scritto da Marta Breuning alle 14:13
[mod] [del]
Albrecht Durer, il figliol prodigo
Delusioni, amarezze e fallimenti
La Kènosi si configura sostanzialmente come un atto di rinuncia. Il cammino religioso concepisce la Kènosi come iniziazione che precede l'esperienza, mentre il "cammino laico/artistico" descrive la rinuncia al nome, all'individualità morale, all'identificazione sessuale relazionale e allo status sociale come conseguenza di azioni compiute durante fasi progressive di esperienza e quindi di iniziazione alla Realtà, alla Verità e alla Bellezza.
Povertà, umiltà e castità, espressioni forti della Kènosi francescana propedeutica alla nascita di una nuova purezza di intenzioni (il Bambino Gesù a Betlemme), si esplicitano invece nell'arte (e nella vita) in forme così varie ed eterogenee da apparire sempre nuove e sorprendenti. Sul versante laico esistono infatti molte "fasi" di rinuncia attuate attraverso esperienze di annullamento delle speranze e di vanificazione delle illusioni provocate da rapporti conflittuali con la Realtà.
L'esperienza è spesso traumatica. La fine delle illusioni provoca un immediato risveglio dell'anima nel sistema sensoriale (Pinocchio), della coscienza di sè all'interno della struttura mentale (Il figliol prodigo) e dell'intelletto artistico intuitivo nella dimensione culturale e spirituale di riferimento (Giovanni Battista). Quasi tutti sperimentano le delusioni, le amarezze e i fallimenti provocati non tanto da una nostra incapacità di fare bene le cose, quanto piuttosto dall'incapacità di interpretare la Realtà dei fatti (l'albero dei desideri), di decodificare le Verità simboliche (la condivisione delle ghiande con i porci) e di rappresentare la Bellezza ispirata dallo Spirito del Tempo (la bellissima e sensuale danza di Salomè).
Tiziano; Salomè con la testa di Giovanni
Pinocchio, Figliol prodigo e Giovanni Battista
Quanti di noi hanno incontrato sul proprio cammino il "Gatto e la Volpe", ovvero situazioni o persone che ci hanno convinto a investire denaro, tempo e talento sotto un immaginario albero dei desideri esauditi? La realtà è dominata da coloro che incrociano i fatti con le informazioni, le analisi con le conoscenze acquisite, l'opportunismo con la furbizia. Non si può apprendere l'arte di diventare ricchi o di avere successo in amore o nel lavoro seguendo corsi di formazione, di pensiero positivo o di immaginazione creativa. Il trauma di aver perso denaro, di aver investito tempo in persone sbagliate o di essere stati sfruttati nel proprio talento, è già di per se stesso un elemento della Kènosi laica contemporanea. L'effetto immediato è la sensazione di essere "feriti" nell'amor proprio e di "sanguinare" accompagnata dalla rabbia di essere stati ingenui, creduloni, ottusi e ciechi.
Pinocchio impara la lezione, risveglia l'anima e inizia a comunicare con fata turchina (l'amor di sè), producendo un diverso metabolismo della pulsione psichica nel cervello.
Un'altra storia emblematica della Kènosi è quella descritta dalla parabola del figliol prodigo, ampiamente analizzata e studiata dagli artisti, da Durer,Rubens fino a Chagall.
L'anima psichica chiede al padre di evolvere al di fuori della morale, dei costumi sociali e delal cultura di riferimento (i tre fratelli che rimangono nella casa paterna dipinti da Rubens). Ottiene dal padre la propria parte "maschile" (risorse materiali, fisiche, mentali e creative) e si getta nelle esperienze al fine di scoprire la propria parte femminile (anima, coscienza e intelletto intuitivo). In questo processo di dissipazione delle energia maschili si intravede la Kènosi dell'identificazione con le caratteristiche individuali, sessuali, materiali e sociali che contraddistinguono l'ego cogito cartesiano. Penso e rifletto la realtà esprimendo verità che dipendono dalla situazione sociale, culturale, professionale e religiosa/politica in cui mi voglio collocare. Lo status economico e sociale dell'individuo che si identifica in quanto appartenente a un gruppo, un ceto o una culto particolare, è un "porcile" in cui i maiali condividono le stesse ghiande, metafora di un unico sistema di "alimentazione culturale" in grado di omologare azioni, pensieri e sentimenti.
Il figliol prodigo non vi finisce per disperazione e indigenza, ma a conclusione di un processo di autoespressione creativa dei talenti corporei, delle abilità della mente e delle qualità dell'anima che certamente non gli sono sufficienti per avere successo nella vita. La Kènosi descritta dalla parabola si conclude con un ritorno nelal casa paterna (la razionalità evolutiva dei saggi), metafora dell'avvenuta "incarnazione" della coscienza all'interno della mente influenzata dai sistemi sociali di omologazione (educazione, istruzione, cultura, religione, ecc).
Il Padre sacrifica un vitello per festeggiare l'esperienza creativa del figlio, libero dalle illusioni generate dall'anima psichica e affrancato dai modelli culturali e spirituali proiettati dal conformismo di massa.
Terzo capitolo di "Il Rinascimento prossimo venturo - Le inizazioni spirituali della nuova era-"
http://martabreuning.blogspot.com/
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02
ago2008
filosofia della conoscenzaIncarnazione del Lapis
scritto da Marta Breuning alle 15:40
[mod] [del]
I due fratelli
Per la filosofia dell'arte alchemica esistono quattro cerchi da colmare prima di giungere alla consapevolezza dell'Essere androgino (il Lapis). La vita spirituale consiste nel riempire i quattro involucri di coscienza e di perforarli, uno dopo l'altro, attraverso le modalità mentali della cognizione (rappresentate da Diana), e l'azione corporea creativa finalizzata al godimento amoroso, estetico e spirituale (Apollo). Non occorre ritirarsi in un monastero per giungere alla meta. Anzi. La vita di relazione è il primo campo di battaglia in cui l'eroe deve affrontare le prove dell'incarnazione dei sentimenti corporei in Anima. Delusioni, amarezze e fallimenti rappresentano i tre gradi della "kènosi laica" capaci di sciogliere e far evaporare definitivamente le emozioni (acquee) collegate alla sfera psichica, come la neve al sole.
a) primo cerchio: incarnazione dell'anima nel corpo
L'incarnazione dell' Anima avviene sviluppando le qualità della consapevolezza di sè. Non è vero che siamo tutti dotati di Anima. Lo dimostra il fatto che percepiamo corpi freddi, privi di vitalità e di amore, non perchè siano privi di esperienza, ma per il fatto di non essere stati in grado di elaborare alchemicamente le emozioni primarie attraverso il costante lavoro di sintesi maschile e femminile (i due fratelli) fino alle abilità mentali descritti simbolicamente da Apollo e Diana. La mente intuitiva (femmina) e la creatività corporea (maschio) sviluppano insieme 5 gradi di trasformazione artistica della materia psichica (le emozioni corporee irrazionali) in consapevolezza di sè, gli stessi elencati dall'albero filosofale pubblicato da Samuel Norton nel 1630.
1. La soluzione (Solutio) dell'emozione ostile si traduce in consapevolezza-specchio
2. La calcinazione (Calcinatio) dell'arroganza si traduce in consapevolezza dell'identità
3. L'illazione (Hylatio) sull'attaccamento egocentrico si traduce in consapevolezza della distinzione
4. La separazione (Separatio) dai sentimenti di gelosia si traduce in consapevolezza del raggiungimento
5. La consapevolezza dell'infatuazione (e quindi dell'illusione) sancisce la definitiva consapevolezza di essere l'Anima incarnata nel corpo e di esprimere la voce dell'anima attraverso il Corpus (l'Animus junghiano) .
L'ostilità è una emozione che introduce una divisione dove non ce ne sono e la sua associazione con l'astrazione percettiva (Diana), e cioè la capacità di riconoscere le somiglianze e soprattutto le differenze fra i particolari sensibili, mostra che essa cova all'interno delal "percezione categoriale". Ti sono ostile perchè ti percepisco "fuori" dalla mia categoria, classe, ceto o livello. La consapevolezza -specchio rivela la mia faccia e mi fa vedere cose che non vorrei ammettere, prima fra tutte la mia naturale tendenza a essere ostile a priori, verso chiunque non appartenga alla mia razza, cultura, status, bellezza o intelligenza.
L'arroganza è l'inflazione dell'ego. La calcinazione richiede una precisa volontà di eliminarla drasticamente.Nel tipo paranoide essa sviluppa deliri di grandezza; nel tipo schizoide porta a un masochistico perfezionistico. La calcinazione di questo sopravvalutato senso di sè porta a una consapevolezza dell'identità dell'essenza, per cui non mi riconosco nell'ego, ma nella gioia che segna la dissoluzione dei rigidi confini posti tra sè e gli altri.
L'attaccamento è amore accentrato su un bisogno, in cerca di gratificazione e per questo motivo dipendente da qualsiasi cosa o persona che prometta di gratificare il bisogno. Quando si mette in dubbio la reale natura di un amore si compie una Illazzione (Hylatio), atto necessario che conduce alla consapevolezza dell'unicità intrinseca di ciò che viene percepito. Vedere qualsiasi cosa e persona simultaneamente con tutti i loro attributi e considerarle necessarie le une alle altre , significa conferire alla percezione maggiore validità.
La gelosia è l'intolleranza verso qualsiasi rivale si frapponga al possesso o al raggiungimento di ciò che si considera di proprietà strettamente personale. La separazione consiste nel comprendere che la gelosia è legata al tentativo di sostenere il proprio ego e la sua identificazione con successi e insuccessi. Separararsi dalla gelosia significa separarsi da questa forma di ego. L'identificazione con l'ego distoglie la persona dal compito di diventare se stessa (il Lapis).
L'infatuazione è una reazione che si pone completamente al di fuori del contesto di una situazione, poichè si focalizza in modo selettivo su un solo aspetto e ignora e dimentica tutto il resto. Siamo attratti dalla luce abbagliante di un solo "petalo", mentre l'anima è in grado di amare e desiderare chi si manifesta in tutti i suoi "petali". Le fantasie e le infatuazioni servono a compensare la perdita di consapevolezza. La fine dell'infatuazione e dell'illusione non solo ripristina la vitalità del corpo, ma porta anche alla consapevolezza dell'Essere in quanto Essere (la vita dell'anima).
