti che derivano da una scelta e da una decisione).
Zeus si trasforma in Toro mansueto, metafora della capacità dell'individuo di contenere la pulsione psichica e il desiderio, il desiderio e la libido, la libido e l'aggressività suscitata dalle immagini. Si lascia toccare da Europa (la sensibilità psichica) che decide infine di fidarsi e di salire sulla sua groppa, per giocare e divertirsi insieme con le sue ancelle. Ciò avviene quando l'amigdala, ghiandola specializzata nel trasmettere le sensazioni di paura alle surrenali che tramite l'adrenalina nei muscoli innescano meccanismi di fuga, si astiene di funzionare come elemento di allarme. Zeus non vuole intimorire, ma addestrare gradualmente l'anima a non temere le reazioni psichiche e quindi a contenere e controllare le risposte istintive di fuga o di lotta (fly o fight).
Rembrandt, Ratto d'Europa
L'individuo evolve in coscienza quando riesce a stabilire un intervallo di tempo tra la pulsione e l'azione (consapevolezza) e un intervallo di tempo tra azione e successiva riflessione (comprensione). Il Toro allora entra nel mare e attraversa velocemente la distanza che separa la spiaggia di Tiro (l'anticamera del cervello) e l'isola di Cipro (la sede della coscienza). Lungo il percorso attraversa la ghiandola dell'ipotalamo (il mare nostrum degli alchimisti) in cui avviene una sintesi logica e simbolica delle immagini (l'Immaginale) indispensabile per innescare i meccanismi della riflessione estetica (Afrodite trainata da due tritoni), creativa (Poseidone con Anfitrite) e cognitiva (Il toro scompare e riappare Zeus, la ragione discorsiva trasmessa dai miti e dagli archetipi).
Giunti a Creta Zeus conduce Europa nell'antro Ditteo (la ghiandola del Talamo) e si unisce con lei per generare i primi tre figli della coscienza alchemica che nasce dal contenimento della paura, del timore e dell'ansia di risolvere al più presto i problemi che generano stress e preoccupazione. La cattiva coscienza occidentale emerge infatti dall'impulso ad eliminare gli elementi che si oppongono all'irrompere dello stress e della libido nel sistema limbico (Il mostruoso Minotauro si nutre di sette fanciulle e di sette fanciulli)
Zeus genera con Europa tre figli: Minosse (il futuro Re dell'Isola che struttura la coscienza morale in grado di imprigionare il Minotauro), Sarpedone (la coscienza civile) e Radamanto (la coscienza etica e religiosa)
TAG europa (1), mitologia (18), neuroscienza (3), rembrandt (3), tiziano (10)
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giovedì 16 aprile 2009
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