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04
ago2008
filosofia della conoscenzaRitorno al Paradiso Terrestre
scritto da Marta Breuning alle 13:25
[mod] [del]
I Quattro livelli di coscienza
La filosofia rinascimentale segue un percorso che è antagonista al pensiero positivo ispirato dalla religione cattolica e dalla filosofia morale che intravede nell'uomo un "cumulo" di istinti, pulsioni e passioni da redimere e liberare dal peccato originale (la disobbedienza a Dio).
Per il pensiero occidentale fondato sulla certezza rassicurante dei dogmi religiosi, scientifici e filosofici, l'Io 'progenitore' (Adamo) prima nasce puro, poi viene corrotto dal serpente attraverso le funzioni istigatrici dell'anima psichica (Eva) e infine viene salvato dalla dannazione mediante la confessione, la penitenza e l'espiazione della colpa di essere diventato uomo, genitore di se stesso (superuomo) e infine simile a Dio per intenzione, volontà e creatività.
Questo modello di "castrazione" delle potenzialità autotrascendenti dell'individuo, da cui ha origine il principio che legittima il dominio dell'uomo religioso sul selvaggio, dell'uomo etico sul barbaro, dell'erudito sull'ignorante, del credente sul miscredente, ecc, si perpetua da cinque secoli per cui ancora ci vergognamo (e abbiamo paura) di esplorare la sessualità (la foglia di fico), di manifestare il desiderio di conoscenza (la mela) e di esprimere liberamente le potenzialità evolutive della libido (il serpente).
Per la filosofia rinascimentale l'uomo è già, alla nascita, il riflesso di un ordine cosmico, per cui ogni sua parte, anche la più grossolana e istintiva "collabora" con l'insieme dei livelli di manifestazione. L'uomo è un essere totale (l'Homo Totus), capace di evolvere su piani sempre più elevati di coscienza e di aderire all'ordine del macrocosmo fino al punto di diventare una cosa sola con esso. Esistono quattro livelli di compenetrazione tra il microcosmo e il macrocosmo: Il livello grossolano riguarda il corpo fisico con i suoi organi di cognizione sensoriale e di azione; il livello sottile rappresenta la mente e i suoi aspetti subconsci, inconsci e iperconsci; il livello causale comprende tutte le manifestazioni dell'anima che vive nel mondo del relativo, sperimenta i sentimenti del conflitto ed elabora i concetti di Bello, Vero, Utile e Buono (il Bene) e i suoi opposti (il Male).
E' su questo terzo piano di coscienza che inizia l'Ottuplice sentiero di metamorfosi dell'anima vivente in consapevolezza di sè (La Vergine con il Bambino), in coscienza di sè (la Madonna con il Bambino) e intelletto intuitivo (La Madonna con il Bambino, gli angeli e i santi). Il sentiero della metamorfosi conduce a illuminare il "Mercurio interiore" e cioè quei fili di energia chimico/psichica, elettrica/creativa, magnetica/cognitiva che gradualmente dischiudono tutte le potenzialità cognitive, creative e intuitive del cervello.
L'obiettivo dell'Alchimia è illuminare la Mente (il corpo sottile), poichè è all'interno della mente che è possibile esplorare e comprendere i modelli archetipici, i simboli della trasformazione, il linguaggio del subconscio, la dimensione onirica dell'inconscio e l'influsso (spesso devastante per la crescita spirituale) dell'iperconscio (morale, relighione e cultura di riferimento). Attraverso l'esperienza dell'Arte alchemica è così possibile entrare nel Quarto livello, quello sovracausale, dove si sperimenta il tempo presente, la sincoronicità degli eventi, l'annullamento della volontà personale e la dimensione spirituale dell'esistenza.
Per andare oltre la dimensione del microcosmo e assorbire dentro di sè le qualità del macrocosmo è indispensabile evolvere nelle facoltà femminili dell'anima (Eva, alchimia dei sentimenti) , per cui bisogna uscire dal Paradiso Terrestre e imparare il significato della vergogna e della lussuria, ma poi, in un secondo momento, si deve avere il coraggio di ritornare nei territori sconosciuti della mente, per scoprire la gioia, la felicità e la beatitudine del "Paradiso terrestre".
Il Ritorno nel Paradiso Terrestre
Se analizziamo il dipinto di Durer a partire da queste premesse filosofiche e dalla conoscenza del contesto alchemico in cui questa opera è stata realizzata, scopriamo che i particolari dell'opera iniziano a comunicare qualcosa che gli studiosi e gli eruditi dell'arte non hanno mai sviscerato fino in fondo.
1. Adamo osserva Eva mentre gli mostra la mela offerta dal serpente, metafora del compimento del processo di trasformazione del desiderio psichico (protezione, agiatezza, confort, egoismo, invidia, gelosia..), in amore, conoscenza e coscienza di sè e delle proprie passioni.
2. Eva mostra l'indice della mano destra, simbolo della percezione intuitiva dell'anima che sa "distinguere" l'uomo dall'animale dominato dall'istinto sessuale.
3. Adamo, appagato nel Sè (la volontà di evolvere), divarica l'indice dal medio per affermare di "sorgere dalla mente" (il medio) e mostra il mignolo della mano sinistra per dichiarare di aver realizzato la comprensione spirituale della Genesi del peccato.
L'Adamo dipinto da Durer è un uomo di grande saggezza. Dalla congiunzione dei talenti del corpo (il pollice) con le qualità dell'anima (l'indice) il nuovo Adamo realizza una nuova forma di conoscenza (la mela sospesa) che lo libera dalla paura e dall'inganno (il lupo di Cappuccetto rosso), dalla manipolazione psichica, dalla suggestione mentale, dalla persuasione occulta (la strega di Biancaneve) e dai consigli "disinteressati" di consulenti avidi e imbroglioni (il gatto e la volpe).
Eva invece è una donna di grande amore, capace di "dare" in modo disinteressato (Cappuccetto Rosso), di provare la compassione che nasce dalla comprensione (Cenerentola) e di esercitare le 3 Virtù cardinali (Temperanza, Prudenza, Fortezza e Giustizia) e le 4 Virtù teologali (Fede, Speranza e Carità). (Biancaneve e i sette nani).
L'alchimia chiede all'individuo di integrare dentro di sè le facoltà intuitive e trascendenti della mente femminile che evolve all'interno dei sentimenti corporei. La cacciata dal Paradiso è quindi un atto di disobbedienza alle regole necessario per espandersi in tutti i quattro i livelli di coscienza; ma poi si deve invertire la marcia e tornare indietro e destrutturare l'ego materiale, sociale e spirituale, "denudarsi" e decidere di entrare nel mondo dell'Arte. E' solo all'interno di un preciso codice di elaborazione dei simboli e degli archetipi che è possibile comprendere Maya, l'illusione di essere felici senza aver fatto i "conti" con la mente. Occorre quindi ritornare al Paradiso terrestre, all'interno di quello spazio virtuale (laboratorio chemico , officina metallica e bottega artistica) in cui è possibile accendere nel cuore il "fuoco della trasformazione"
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05
ago2008
filosofia della conoscenzaLa filosofia della percezione
scritto da Marta Breuning alle 09:11
[mod] [del]
La percezione "ingenua" e la percezione "categoriale"
La favola di Cappuccetto Rosso ha una struttura più complessa di quanto si possa immaginare. Come tutte le storie concepite probabilmente a cavallo tra il 1650 e il 1700, anche la favola della bambina che si dimentica delle raccomandazioni della madre appartiene a una precisa corrente della filosofia alchemica che proprio in quei decenni aveva rivolto l'attenzione sul ruolo della percezione come strumento di indagine e consapevolezza della realtà.
La percezione in quanto funzione sostitutiva dell'azione svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita, nello sviluppo della coscienza individuale e collettiva e nel millenario processo di adattamento dell'uomo alla natura (arte) e di sopravvivenza e dominio sulla natura (scienza). Nella psicologia sperimentale contemporanea la percezione è definita quale "discriminazione differenziale", per cui l'atto di collegare i cinque sensi con il sistema sensoriale corporeo (pelle, organi, ghiandole e corpo sottile) non è mai ricezione neutra di stimoli, ma diventa una effettiva scelta che si traduce in decisione e quindi azione. Spesso non ne siamo consapevoli, ma attraverso la percezione selezioniamo tra una vasta gamma di fenomeni visivi e di stimoli sensoriali le informazioni che ci occorrono per evolvere, crescere, espanderci e godere delle situazioni che più ci interessano, come l'amore, il lavoro, il denaro, la salute. Dalla percezione dipendono le nostre scelte e decisioni e quindi la felicità, il benessere e il godimento di tutte le circostanze della vita, anche le più banali.
Purtroppo non siamo educati alla percezione della realtà e corriamo il rischio di non comprendere i segnali che ci avvertono della presenza dell'ostilità, dell'arroganza, dell'attaccamento, della gelosia e dell'infatuazione, emozioni primarie che regolano in forma subconscia i rapporti tra gli individui (percezione ingenua). Inoltre abbiamo l'abitudine di selezionare le informazioni, di schedarle e di riporle nella memoria di lavoro secondo un ordine funzionale ai nostri programmi e obiettivi, riducendo di fatto la ricchezza della realtà in pezzi scomposti, come in un puzzle che non si ricomporrà mai più. (percezione categoriale).
La percezione categoriale secondo Jeronymus Bosch
La percezione ingenua e quella categoriale sono le due facce di una stessa medaglia, che potremmo definire come livello di coscienza "grossolano". in questa dimensione di coscienza, peculiare della massa silenziosa che si fa manipolare, suggestionare e persuadere dai mezzi di comunicazione delle immagini, germinano i semi dell'illusione e dell'ignoranza. Da questi due semi si sviluppano gli alberi della mistificazione della realtà e gli aspetti deteriori dell'egoismo, del dubbio e dell'assenza di rimorso e vergogna per il male commesso.
Bosch, Adamo (percezione categoriale) e Eva (percezione ingenua)
E' ormai noto che lo stupro e la violenza di gruppo fine a se stessa, non solo sono sostenuti dalla percezione di rimanere impuniti, ma soprattutto dal fatto che non si registrano più i rimorsi e il senso di vergogna, disinnescati dalla percezione di gruppo, forma perversa di "percezione categoriale" collettiva.
La favola di Cappuccetto rosso è un esempio di educazione alla percezione consapevole. La realtà non è fatta di bontà e non è vero che siamo tutti fratelli, amorevoli e compassionevoli verso il prossimo. La realtà è fatta di lupi e di agnelli, di anime ingenue e di anime manipolatrici, di individui scaltri ed esperti e di persone ignoranti e illuse; ma tutti siamo vittime inconsapevoli della percezione "satellitare", dello sguardo invisibile che ci scruta e analizza attraverso i sondaggi e le statistiche.
La favola di una possibile trasformazione
La madre, simbolo della saggezza trasmessa dalle donne esperte della vita e dalla tradizione dei saggi e dei filosofi alchimisti, "invita" la figlia (l'anima psichica ancora ingenua e sprovveduta) ad affrontare le esperienze dei sentimenti e degli affetti (chiamata dagli alchimisti Rubedo, "arrossamento", da cui il significato simbolico del cappuccio rosso). La bambina dimentica presto le raccomandazioni della madre di non perdere tempo lungo il tragitto; è attratta dalle esperienze sensoriali e si sofferma a raccogliere fiori, fragole e frutti di bosco, metafora della ricerca di emozioni che contraddistingue la dimensione psichica ed emotiva dell'esperienza.
La filosofia alchemica afferma infatti che la fase di esperienza dei sentimenti deve essere il più breve possibile, poichè l'anima psichica, se rimane tale e non evolve in anima razionale (la nonna), corre il rischio di diventare vittima della "libido" altrui (il lupo). Il lupo è sempre in agguato, pronto a "cibarsi" dell'anima ingenua che non si accorge di essere osservata, studiata, analizzata in tutti gli aspetti, anche quelli a sfondo commerciale, politico e demoscopico.
La seconda parte della favola descrive il processo con cui l'anima psichica viene "inglobata" dal sistema delle abitudini sociali attraverso sistemi occulti di manipolazione della psiche individuale e collettiva. Noi non ce ne accorgiamo, ma il lupo veste i panni della nonna (la razionalità ritenuta buona e saggia) molto più spesso di quanto crediamo. Dietro l'apparente aspetto di "grandezza" esteriore (che occhi grandi che hai...), e morale (che orecchie grandi che hai), si nascondono le fauci fameliche di coloro che conoscono i "trucchi" per ammaliare, suggestionare, convincere e inglobare l'anima psichica all'interno del sistema.
Che il sistema si chiami società consumistica, conformismo morale, passività intellettuale, ecc.. non ha importanza. L'individuo può salvarsi solo se affina la percezione sensoriale e intuitiva (il fiuto del cacciatore) e colpisce "al cuore" il sistema fondato sulla manipolazione delle informazioni e delle immagini. Solo in questo modo l'anima psichica può riemergere ancora viva dalle abitudini conformi agli scopi della sopravvivenza e della conservazione della specie e raggiungere un grado di coscienza razionale sufficiente per salvarla da ulteriori agguati.
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06
ago2008
filosofia della conoscenzaIl volto di Sophìa
scritto da Marta Breuning alle 23:12
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L'interpretazione gnostica
Per gli gnostici cristiani, Sophia era un elemento centrale per la comprensione cosmologica dell'Universo. Una figura Femminile, analoga all'anima umana ma nello stesso tempo uno degli aspetti Femminili di Dio e, contemporaneamente, la Sposa di Cristo. Essi credevano che fosse in qualche modo caduta in disgrazia, e così, nella sua disperazione, avesse creato o avesse partecipato alla creazione del mondo materiale. Per gli gnostici cristiani, il dramma della redenzione di Sophia attraverso Cristo o il Logos è il dramma centrale dell'universo: Sophia risiede in tutti noi sotto forma di Scintilla Divina e Cristo fu inviato sulla terra per liberarla e riportarla alla presenza del Primo Padre, il Dio inconoscibile.
L'angoscia e la paura di Sophia di perdere la vita (proprio come perse la luce dell'Uno), le provocarono confusione e brama di tornare a lui. A causa di questa brama, la materia (greco: hyle) e l'anima (greco: psyke) accidentalmente ebbero esistenza attraverso i quattro elementi: fuoco, acqua, terra, ed aria. Anche la creazione del Demiurgo dalla testa leonina fu un errore perpetrato durante questo esilio. Secondo alcune fonti gnostiche, esso fu il prodotto di Sophia che tentò di emanare da sola, senza la sua controparte maschile. Il Demiurgo procedette, poi, nella creazione del mondo fisico nel quale viviamo, ignorante di Sophia, che, comunque, riuscì ad infondere alcune scintille spirituali o pneuma nella creazione del Demiurgo.
Dopo questi avvenimenti, il Redentore (Cristo) ritornò e le permise di vedere nuovamente la luce, portandola a conoscenza dello spirito. Cristo fu poi inviato sulla terra in forma di uomo, Gesù, per dare agli uomini la gnosis di cui avevano bisogno per liberarsi dal mondo materiale e ritornare al mondo spirituale. Si noti che, nello gnosticismo, la storia Evangelica di Gesù è essa stessa allegorica: egli non è un essere vivente in un contesto storico, ma il Mistero Esterno usato come introduzione alla gnosis. (tratto da Wikipedia)
L'interpretazione di Leonardo
Anche Leonardo insieme a Botticelli, partecipa attivamente alla riflessione inaugurata dal filosofo Marsilio Ficino sull' origine della Sophìa, termine con cui si intendeva descrivere la conoscenza completa dei processi di caduta dell'anima nel mondo della materia e della sua successiva brama di risalire verso la luce di Dio. La conocenza dell'anima dischiude infatti le porte della Filosofia e permette all'artista di comprendere i vizi e le virtù della natura umana e le sue potenzialità trascendenti.
Leonardo sintetizza gli studi dell'anima a partire dall'osservazione. La caratteristica saliente dell'anima umana è di essere attiva, con qualità e modalità diverse nei Tre Mondi: il mondo della materia, il mondo dei sentimenti e il mondo delle idee. In ognuno di questi universi, considerati separati dall'intelletto razionalizzatore (il Demiurgo), ma di fatto contigui nell'esperienza interiore, l'anima evolve attraverso tre gradi di "Fuoco": consapevolezza della realtà, coscienza dei sentimenti dell'amore e del conflitto e conoscenza delle molteplici verità che fanno da corollario all'unica Realtà spirituale: Sophìa.
La riflessione di Leonardo prende spunto dalle opere di Aristotele che ribadisce il concetto di anima come sorgente, fonte e radice dei tre mondi dell'Essere.
"Ora per Aristotele l'anima si rivela tripartita. Essa è innanzitutto sorgente della vita che si manifesta a livello vegetativo (a. nascita, crescita, dinamismi biologici), è anche fonte della vita che si esplica a livello sensitivo (b. movimento, percezioni, sensazioni); e, infine, è la radice dell'attività intellettiva e razionale (c. conoscenza, volontà, decisione). Si deve, allora, parlare di un'anima vegetativa, sensitiva , intellettiva".
a) L'anima vegetativa (aquae vitae) rappresenta la sorgente subconscia su cui si innesca la dimensione psichica delle esperienze modellate dal pleroma degli istinti (sopravvivenza, conservazione, adattamento e realizzazione delle condizioni di equilibrio). Nel codice artistico quattrocentesco è rappresentata dalla figura di Eva, emblema della consapevolezza della dimensione materiale dell'esistenza.
b) L'anima sensitiva (acetum fortis) individua la fonte creativa che alimenta l'azione dell'anima che evolve nella conoscenza delle sensazioni (la ninfa Clori), delle emozioni (Flora) e dei sentimenti cognitivi (Venere Humanitas). Nell'Allegoria della Primavera Botticelli descrive le tre fasi di evoluzione dell'anima sensitiva in Venere, emblema della coscienza (consapevolezza , comprensione, conoscenza) dei sentimenti dell'amore e del conflitto.
c) l'anima intellettiva (lac virginis) alimenta la radice spirituale da cui può crescere la conoscenza dei molteplici piani di coscienza generati dalla fonte. L'anima intellettiva è la parte di anima in grado di conoscere l'unitarietà della realtà e di produrre le opere della coscienza umana (Gesù) e spirituale (Cristo). Nella sua fase più elevata, la stessa raggiunta da Beatrice nel tredicesimo cielo, l'anima intellettiva racchiude dentro di Sè la luce di Sophìa, ovvero la scintilla divina capace di risvegliare l'anima vegetativa dal fondo buio e irrazionale in cui incessantemente precipita. Non esisteva fino a Leonardo una immagine artistica di Sophìa che fosse sintesi delle tre fonti dell'esperienza (Sat/ariete) , della coscienza (Chit/leone) e della beatitudine della conoscenza (ananda/sagittario).
L'immagine in alto la colloca all'interno della chioma dell'albero dei filosofi a significare l'estensione dei collegamenti neurobiologici che l'anima illuminata dal "Redentore" realizza all'interno del cervello. Esistono quindi tre gradi di trasformazione dell'anima che si concretizzano nell'abilità in azione dell'Ariete (il Sè istintuale), nella creatività in azione del Leone (il Sè creativo) e nella conoscenza in azione del Sagittario (il Sè cognitivo). Ciò significa che tutte e tre le anime partecipano all'interno del corpo alla realizzazione della conoscenza filosofica dell'Unica Realtà e delle molteplici Verità.
Probabilmente suggestionato dai trattati alchemici che circolano sempre più numerosi verso la fine del Quattriocento, Leonardo realizza l'immagine vivente di Sophìa: Monna Lisa.
Monna Lisa sintetizza nel suo corpo i processi di trasformazione dell'anima vegetativa, nell'anima sensitiva e infine nell'anima intellettiva, mentre il suo volto esprime la parte passiva dell'intelletto dell'anima (il Nous), chiamata in greco "Patetica". Coltivando il silenzio interiore (Monna Lisa è sordomuta, mentre nello stesso anno Raffaello dipinge la Muta), l'anima intellettiva percepisce il mondo esterno come un riflesso di quello interiore.
Aristotele afferma che la parte passiva del Nous è come una tavoletta di cera sulla quale si incidono i segni della stilo, ed è il cuore (il sè principiale ) a trasmettere dati, sensazioni, ricordi, emozioni, sentimenti ed esperienze.
Il collegamento tra il "cervello e il cuore" avviene nell'attività passiva di introspezione, proiezione, visualizzazione e meditazione delle immagini, per cui in avviene un fenomeno di "retroazione" di tutto ciò che si è studiato, visto e sperimentato nell'esistenza.
L'artista, immergendosi profondamente nell'opera (la vasca tombale), realizza una sintesi unitaria della realtà "soggettiva e oggettiva" che è già di per sé atto di conoscenza. Questo atto è unico, inconfutabile e non può che descrivere una tappa del percorso di rivelazione della verità di cui è portatrice l'anima alchemica.
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08
ago2008
arte alchemicaAlchimia della coscienza sensoriale
scritto da Marta Breuning alle 14:49
[mod] [del]
Caravaggio, Bacco
L'Arte alchemica immaginata dagli artisti rinascimentali reinterpreta la mitologia greca alla luce di una rinnovata conoscenza della fisiologia umana ereditata dagli arabi. La mitologia descrive per metafore, allegorie e simboli un particolare "processo evolutivo" dell'energia psichica (la bile nera dell'ermadrodito) in consapevolezza, comprensione e conoscenza corporea (la bile rossa dell'androgino).
E' attraverso lo sviluppo di queste "potenze" che l'anima sensoriale istintiva di Arianna si avventura nel labirinto psichico tenendo per mano il filo della consapevolezza delle sensazioni corporee che si dipana dal cuore di Teseo. E' per mezzo della comprensione generata da Eros che l'anima di Psiche giunge a desiderare di vedere il volto dell'amato e comprendere così la possibile trasformazione delle emozioni in sentimenti cognitivi. E' tramite il lunghissimo filo della conoscenza dei sentimenti filato da Penelope che Odisseo può avventurarsi alla ricerca della verità alchemica.
Circe diventa così l'emblema della trasformazione dell'istinto sessuale in amore, mentre l'atto di resistere al canto ammaliatore delle sirene sta a significare la possibile trasformazione della pulsione sessuale in coscienza di sè. La rinuncia ad soddisfare nell'immediato gli istinti ( i compagni trasformati in porci da Circe), le pulsioni (le sirene) e la libido di utilizzare i poteri del terzo occhio finalizzati al dominio del territorio (Polifemo ha un solo occhio e si nutre di agnelli, simbolo dell'anima sensoriale) ha l'effetto di procastinare la gratificazione sensoriale e di creare un intervallo di tempo tra azione e pulsione (consapevolezza), pulsione e soddisfazione (coscienza).
A Odisseo è necessario un intervallo di tempo di 19 anni per poter impugnare il mitico arco della percezione cognitiva della realtà, così come servono 19 anni per distruggere Troia (l'ego dell'anima sensoriale) e sconfiggere Achille, emblema della consapevolezza di sè accecata dall'ira e dalle passioni.
Occorrono quindi tre stadi di evoluzione, tre intervalli di tempo, affinchè l'anima sensoriale possa evolvere nelle sue potenze: consapevolezza, comprensione e conoscenza corporea, le tre qualità della coscienza sensoriale dell'androgino.
Afrodite, dea dell'Arte alchemica, dona tre mele a Ippomene per aiutarlo a vincere la ninfa Atalanta nella sua folle corsa verso il nulla, la solitudine e la desolazione dei rapporti. Ippomene le dissemina nel percorso per incuriosire e obbligare alla sosta la velocissima ninfa, incapace di riflettere sul significato evolutivo delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti corporei.
Bacco sintetizza l'alchimia dell'anima sensoriale: il calice di vino sospeso allude a un processo di distillazione delle sensazioni corporee, di attesa e riflessione. L'uva, simbolo delle emozioni, cinge la testa, mentre un drappo nero avverte l'osservatore che la Nigredo degli istinti, delle pulsioni e della libido può avvenire attraverso le potenze di Venere e cioè senza rinunciare al piacere delle sensazioni, al godimento delle emozioni e alla trasformazione dei sentimenti corporei in creatività e coscienza.
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25
ago2008
Fondamenti dell'identità spiritualeNatività mistica
scritto da Marta Breuning alle 09:57
[mod] [del]
Vivere è conoscere le donne
Il processo della vita è cognitivo. Vivere è conoscere. La cognizione è "azione incarnata". Materia e mente sono aspetti o dimensioni diverse dello stesso fenomeno della vita. E' questa la teoria di Santiago di Maturana e Varela (Autopoiesi e cognizione, 1985), ma è anche la stessa teoria elaborata cinque secoli fa dagli artisti del Rinascimento alchemico analizzando in forme completamente nuove la dimensione del "sacro" dal punto di vista della "conoscenza incarnata" nel corpo (il Figlio dell'Uomo) e nel cervello (il Figlio di Dio).
Per rinascere "Figli dell'uomo" (Gesù), e cioè consapevoli delle limitazione biosocioculturali e delle potenzialità creative e trascendenti insite nella natura umana, è necessario percorrere un triplice percorso di integrazione alchemica dell' energia femmnile nel 'corpo, nel cuore e nel cervello' maschile. Gli artisti rinascimentali erano ben consapevoli del ruolo iniziatico della Donna. Spesso idealizzandola nel ruolo di Musa (Dante e Beatrice), di Vergine incontaminata (I romanzi cavallereschi) o di Immacolata Concezione (la mistica cristiana), gli artisti, i cavalieri e i mistici compivano un'azione, un rituale e una iniziazione simbolica ai misteri del Femminino.
Strumento di Salvezza
La donna rappresentava il mezzo per diventare pienamente consapevoli della propria natura androgina e quindi diventava "strumento" di rivelazione delle facoltà creative e trascendenti connesse all'esperienza amorosa e artistica, agli ideali del cuore e alla decisione di servire fino alla "morte iniziatica" la Donna interiore.
L'amore per il corpo, la mente e l'intelletto della donna conduce infatti a una diversa configurazione sensoriale che influisce profondamente sugli schemi della percezione, del senso di sè e della coscienza della propria identità umana e spirituale. Dall'incontro amoroso con il corpo della donna l'artista sperimenta la natura emotiva dell'Anima femminile in grado di esprimere e manifestare istintivamente le qualità delle Tre Grazie: Bellezza, Castità e Piacere.
Dall'incontro amoroso con la mente femminile il Cavaliere comprende i valori universali della Coscienza femminile che sono quelli dell'amore e della protezione dei figli, e nel contesto più ampio, quelli della cura e compassione per i malati, i deboli e i bisognosi (gli Ospitalieri sono i cavalieri di Malta). Ma l'aspetto più esoterico è collegato alle esperienze spirituali connesse al completo dispiegamento dell'energia femminile all'interno del tre cuori: il cuore fisico, creativo (il cervelletto) e trascendente (il centro fra le sopracciglia, chiamato bindu dai tantrici).
L'energia femminile è stata rappresentata da Botticelli nella lunga chioma di capelli rossi che partono dalla nuca di Venere e giungono fino al pube. In oriente viene rappresentata dalla Dea Kundalini e raffiguarata nell'immagine di una albero rovesciato, che ha le sue radici nella terra/cervello e i suoi rami fruttiferi nel ventre/aria, simbolo della discesa dell'intelletto nella dimensione materiale; mentre invece il dispiegamento dell'energia mentale femminile fino alla sommità del cervello è raffigurato sia in oriente che in occidente dal simbolo del Caduceo di Hermes attorno a cui si attorcigliano i due serpenti (Ida e Pingala).
L'intelletto femminile
L'intelletto femminile, caratterizzato dall'intreccio di percezione, intuizione, coscienza, comprensione e conoscenza del fondamento biologico e spirituale che struttura la natura umana, svolge un ruolo di contrapposizione a quello maschile, fortemente ancorato a processi di razionalizzazione meccanicistica della materia.
L'intelletto femminile sfugge a qualsiasi regola istituita dalla ragione e dalla logica materialistica. Espandendosi nel cuore fisico dà vita ai sentimenti dell'amicizia, del sacrificio di sè e della compassione. Entrando nel cuore creativo (il cervelletto) dà origine all'istinto creativo dell'anima in grado di generare le opere della coscienza alchemica. Infine raggiungendo la sommità del cervello, l'intuito femminile (Shakti), si congiunge con la personalità priva di ego del ricercatore (Shiva) e genera il nettare della beatitudine della vera conoscenza, quella indispensabile per essere felici sulla terra e rinascere in una nuova consapevolezza di sè (il Gesù Bambino di Betlemme)
La natività mistica di Botticelli
Nella dimensione mistica il ruolo salvifico della Donna interiore (l'anima, la coscienza e l'ntelletto femminili) viene svolto dagli Angeli. Botticelli ne dipinge tre nell'atto di abbracciare, e quindi congiungere, l'intuizione femminile con i tre cuori della mistica alchemica. Entrando nel cuore fisico l'amore femminle (l'angelo verde) stimola i processi cognitivi della comprensione, della compassione e del perdono che caratterizzano il fondamento spirituale di ogni religione. Penetrando nel cuore creativo (l'angelo bianco) l'intuizione femminile purifica la mente subconscia dai desideri repressi e stimola la creatività dell'anima da cui hanno origine l'Arte e la Cultura del Rinascimento alchemico. Raggiungendo nel cervello il centro tra i due emisferi, l'intelletto femminile (l'angelo rosa) produce la riflessione critica, il dubbio, la crisi della coscienza maschile, la fine delle illusioni fondate sulle proiezioni statistiche della scienza e delal razionalità finalizzata agli scopi materiali.
Superata questa prima fase di congiunzione degli opposti, il ricercatore è pronto per avvicinarsi ai misteri iniziatici conenssi alla nascita mistica di Gesù Bambino,figlio dell'Intuito femminile (l'Immacolata Concezione) e di un padre privo di ego (putativo). Alle sua spalle ci sono il bue e l'asino (l'istinto generativo e la pulsione psichica), simboli della matrice biologica dell'energia spirituale.
Alla sinistra del Bambino si avvicinano tre uomini accompagnati da un angelo, metafora dei tre processi di elaborazione cognitiva delle esperienze (le ali nere dell'angelo) in psicologia (verde), filosofia (giallo) e spiritualità (rosso) alchemica. Alla destra invece appaiono i due alchimisti che hanno trasformato le pulsioni (nero) e le passioni (rosso) in consapevelezza, coscienza e conoscenza di sè (l'angelo con le ali rosa).
Rinascere a Betlemme
RInascere a Betlemme è dunque un atto iniziatico che giunge alla fine di un lungo percorso di integrazione dell' energia femminile nella struttura fisica, mentale e cerebrale che sostanziano la Materia fisica-biologica di cui è fatto l'uomo. L'Alchimia non è frutto di una immaginazione priva di coerenza, esperienza e dati di fatto. Le donne sono delle alchimiste naturali e manifestano, tra mille contraddizioni, opposizioni e repressioni,il divenire dell' energia spirituale subconcia in anima, coscienza e intelletto, le tre forme assunte dall'Energia all'interno della Materia psichica-culturale di cui è fatta la donna.
Solo al termine di un reciproco lavoro di integrazione dell'Anima femminile nel corpo maschile e dell'Animus maschile (psicologia, filosofia, spiritualità) nella psiche femminile, è possibile celebrare la nascita dell'Anima Vivente (il Jivatma orientale) da cui può avere origine la Grande Opera di trasformazione dell'identità umana di Gesù (fisica. biologica, psichica e culturale) nell'identità spirituale di Cristo caratterizzata dall'amore, dall'intuizione e dalla conoscenza del cuore (Il Purusha primordiale dei tantrici).
Chi scopre dentro di sè la scintilla divina in grado di infiammare il cuore per amore del corpo, della mente e dell'intelletto della Donna interiore, giunge a un passo dall'illuminazione della mente subconscia, inconscia e iperconscia ( i tre angeli collocati al di sopra della capanna di Betlemme, simbolo del cuore fisco). L'amore, l'intuizione e la conoscenza delle donne hanno il potere di liberare la mente degli uomini dai desideri repressi (specie quelli sessuali), dai desideri nascosti nel cassetto (specie quelli creativi) e dai desideri di diventare importanti per se stessi e la famiglia (specie nei confronti dei figli).
Il Tantra Occidentale è racchiuso in una unica immagine che occulta un disegno, anzi un diagramma, ben preciso. Se si congiungono le linee della capanna con le quattro figure cardine della composizione si scopre la forma dell'Ottuplice sentiero dell'anima formato da due quadrati che si intersecano. Ciò significa che la nascita dell'Anima Vivente determina l'inizio di un percorso di trasformazione delal Mente individuale nella Mente Universale rappresentata dai dodici angeli che danzano nel cielo dorato, metafora di una definitiva illuminazione della Mente (Oro) in Intelletto alchemico (Incenso), l'unico in grado di trasformare i desideri in realtà e di tradurre l'ispirazione trascendente in Amore per la Bellezza fisica e spirituale delle donne e Passione per la creatività artistica e filosofica del "cuore"
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26
ago2008
psicologia della percezionePsicologia della Percezione
scritto da Marta Breuning alle 10:07
[mod] [del]
CARAVAGGIO, Vocazione di San Matteo, 1599
Il dipinto di Caravaggio suscita da almeno un secolo l'interesse di critici, studiosi e filosofi. La scena raffigura Cristo all'interno di un salone poco illuminato, colto nel gesto di indicare in Matteo il discepolo che lo seguirà sulla via della trascendenza. Matteo si trova dalla parte opposta di Cristo. Ha la testa china sulle monete che ha messo sopra il tavolo, mentre i suoi amici, interrogati dall'Apostolo Pietro, assistono alla scena con atteggiamenti fra loro molto diversi. Sono state scritte molte parole di commento a questa rappresentazione che sembra nascondere l'emotività enigmatica di ogni "vocazione", ma nessuna di esse è riuscita ad entrare con lo sguardo all'interno del dipinto per svelare la verità che è lì, davanti ai nostri occhi, appena celata dietro le espressioni eloquenti dei protagonisti.
Lo spettro della percezione
Il dipinto non ha bisogno di sofisticate interpretazioni filosofiche o spirituali per essere compreso. L'intento di Caravaggio è quello di esemplificare in una unica rappresentazione i "sei protagonisti " della percezione alchemica. Gli artisti del Rinascimento consideravano la percezione come uno strumento di conoscenza della realtà, delle verità nascoste nelle immagini e delle verità assolute occultate nelle storie della Bibbia e del Vangelo. La percezione è una realtà dinamica che evolve nel tempo in ogni individuo che dedica tempo ed energia a sviluppare la concentrazione psichica sull' oggetto da osservare, la focalizzazione mentale sulle immagini e la contemplazione delle opere sacre.
Se si affronta l'analisi del dipinto da questo punto di vista diventa facile comprendere il graduale processo di evoluzione della percezione sensoriale (il ragazzo giovane con il cappello piumato), in percezione critica (l'uomo con la barba indica con certezza Matteo) e infine razionale (l'uomo anziano si protende in avanti tenendo gli occhiali davanti a sè). Questi tre personaggi descrivono quindi la prima fase dell'esperienza cognitiva che ha origine da una analisi logica e razionale degli elementi in gioco. Matteo si trova alla fine del processo di espansione della capacità della mente di conoscere la verità tramite la logica, l'analisi, la critica e la razionalità cognitiva.
Matteo incarna l'alchimista che desidera andare oltre il significato delle parole e descrive il punto di svolta che separa la percezione logica (sensoriale, critica e razionale) dalla percezione trans-logica ( cognitiva , intuitiva e spirituale). La vocazione di San Matteo si configura dunque come la scelta di aderire a una nuova forma di conoscenza, non più legata agli schemi del pensiero razionale, ma connessa all'intuizione simbolica, allegorica e trascendente della realtà. Ecco allora che il ragazzo dipinto di spalle con la spada di traverso (simbolo dell'intuizione) e San Pietro (simbolo della percezione cognitiva di chi ha avuto esperienza diretta di Cristo) precedono la realizzazione della Percezione Spirituale di Cristo, metafora di uno stadio evoluto di conoscenza translogica e trascendente.
Di fronte al giovane Matteo, rappresentato come un ragazzo qualunque, vestito alla moda del tempo, Caravaggio dispone le monete, metafora delle qualità dell'anima, delle abilità della mente e dei talenti corporei che ogni individuo deve rivelare dentro di sè con la pratica dell'Arte. Evolvere nella percezione richiede un periodo di apprendistato presso un artista, un maestro dell'arte o un filosofo, un evento piuttosto difficile ai nostri giorni. Eppure il processo di evoluzione della percezione continua imperterrito in Occidente anche in assenza di veri maestri. La visione della realtà è diventata "satellitare", mentre a disponibile per tutti la possibilità di accedere a tutti i livelli di informazione, dai libri a internet.
Percezione, tempo e sincronicità
La conoscenza dei simboli non è fine a se stessa, poichè le trame della realtà sono costellate di episodi che rivelano una continuum spazio- temporale che Jung, riprendendo le esperienze degli alchimisti del seicento, ha descritto nel fenomeno della "sincronicità" degli eventi. Ecco allora che non è un caso che proprio a Matteo giunga l'appello di Cristo di diventare un Apostolo della verità, poichè a ogni livello di conoscenza e percezione conquistata dall'individuo, corrispondono, per simmetria, esperienze e prove che mettono alla prova le condizioni di equilibrio (le iniziazioni). Non viene mai chiesto a un "pollo" di volare, mentre invece è nel Dna dell'aquila aguzzare la vista e contemplare dall'alto una più vasta dimensione dello spazio ben oltre l'orizzonte
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27
ago2008
filosofia della conoscenzaA Scuola da Leonardo: 1. La Realtà è ineffabile
scritto da Marta Breuning alle 13:53
[mod] [del]
27 Agosto 1508. Leonardo sta dipingendo Monna Lisa, ma deve ancora decidere lo sfondo e il sorriso della dama non è stato ancora definito. L'artista è assieme a un allievo che gli prepara i colori. E' il meno dotato e per questo è soprannominato "Ciuchino". L'artista sta lavorando sulla tela, ma improvvisamente l'allievo lo interrompe con una domanda apparentemente banale.
- "Messer Leonardo, si deve giudicare l'opera o l'artista?"
- "A me viene da giudicare l'artista. Per cosa credi che non sopporti il Bonarroti. Non certo per il suo talento, decisamente migliore del mio, ma per il suo modo di vedere le cose. Quel suo modo di vedere la realtà, di interferire con la sua filosofia su ogni questione, mi infastidisce...eppoi, non si può essere filosofi e artisti nello stesso tempo. Non si può pretendere di far parlare la realtà, così come non può far parlare una pietra. Nella realtà tutto è come è e accade come accade. In essa non c'è valore, così come non c'è valore nella pietra fino a che lo scolpello non la ferisce. In essa, come nella realtà, non c'è valore, e se ve ne fosse, non avrebbe valore.
Il tentativo di dare un significato alla realtà è destinato a fallire. Ogni evento, anche il più banale, è frutto di una descrizione. Il mondo che conosciamo è soltanto una descrizione, e noi stessi diventiamo reali quanto più il nostro sforzo autobiografico ci allontana da ciò che ci hanno insegnato a riconoscere come vero, giusto e buono da condividere. Siamo come un
bambino che apprende la realtà da un insegnante - e Leonardo si toccò con un dito la parte sinistra della fronte - che incessantemente gli descrive il mondo, fino al momento in cui il bambino - e Leonardo si toccò il cuore - è capace di percepire il mondo così come gli è stato descritto e inculcato sin dalla nascita."
Ci fu un a lunga pausa di silenzio. Ciuchino
si sforzava di comprendere quel paradosso che gli faceva apparire il mondo come qualcosa di stupido e relativo, caotico e privo di certezze, assurdo e soggettivo.
-"Il Bonarroti continua a indicare con il suo dito arrogante la sua interpretazione del mondo, della realtà e perfino delle Sacre scritture. Ma la realtà, così come la intendo io, non può essere indicata in quanto si trova profondamente al di là del significato e della valutazione soggettivi, sia positivi che negativi. Il mondo reale è fine a se stesso, senza mete e senza scopi, senza futuro né risultato - una danza senz'altro traguardo che il presente, un gioco di corte, un rebus divertente da risolvere, una musica da condividere all'interno di una sala, dove i presenti apprezzano il ritmo e la melodia come valori condivisi. Ineffabile...è la parola giusta. Il mondo reale è vuoto e ineffabile.. come il sorriso di chi sa la verità....ciò non significa che all'interno di questa realtà i concetti, i principi, le regole e i comandamenti spariscano improvvisamente, ma solo che i nostri concetti e le nostre idee non rispecchiano la realtà nella maniera ingenua che crediamo, e non hanno quindi il significato che noi immaginiamo. E per questo che giudico l'artista e il suo modo di vedere la realtà e non la sua opera."
Ciuchino fece spallucce, nel gesto di non seguire più il ragionamento.
" E lo sai come sono giunto a questa conclusione? Ho disegnato su richiesta del Duca la mappa di un luogo dove avrebbe dovuto svolgersi una battaglia. Ho creduto di aver fatto del mio meglio, ma in realtà la mappa si dimostrò fittizia, imprecisa e i cavalieri del Duca si arrestarono sulle pendici di un colle invece che attraversare un fiume. Il mondo ci sembra così come lo immaginiamo all'interno delle cordinate di una mappa entro le quali è possibile percepirlo....tuttavia la mia mappa non ha permesso al duca di vincere la battaglia, ed è questo che conta alla fine."
"Allo stesso modo ci facciamo delle mappe in testa e interpretiamo la realtà secondo quella precisa logica. Ne facciamo tante quante sono le problematiche che dobbiamo risolvere e interiorizzando le varie mappe, sia quelle individuali che quelle sociali, giungiamo al punto di convincerci che il mondo reale sia davvero un insieme di frammenti, alcuni dei quali avrebbero significato in quanto ne indicano altri. E' in questo modo che i criteri sociali di valutazione delle opere diventano a nostra insaputa parte delle nostre percezioni individuali. E allora tutti a osannare il Bonarroti ..."
-" Azzo!"
Leonardo si volse verso l'allievo e lo guardò negli occhi, scorgendovi per la prima volta un barlume di luce. Era peccato dare perle ai porci, ma ai ciuchi forse no.
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28
ago2008
arte alchemicaA Scuola da Leonardo - parte seconda
scritto da Marta Breuning alle 13:13
[mod] [del]
" La Realtà è doppia: visibile e invisibile
28 Agosto 1508.
"Messer Leonardo, diventerò mai un artista?"
Leonardo guardò il suo allievo con aria ironicamente affranta.
"Suvvìa Ciuchino, non tediarmi con queste domande inutili. Tu sei già un artista. Hai lo sguardo del fanciullo e l'animo del poeta...ti manca solo la sensibilità..... dell'ermellino."
Leonardo fece una pausa in attesa di una risposta ovvia, che non venne.
"Ma come. Non ti ricordi della Dama con l'ermellino che ti mostrai qualche anno addietro? Sei pieno di segatura in quella testa.".
"Ah, già...volete dire Messere che non sono sensibile?" Ciuchino stava quasi per piangere.
Leonardò allargò le braccia e il colore del pennello gocciolò per terra.
"Ogni artista filtra il proprio vissuto con un setaccio sempre più fine, come il velo che ho messo in testa alla dama. Poi fissa le emozioni nella memoria e le infila, una dopo l'altra, come sul filo di una collana che diventa sempre più lunga con il tempo e l'esperienza. Ti ricordi la collana di onice della dama?"
Ciuchino assentì in silenzio.
"Ci sono emozioni che partono dal cuore e ci sono emozioni che arrivano alla gola impedendoci quasi di deglutire o di parlare. La collana nera della dama ha questo significato...che non mi dispiacque, per la verità."
Leonardo tacque per un po', perso nelle immagini della memoria.
"E poi, cosa si deve fare?" Ciuchino voleva far parlare il maestro, spesso arido di parole.
"Ogni artista filtra il proprio vissuto e fissa le emozioni nel rosario del proprio cuore, fino a comprendere pienamente il loro significato. Esiste un significato reale legato ai moti dell'animo che ho rappresentato con una fascetta nera che stringe il velo sulla fronte della dama, ed esiste un significato simbolico che rimane immortale, immutabile nel tempo, per sempre vivo nella coscienza. Tale significato è implicito già nel momento della percezione della sensazione. E' un intreccio di fili che cinge la parte inferiore della fronte, a un livello più profondo, più prossimo agli occhi che al cervello superiore."
Dopo ogni pausa Leonardo riprendeva il discorso dall'inizio.
"Ogni artista filtra il proprio vissuto, fissa le emozioni, le interpetra, per quanto possibile, e le riproduce nella sua opera. E' a questo punto che l'artista deve fare i conti con la zona oscura della sua anima. Il volto della dama risplende come quello della mezzaluna illuminata dal sole, mentre la sua nuca è all'ombra, immersa nel buio. L'indice si piega, mentre il medio si allunga sul corpo dell'ermellino."
"C...Cosa significa?" balbettò Ciuchino.
Ma Leonardo era già ricaduto in uno stato di semiincoscienza, di sonno apparente. Poi a occhi chiusi riprese a parlare.
"La coscienza dei moti dell'anima si ripiega in sé, mentre la coscienza dell'ombra avanza, accarezzando il manto dell'ermellino, il più sensibile degli animali, il più vigile e attento, il più pauroso, ma anche il più reattivo alle sensazioni corporee, quelle che avvertono della presenza sottile degli elementi invisibili agli occhi. La sensibilità percettiva è una prerogativa delle donne che sviluppano i sensi dell'anima e percepiscono ciò che è reale con i brividi sulla pelle, la sensazione di chiusura nella bocca dello stomaco e il nodo della gola. Oppure attraverso la sensazione di bruciore che avviene quando la linfa del mento riempie di amarezza un cuore tradito nei sentimenti più profondi."
"Ma Messere, io non sono una donna!!"
A quel punto Leonardo si riprese dal torpore, improvvisamente eccitato dalla battuta.
"Beh, ci sarebbe un modo per farti diventare sensibile come un ermellino...."
"Eh, no...grazie.... - Ciuchino intrecciò istintivamente le mani dietro la schiena, a coprirsi il posteriore - certe esperienze le lascio ad altri. Meglio ciuco che finocchio!".
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29
ago2008
arte alchemicaA Scuola da Leonardo: parte terza
scritto da Marta Breuning alle 09:15
[mod] [del]
3. La realtà invisibile
Firenze, 29 Agosto 1508. Leonardo è nel suo studio. Monna Lisa è quasi terminata. Celestino, l'allievo più istruito, sostituisce Ciuchino che ha ottenuto il permesso di tornare a casa.
"Maestro, Ciuchino mi ha chiesto di chiedervi cosa sia l'Ombra di cui parlavate ieri."
"Non è argomento facile. Ma ti mostrerò un dipinto che realizzai 30 anni fa. Ero stato suggestionato dalle parole di un discepolo di Pletone, uno dei tanti filosofi di Costantinopoli arrivati a Firenze durante il Concilio. Pletone insegnò i principi della filosofia di Platone e Aristotele e fu il primo a spiegare come la natura umana fosse fatta di Luce e di Ombra, di Beatitudine o di Follia....
"Apollo e Dioniso..."
"Sì, le due nature dell'uomo. La natura Apollinea trae linfa vitale dalla luce del sole, ovvero dalla coscienza liberata da ogni tentazione irrazionale, mentre la natura dionisiaca si alimenta da quel fondo scuro e tenebroso, invisibile agli occhi ma non allo spirito, che per metafora viene definità ombra, zona oscura, notte dell'anima, sia dai mistici che l'hanno sperimentata che dai filosofi che hanno provato a descriverla. Da qui l'analogia con la luna e le sue due facce, quella illuminata dal sole e quella che rimane al buio, l'altra faccia dell'anima umana."
E nel dire queste ultime parole Leonardo tirò fuori da una borsa di pelle una tempera a olio su tavola dalle dimensioni ridotte, saranno state due palmi per due palmi.
"Questa donna la dipinsi per me..-.Leonardo la rimirò con emozione.- è la mia prima Dama, quella a cui sono più affezionato. Mi ricorda la mia gioventù e la mia passione per la filosofia, i segreti dell'anima e quelli dell'Alchimia. Eravamo un pò tutti invasati a quel tempo. Trentanni fa non c'era pittore che non si cimentasse in argomenti simili, ma nessuno ha mai descritto, me compreso, cosa fosse l'ombra in tutte le sue molteplici sfacettature...
"Una volta ci insegnaste che la Coscienza evolve in otto fasi, come quelle delle fasi lunari...è così anche per l'ombra, immagino".
"Bravo Celestino. Hai buona memoria. Ma secondo i miei calcoli, suffragati dai filosofi arabi veri esperti in queste dispute, la luce crea con l'ombra un caleidoscopio di figure, di immagini, di simboli e di emblemi che trova compiutezza nella serie dell'otto e si conclude nella sessantaquattresima cifra. Lo scopo della vita è di rimuovere la zona d'ombra, e di rendere visibile ciò che è oscuro dentro di noi."
"Mi sembra che lo scrisse anche Dante...- In mezzo al cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura, che la diritta via era smarrita".
Leonardo lo guardò compiaciuto. Dante era la sua passione segreta. Leggeva e rileggeva le sue opere in continuazione. Il sommo poeta era per lui un vero maestro. " E lo sai perchè Dante dice in mezzo al cammin di nostra vita? Perchè la luna forma con il sole un ciclo invisibile a ritroso che riporta l'anima a congiungersi periodicamente, ogni diciannove anni, con il sole, nel giorno dell'eclissi. Quindi nel secondo ciclo, a 38 anni, l'anima umana incontra la sua Ombra e le tre belve che gli fanno fremere il sangue nei polsi."
"La lupa, la lonza e il leone....cosa significano allora?"
Leonardo non lo ascoltava più. La visione della Dama lo aveva rapito. Un fluido misterioso lo avvolse e lo stordì, come un improvviso getto di acqua spinto nei canali difensivi di un castello, oppure una luce costretta a filtrare attraverso un foro minuscolo praticato su una porta o una parete. Leonardo sentiva la rossa energia descritta da Leonida nei suoi Epigrammi salire verso la testa. Dopo pochi attimi l'artista era immerso in un torpore divino, lucente di sapienza e di conoscenza. Le parole non sembravano più uscire dalla sua bocca, ma dal suo cuore eccitato dall'estasi provocata dal vino di Bacco che sgorgava dalla sua stessa vite. La Dama risplendeva di luce come la luna piena e Leonardo usò parole che non aveva mai pensato, come se provenissero da un luogo futuro.
"La lupa è l'istinto di sopravvivenza e conservazione, è la fame che spinge l'anima a gesti irrazionali, come il furto e l'omicidio. La lonza è la pulsione a sfruttare le debolezze altrui, a cibarsi delle loro disgrazie. Infame e spregevole in tutte le sue intenzioni e azioni. Il leone è la libido di affermarsi nel mondo con ogni mezzo, divorando tutto ciò che ostacola il suo passo. Queste tre belve sono l'essenza dell'ombra che pervade il mondo materiale, sociale e spirituale in cui viviamo. Pletone disse che il Buddha si illuminò sotto le foglie di un banano....la mia anima, la mia Dama, si illumina sotto i rami del ginepro, simbolo dell'ombra che impedisce alla nostra anima di diventare coscienza e di risplendere nella luce di Dio."
"Perchè un ginepro, maestro?"
"Il ginepro non è un banano, ma è un albero che produce bacche in gran quantità. Ho dipinto i suoi rami come fossero una specie di aureola che si dirama dalla nuca della Dama e simboleggia una piena consapevolezza delle innumerevoli sensazioni subconscie che agitano il nostro cuore, tanto numerose quante sono le bacche, e così diramate come lo sono i leggeri steli delle sue foglie appuntite. Poi ho dipinto un lungo scialle nero in quanto simbolo dI una lunga operazione di sintesi delle azioni impulsive in riflessioni e delle emozioni in intuizioni"
"la Nigredo degli alchimisti?"
"Ho tradotto in immagini la nigredo dell'anima, ovvero quel periodo di sperimentazione dell'istinto, delle pulsioni e della libido in cui affrontiamo la zona d'ombra e facciamo esperienza della libido sessuale, sociale e persino intellettuale di voler conoscere la veritù con il solo uso della razionalità algebrica."
"Maestro, avete dipinto due file di otto anelli sul corpetto della dama.- Celestino aveva proteso lo sguardo sul piccolo dipinto per osservarne i particolari - ha a che vedere con le otto fasi lunari?"
Leonardo annuì -"Un filo di Mercurio, simbolo di intelligenza, collega fra loro le fasi di esperienza connesse alla fase di luna crescente e a quella decrescente. Nella fase crescente il cuore e le sue emozioni sono attive, per cui proviamo invidia, rancore, cattiveria e volontà di fare del male, mentre nella fase descrescente proviamo gioia, ilarità, desiderio di piacere e volontà di armonia e di unificazione con il Tutto. E' per questo che Aristotele parla di un intelletto del cuore dall'aspetto duplice, attivo e recettivo. Nel suo aspetto passivo l'anima illumina la compassione, il nous pathetikos, affetto dalle impressioni che riceve dal mondo esterno, nel suo aspetto attivo diventa il nous poietikos, l'ntelligenza che fa tutto e costruisce il mondo dei significati."
"La Dama ha uno sguardo compassionevole, come di chi ha compreso l'alternanza di luce e di ombra che scuote l'animo umano..." - Anche Celestino era stato avvolto dal fluido misterioso sprigionato dal dipinto e diceva parole non filtrate dalla testa.
"E' lo sguardo del Buddha che mi descrisse il discepolo di Pletone. Vi si giunge intrecciando le emozioni provenienti dal cuore e le impressioni provenienti dal mondo esterno. E' questo il segreto dell'intelligenza, di Castore e Polluce, i Dioscuri, che divampa nel petto di ogni iniziato come un fuoco segreto all'interno di un calice di vetro. Ma non divaghiamo. Lo vedi il ruscello dietro la spalla sinistra della dama?
"Sì, è starordinario. Vibra con freschezza e dà una sensazione di pace. "
"Rappresenta il flusso di coscienza che scaturisce dalla mente creativa che il discepolo intreccia nel centro del petto, tra i due seni della Dama. Adesso puoi capire che cos'è l'Ombra, la sua immagine primaria".
Celestino concentrò lo sguardo sul seno della Dama. Il corpetto intrecciato con gli otto anelli si chiudeva su un piccolo bottone. Celestino osservò bene la figura. Gli sembrava famigliare, ma si vergognava anche solo di pensare che il maestro avesse dipinto di proposito la figura stilizzata del sesso femminile...
Leonardo intuì l'imbarazzo dell'allievo.
"Vedo cha hai intuito il senso dell'immagine. L'ombra è la dimensione invisibile della realtà. E' l'origine sia della vita che della coscienza. Senza ombra non ci sarebbe luce, e quindi la creazione.L'ombra è la psichè femminile relegata nel fondo buio e irrazionale della nostra anima, che non osiamo indagare e rivelare a noi stessi. L'ombra è il subconscio che ottenebra il cuore di emozioni violente e che ci spinge a gesti irrazionali, folli e incomprensibili; l'ombra è l'inconscio che influenza sentimenti, decisioni e scelte; l'ombra è la mente non illuminata dalla coscienza dei saggi. Se il sesso femminile è la mente senziente in grado di generare dal nulla l'essere vivente, anche la mente senziente del cuore, illuminata dall'Ottuplice intreccio delle sensazioni con le emozioni, è in grado di generare la Virtù, l'essenza divina della Coscienza umana" - a questo punto Leonardò mostrò a Celestino il retro del dipinto su cui spiccava a grandi lettere un cartiglio -
"Virtutem forma decorat" - lesse Celestino - "la Bellezza orna la virtù "
"E le Virtù ornano la Bellezza dell'anima" - concluse Leonardo indicando a Celestino i riccioli di capelli intorno al tondo viso della Dama -. "Adesso che hai compreso il significato originario dell'Ombra, ne puoi avere una diretta esperienza, perchè è la comprensione del cuore che dischiude le porte dell'esperienza iniziatica e non viceversa, come molti pensano."
E fu così che Celestino illuminò la mente all'ombra di un ginepro. Non era ancora un Buddha, ma lo sarebbe diventato. Leonardo ne era certo. Alle spalle della Dama aveva dipinto un albero maestoso, simbolo universale della filosofia spirituale universale. "E' l'albero dei filosofi..-pensò tra sè e Sè-..l'ho dipinto trentanni fa, ma solo ora ho compreso il suo valore simbolico"
Compiaciuto della sua scoperta, Leonardo richiuse il dipinto nella borsa di pelle e, consapevole del suo potere, non lo mostrò più a nessuno che non avesse, come Celestino, il cuore infiammato d'amore per il corpo, la mente e lo spirito della Donna interiore.
"
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30
ago2008
arte alchemicaIl Magnificat: inno alla Vergine
scritto da Marta Breuning alle 09:19
[mod] [del]
Verso la fine del Quattrocento la ricerca e la pratica spirituale presero due diversi orientamenti tra loro convergenti: la filosofia ermetica e l'arte alchemica. Entrambe prendevano spunto dallo studio dei testi antichi, sacri e profani, e tentavano, in forme diverse, di sintetizzare i processi di trasformazione della "Prima Materia" (istinti, pulsioni e libido) in una nuova forma di conoscenza dell'identità umana e spirituale. Il fenomeno può essere paragonato a ciò che avvenne cinque secoli dopo con la nascita della psicoanalisi e l'avvento dell'Arte Moderna.
La prassi filosofica che originò dall'Accademia fiorentina voluta da Cosimo De Medici e presieduta da Ficino, si tradusse in una nuova scienza sacra, fondata sulla memorizzazione di concetti spirituali in immagini geometriche, fortemente caratterizzate dall'uso di triangoli, quadrati e cerchi sovrapposti. La capacità della mente umana di sintetizzare contenuti complessi in simboli sempre più difficili da comprendere per i non iniziati, venne portata alle estreme conseguenze da Pico della Mirandola e Giordano Bruno.
Sul versante artistico si verificò parallelamente uno sviluppo in chiave iconografica dei temi spirituali trattati nell'Accadedemia fiorentina. Le ricerche di Botticelli, Leonardo e Michelangelo sfociarono in una nuova e conplessa visione della vicenda sacra, in particolare del ruolo salvifico della Madonna e del significato iniziatico racchiuso nella figura del Bambino Gesù.
Il Manifesto dell'Arte Alchemica
Sandro Botticelli realizza nel 1481 il Manifesto dell'Arte Alchemica, ovvero l'arte di rappresentare per emblemi, metafore ed allegorie un significatico dispiegamento di simboli capaci di risvegliare l'interesse, la curiosità e l'anelito dell'anima di evolvere nella conoscenza della verità laica, scevra da ogni contaminazione religiosa, dogmatica e superstiziosa.
Il "Magnificat" è un inno musicale alla grandezza dell'Anima del realizzato, del maestro spirituale che porta a compimento la conoscenza dei quattro processi di trasformazione della "Materia" in Amore, Coscienza, Conoscenza e Perfezione. Nel linguaggio alchemico i tre stadi di trasformazione della Materia (corpo, mente e psiche) vennero definite nigredine, rubedine e albedine e corrispondavano a processi di purificazione della libido sessuale (l'angelo vestito di nero), trasmutazione della mente (l'angelo vestito di rosso) e trasformazione della coscienza sensoriale in coscienza razionale e spirituale (i due angeli vestiti di bianco).
Per portare a compimento la realizzazione dei primi due stadi l'iniziato doveva trascorrere un periodo di istruzione all'alchimia artistica (l'angelo vestito di giallo), fase che corrispondeva allo stadio dello Iosis o citrinas trascorso dal discepolo nella "bottega" del Maestro. In un periodo di nove anni l'allievo doveva realizzare una radicale trasformazione della materia corporea (istinti, pulsioni e libido) nella consapevolezza dell'anima e trasmutare la mente (subconscia, inconscia e iperconscia) in comprensione della presenza dell'Ombra in ogni aspetto della natura umana. L'emergere della coscienza razionale cognitiva e intuitiva corrispondeva allo stadio di illuminazione della mente realizzata dal Buddha. A questo punto dell'Opera l'allievo era diventato un vero artista e iniziava ad elaborare autonomamente la propria opera, filosofica ed estetica
descrizione
"La Madonna, simbolo dell'anima creativa del Maestro, si appresta a insegnare l'arte della trasformazione interiore ai tre apprendisti che le sono di fronte. I colori delle loro tuniche indicano il triplice stadio di "annerimento" degli istinti corporei (Nigredo), di "arrossamento" delle pulsioni psichiche (Rubedo) e di rivelazione della libido mentale e intellettuale occultata nelle parole e nelle immagini (albedo). Tutto ciò può avvenire se l'apprendista entra nel "corpo mentale" del Maestro (Aura Apprehensio) ed inizia la fase di "ingiallimento" (iosis o xantosis) della materia cerebrale.
Alle spalle della Madonna due angeli vestiti di bianco, simbolo della rinascita della coscienza umana e spirituale, posano la corona della Perfezione sul capo dell'alchimista che conclude la metamorfosi dell'anima razionale (la Vergine) nell'anima razionale intuitiva e creativa (la Madonna).
Il rinascente "senso di Sè", rappresentata dal Bambino Gesù, può iniziare così a comporre ed eseguire la Musica del Magnificat, metafora della consapevolezza, comprensione e conoscenza del Sè e della capacità di tradurre in opere il processo di trasformazione dell'ego (l'inchiostro dentro il calamaio) in amore, creatività, conoscenza e coscienza universale.
Le mani del Bambino (il Sè creativo) sono intrecciate con quelle della Madre, metafora del legame indissolubile che lega l'opera creativa con l'energia, l'anima, la mente, l'animus, lo spiritus e l'intellectus "illuminati" dal Magistero alchemico"
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31
ago2008
filosofia della conoscenzaIl Gioco di Leonardo: Le tre Dame
scritto da Marta Breuning alle 12:57
[mod] [del]
Le tre Dame dipinte da Leonardo rappresentano tre stadi diversi di percezione (Cecilia), coscienza (Ginevra) e comprensione della realtà (Lucrezia). Per gli alchimisti la Realtà è unica, pura, incontaminata, ma rimane inaccessibile, nascosta e occultata da un velo di illusione (maya). Per rimuovere il velo è necessario affinare i nostri sensi, ripulire gli occhiali della mente e studiare il significato dei simboli che costellano la realtà visibile e invisibile.
Per l'alchimia ci sono tre vie (i tre marga) per raggiungere l'illuminazione dei sensi, della mente e della coscienza. Secondo la Bhagavad - gita questi tre cammini sono di solito designati col nome yoga, cioè karma-yoga, la disciplina dell'azione, Jnana - yoga, l'unione mediante la conoscenza e bhakti-yoga, la salvezza tramite l'amore.
L'alchimia occidentale del XVI secolo giunge alle stesse conclusioni formulando la teoria dei tre fuochi, dei tre forni (athanor) e della triplice composizione della Materia (solfo, mercurio e sale). Non meno dell'Oriente la via occidentale prende atto dell'esistenza di una alchimia naturale alimentata dal "fuoco delle nostre cucine", riferendosi al rapporto "chimico" che si instaura all'interno di un rapporto di coppia (l'Athanor domestico).
E' proprio l'irrompere della "libido femminile" ( la soror mystica) all'interno della struttura sociale medioevale a cambiare progressivamente i connotati all'alchimia religiosa e a minare dalle fondamenta i principi sacri cementati dalla morale cattolica. Non diversamente da ciò che avviene nel Tantra yoga, l'alchimia della prima materia (istinti, pulsioni e libido) deve essere fatta in coppia. In questo contesto emerge il senso spirituale di ogni relazione umana, il senso mondano delle affinità e dei legami karmici e il senso concreto della sensibilità androgina che spinse gli alchimisti più dotati di fantasia a immaginare Gesù sposo di Maddalena.
Le tre donne di Leonardo rappresentano uno stadio evoluto di sensibilità psichica e consapevolezza razionale in rapporto alla Realtà, così come viene percepita dai sensi. Quando l'io stabilisce un rapporto stabile con la Realtà e diviene consapevole dei limiti connessi alla percezione, alla comprensione e alla conoscenza di ciò che vede, intuisce e pensa, diventa un "individuo" e accede agli aspetti universali e archetipici dell'anima vivente (Jiva).
Chi sceglie la via del Tantra e si lascia deliberatamente "cucinare" dall'ego, dalla razionalità e dall'immaginazione maschile, oppure dall'anima psichica, dalla mente subconscia e dalla fantasia femminile, e pratica consapevolmente la "cancellazione" della senso della personalità (ahamkara), inizia suo malgrado a praticare l'Arte alchemica, la Via Opposta all'Alchimia.
L'alchimia di coppia avviene anche (e soprattutto) attraverso la pratica dell'Arte. Al cospetto della tela gli aspetti tecnici, formali e i contenuti razionali (maschili) si confrontano con gli aspetti sensibili, estetici e archetipici (femminili), dando vita a una concreta alchimia cerebrale in grado di sublimare la libido sessuale in fantasia e immaginazione, la creatività in coscienza delle immagini simboliche generate dal "riflesso" della mente e la consapevolezza sensoriale in effettiva conoscenza della realtà.
Esiste un sentiero artistico di trasformazione della Materia descritto come la Via femminile alla trascendenza, (la via del cuore e della mano sinistra/emisfero destro) per cui è possibile definire tre vie di trascendenza:
la disciplina della percezione (l'Arte Alchemica), l'unione mediante la conoscenza della mente (la Filosofia alchemica), e la salvezza tramite l'amore per l'arte simbolica (la spiritualità alchemica).
La via occidentale all'illuminazione dei sensi, della mente e della coscienza degli archetipi che modellano la Realtà passa attraverso la pratica (la via dell'Azione) e la conoscenza dell'Arte (la Via della Percezione).
In fondo il Don Juan di Castaneda ha insegnato proprio questo: un vero guerriero opera tramite
l'azione della percezione ed è egli stesso
percezione in azione. E' questo il senso del Sè testimone, cioè dell'individuo che osserva la Realtà da una finestra con il volto illuminato dalla coscienza degli archetipi (il sole sorge a est). Ciò è possibile se si sciolgono i sei nodi del "cuore" ( i nastri che decorano il vestito della Belle Ferronnière), metafora delle limitazioni che impediscono all'anima di contemplare il proprio destino.
Caravaggio fu uno dei pochi a praticare e conoscere l'arte alchemica fino alla morte e a sciogliere il nodo del karma (personalità), il nodo dell'ego (identità), il nodo dell'anima psichica (attaccamento), il nodo della mente (razionalizzazione), il nodo dei sensi (gratificazione) e il nodo dell'unione con ciò che lo teneva vincolato al mondo della materia (il sigillo che Lucrezia porta sulla fronte).
Al termine di questo processo di discriminazione tra ciò che è Reale da ciò che non lo è (la riga centrale tra i capelli), l'alchimista illumina il sorriso ineffabile dei saggi (Monna Lisa) e comprende che la Realtà non esiste in sé per sé, ma è un gioco della coscienza archetipale universale
"Esistono tanti archetipi quante sono le tipiche situazioni della vita. L'infinita ripetizione ha scolpito tali esperienze nella nostra struttura psichica, ma non come immagini riempite di contenuto, ma, inizialmente, solo come forme prive di contenuto, le quali rappresentano semplicemente delle possibilità di percezione e di azione. Quando si verifica una situazione che corrisponde ad un dato archetipo, quell'archetipo viene attivato.." (Jung).
Jung ha affermato una verità unidirezionale. Per gli alchimisti infatti il fenomeno si compie anche nell'altra direzione. E' la comprensione degli archetipi presenti nella luce del sole (la coscienza dell'individuo)
che attiva la realizzazione di una data situazione. E'questo il principio divinatorio dei tarocchi, per cui la comprensione percettiva degli archetipi stimolata dalla disposizione casuale delle lame, permette il riconoscimento anticipato di una situazione che sta maturando le sue conseguenze secondo un proprio karma. Ma è anche il principio delle iniziazioni spirituali per cui è la comprensione dei simboli presenti nelle sacre scritture che permette all'anima individuale di accedere alla conoscenza dell'Anima universale (Akasha), dove operano incessantemenete i giochi della coscienza vissuti dalle Grandi Anime del passato (artisti, filosofi, saggi, illuminati, realizzati). Ognuno poi attrae presso di sé quello che è più conforme alla propria situazione esistenziale.
Ciò spiega il rinnovato fenomeno delle stimmate francescane sulle mani e sui piedi (padre Pio)
e spiega perché Caravaggio dipinse l'angelo Uriele (la Coscienza discriminante) nell'atto di sostenere la testa di San Francesco nel momento in cui "rimuove" il velo di illusioni provocato dalla mistica cristiana. (il santo è dipinto privo delle stimmate)
.
La Realtà visibile e invisibile è permeata dall'Inconscio collettivo a cui associa poi l'inconscio dell'anima individuale che decide di seguire la via del Dharma. Il Dharma occidentale ha origine dalle solite, millenarie domande: Chi sono?, Dove stai andando? Cosa puoi scrivere o dipingere adesso?
Quando le domande rimangono senza risposta è giunto il tempo dell'esperienza e dell'azione. Quando le domande ottengono una risposta è allora giunto il tempo della riflessione e della percezione. Esiste un tempo per tutto. E Tutto esiste nello stesso Tempo.
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giovedì 16 aprile 2009
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